Linee nette, forme semplici ed il diffuso utilizzo del colore bianco e del legno sono principi comuni agli interni scandinavi quanto a quelli giapponesi. Pur essendo patrie di culture opposte, le similitudini tra le due tradizioni di design sono innegabili. Oltre ad una serie di elementi formali ricorrenti da ambo le parti, ciò che accomuna il design dell’estremo Oriente e quello dell’estremo Nord è anche la filosofia applicata al processo di creazione. 

“Bisognerebbe lavorare per cose che siano semplici, fatte bene e senza fronzoli; ma che siano comunque in armonia con l’essere umano.”

Le parole del finlandese Alvar Aalto illustrano chiaramente la ricerca di elementi essenziali ed eleganti ispirata alle correnti novecentesche del minimalismo e del funzionalismo, che puntavano all’eliminazione del superfluo in modo che la funzione essenziale dell’oggetto potesse emergere. Ed è un postulato che si ritrova chiaramente in Giappone come in Scandinavia.

Nonostante l’obiettivo comune, tra le due correnti esistono anche molte divergenze, causa delle tradizioni con cui si mescola l’approccio al design. Il design nordico è molto giovane, datato solo primo Novecento. Tuttavia sono numerosi gli oggetti, tra vasi e lampade, già divenuti icona del design. Invece, tutta la produzione pre-ventesimo secolo non ha lasciato lo stesso segno.

Dall’altra parte lo stile giapponese vanta una tradizione molto più antica e consolidata nei secoli. Se in Scandinavia prevalgono stanze ariose e luminose e muri bianchi accompagnati da qualche dettaglio in legno di quercia, cuoio o canapa, gli interni giapponesi si distinguono per muri scorrevoli, carta di riso, tavoli bassi ed un’organizzazione flessibile e multifunzionale dello spazio.

 

Nonostante ciò, i più numerosi punti d’intersezione tra il due stili hanno permesso lo sviluppo di un movimento a cavallo tra i due mondi, che prende in prestito il meglio di entrambi: Japandi. Questo trend è un connubio tra due esperienze simili ma comunque in grado di influenzarsi a vicenda e che fonde lo stile scandinavo con la semplicità giapponese.

Osservando le linee quasi barocche ed i colori scuri preferiti dai designer scandinavi prima del Novecento, viene spontaneo chiedersi come lo stile nordico si sia evoluto in ciò che è oggi e come possa essere così simile a quello giapponese.

Ma la nascita del design scandinavo moderno e la sua somiglianza con lo stile giapponese non sono affatto un mistero.

Difatti, il gusto scandinavo per la semplicità che ora lo rende inconfondibile ha iniziato a prendere piede nel 1850, quando il Giappone, fino ad allora sigillato nei confronti del mercato Occidentale, ha iniziato ad aprirsi verso l’Ovest. L’arte ed il gusto giapponesi, diametralmente opposti ai dogmi cui gli Europei erano abituati dai tempi Greco-Romani e così esotici, hanno suscitato forte interesse nei giovani creativi europei, dando vita ad una vera e propria ondata di Japonisme che ha rivoluzionato la produzione creativa di tutti i settori.

Il Japonisme ebbe grandissimo successo in Scandinavia, in particolare perché le due regioni avevano in comune un’abbondanza di alberi, cosa che aveva reso sia gli artigiani Giapponesi che quelli scandinavi eccellenti lavoratori del legno. Gli scandinavi rimasero affascinati dalla maniera giapponese di trattare il legno… E il resto è storia.

Pertanto, le similitudini tra i due si possono considerare causa di un processo che dall’imitazione è sfociato in collaborazione. L’influenza della creatività giapponese ha radicalmente sconvolto la maniera nordica di concepire il design e non può che considerarsi un interessante prodotto dell’interazione tra culture diverse, causata dall’abbandono dell’isolazionismo e dall’inizio della globalizzazione.