Michele Salvemini non è sempre stato Caparezza. Per la precisione, non ha nemmeno sempre avuto la barba folta e i capelli “crespi come cipressi”, da cui trae il suo nome d’arte. Negli anni ‘90 esordisce come MikiMix e pubblica due album che restano fuori dalle classifiche e hanno uno scarso successo di pubblico e di critica. È simbolica la definizione che Caparezza dà di quel personaggio, ora a lui tanto lontano e che anche ai fan appare irriconoscibile:

“Egli fu Mikimix, cantante insignificante, dal cui autodisgusto nacque il sé stesso odierno”.

Dire che Michele Salvemini abbia due alter ego – MikiMix e Caparezza – forse sarebbe eccessivo: di certo il secondo nasce proprio dal disprezzo verso il primo, è un capovolgimento totale di quello che Michele è stato verso il Michele che tutti conosciamo. Così come Caparezza è critico, pungente e non teme di dire la sua opinione anche su argomenti scottanti, MikiMix è banale e cerca in tutti i modi di entrare nel mondo della musica nei modi più tradizionali.

L’esordio televisivo di Michele è in un programma televisivo di Videomusic, Segnali di fumo, condotto con Paola Maugeri. Il principale obiettivo di MikiMix era quello di entrare al Festival di Sanremo. Il primo tentativo lo compie nel 1995, dopo aver esordito al Festival di Castrocaro. Il brano che presenta è Succede solo nei film, ma non riesce ad entrare tra i concorrenti di Sanremo. L’anno dopo, invece, con Donne con le minigonne è ammesso alla sezione “Nuove Proposte” del Sanremo 1997. E’ rimasta grottescamente famosa la sua esibizione con E la notte se ne va, un brano che sembra una ninnananna pop.

I primi due album di Michele, sotto il nome di MikiMix, sono Tengo duro (1996) e La mia buona stella (1997). Le canzoni sono senza dubbio troppo commerciali, prive di quella pregnanza musicale e testuale che caratterizzerà Caparezza. Con il ritorno a Barletta, Michele si fa crescere la barba e i capelli e prende nome Caparezza. Da quel momento la sua carriera subisce una svolta straordinaria. Il primo album di questa nuova fase è ?!. Il passato come MikiMix, però, non viene del tutto dimenticato: Prisoner 709, canzone che dà il titolo all’ultimo album, è un riferimento alla sua prima fase. Se contiamo gli album come MikiMix, Prisoner 709 è il nono album: togliendoli, sarebbe il settimo.

I testi di MikiMix contengono già in nuce quella che sarà l’ironia di Caparezza, ma tale ironia non ha come obiettivo una critica della società e per questo rimane piuttosto sterile. Ad esempio, in Donne in minigonne la seconda strofa recita:

Popolo di donne in minigonna fatevi valere,
portate alta la bandiera del vostro sedere,
abolite lo stupido duello
tra chi vi giudica per il culo e che per il cervello

L’intero brano gira intorno all’apprezzamento verso la minigonna, un argomento banale se paragonato a quelli che saranno poi trattati da Caparezza. Alcuni esempi sono la critica verso la violenza, il legame tra psicoterapiarap (Forever Jung) e la magia della poesia (China town). Si potrebbero citare tantissimi altri temi, ma questi bastano per far capire l’abisso che intercorre tra i due pseudonimi di Michele. La crescita musicale e personale del rapper di Barletta è tra le più eccezionali del panorama musicale italiano.

Ciò che si può dedurre ripercorrendo la strada di Michele, da MikiMix a Caparezza, è che anche dal peggiore degli esordi si può arrivare a grandissimi risultati. Caparezza non ha mai smesso di sorprendere i suoi fan con album sempre innovativi, critici, geniali nella loro eccezionalità. Come MikiMix ha cercato in ogni modo di entrare nel mondo della musica seguendo le vie tipiche per farlo, così Caparezza ha preferito stare “fuori dal tunnel” e mostrarsi per quello che Michele davvero era. Il giudizio più calzante sulla sua evoluzione ce lo dà proprio Caparezza, nel brano Abiura di me:

Vado ad un livello successivo, dove dare vita a ciò che scrivo
Sono paranoico ed ossessivo fino all’abiura di me

 


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