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17 luglio 2018

INTERVISTE IMPOSSIBILI VOLUME 2: JACK KEROUAC E PULL MY DAISY

INTERVISTE IMPOSSIBILI VOLUME 2: JACK KEROUAC E PULL MY DAISY

Jack Kerouac è sicuramente uno degli scrittori americani più importanti della sua generazione. Ci ha regalato libri come On the Road, Maggie Cassady e I vagabondi del Dharma. Ma non solo, egli ha saputo ridefinire un’intera generazione di scrittori, rendendoli consapevoli della loro stessa esistenza e del ruolo svolto all’interno della società.

Insieme a Robert Frank, nel 1959, ha girato un film: Pull my Daisy, nel quale recitano tutti i suoi amici, primo tra gli altri Allen Ginsberg.

Nel film vengono rappresentati momenti di vita degli autori, i quali si raccontano in un lungo flusso di coscienza che ci trasporta all’interno di quella poesia che è la vita.

Ma sentiamolo raccontato da Jack Kerouac.

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(frame da YouTube)

Jack, posso chiamarla così? Come si sente oggi?

Guardi, oggi è una splendida giornata, non se ne vedevano dal ’43 di giornate così (esagerato, ndr). Ho bevuto un caffè con mia moglie, siamo stati un po’ in giro per negozi e ora andremo tutti insieme alla City Light, che ne dice?

Si, va bene, ma come si sente?

Oh, scusi. Alla grande direi! Non vivevo momenti così dal viaggio sulla grande strada, sa, quando si ha la mente libera da ogni pensiero. Non capisco nemmeno io cosa mi abbia preso ma mi sento come rinato, come se fossi un bambino piccolo. È un periodo incredibile della mia vita, sa? L’altro giorno ho anche rivisto Edie qui nella City e abbiamo parlato a lungo. Le ho promesso che la porto a Parigi.

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(the Recording)

Come mai parla cosi? Sembra quasi che abbia vissuto un periodo buio, anche se nelle scorse interviste o in televisione non sembra cosi triste.

Non sempre l’uomo si mostra per quello che è realmente. Spesso, infatti, ci nascondiamo dietro un dito anche quando dobbiamo ritirare i soldi in banca o comprare un francobollo. Non è semplice, sa, vivere da outsiders, vivere sulla strada o aver fatto parte di un mondo in rivoluzione. La guerra è finita, siamo ancora in Vietnam e non capisco come mai uno debba essere felice.

A proposito del servizio militare: come si sentì nel 1943, quando la rispedirono a casa pochi giorni dopo l’inizio dell’addestramento?

È stato uno dei momenti meno belli della mia vita, mi sentivo un fallito. O, per meglio dire, non mi sentivo capito. Pensavo di non valere niente ma non mi ero accorto che, molto semplicemente, una mente in corsa come la mia non può seguire le regole. Venni etichettato come pazzoide. In ogni caso, un giro in nave lo feci. Liverpool è bellissima! Poco dopo il mio ritorno riconquistai Edie, questo mi rese felice. Eravamo, e in parte siamo ancora, una grande famiglia.

Lei si definisce un beat?

No, è una definizione data dai giornali per definire il nostro stile di scrittura, per dare un nome al nostro movimento letterario. È anche un modo per darci un nome e farci riconoscere dai posteri, se così si può dire.

Tra qualche giorno (11 novembre 1959, ndr), uscirà un film di Frank e Leslie, di cui lei ha scritto i testi, cosa ne pensa? 

Sono molto felice perché il film mette in luce il nostro modo di vivere, rendendoci protagonisti assoluti. Dura poco, quindi risulterà non essere troppo tedioso. È importante riuscire ad entrare nel mondo e nella testa di una persona per capirne la sua letteratura. Senza di questo non si potrebbe andare avanti.

In pratica è una sorta di testimonianza della vostra esistenza?

Esattamente, senza di questo saremmo dimenticati. Era il maggior timore di Jhon Keats prima di morire. Pensi se non avesse pubblicato nulla, pensi se avesse lasciato tutto ai propri diari! Ahi noi.

Grazie, la lascio ai suoi taccuini, se no andiamo avanti per ore.

Buona serata e buona Strada.

FONTI

Il Mereghetti. Dizionario dei film 2017

 

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