Era il 2013 quando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo veniva proiettato l’ormai celeberrimo Frozen, vincitore di ben due premi Oscar come miglior film d’animazione e miglior canzone. Se da una parte la pellicola è riuscita ad ottenere un successo economico strabiliante, dall’altra la critica si è presto spaccata in due, tra chi l’ha trovato un film magico e ben riuscito, e chi invece ne ha sottolineato limiti e mancanze. Nonostante le incerte prese di posizione da parte del pubblico, forse l’amore provato dai più piccoli nei confronti dei protagonisti del lungometraggio o, più probabilmente, il profumo delle montagne di soldi facili arrivato alle narici dell’onnipotente e incontrastabile casa di produzione Disney, spingono alla realizzazione del “cortometraggio” spin-off intitolato Frozen: le avventure di Olaf. Ebbene, discutiamone insieme.

La premessa necessaria è che ai bambini, molto probabilmente, piacerà. Anzi, anche se forse il pupazzo di neve Olaf non ha le carte in regola per trasformarsi in un fenomeno di massa come è accaduto per i piccoli Minions, certamente non ha sparato a salve la propria cartuccia, assicurandosi un posto perpetuo nei cuori dei più giovanissimi. Le belle animazioni, le facce buffe, il tema natalizio, i regali, la neve, i dolci… tutto è stato studiato ad hoc per costruire un prodotto capacissimo di attirare e farsi amare. Forse.

Alcune righe sopra, ho ritenuto opportuno inserire tra virgolette la parola “cortometraggio”, questo perché suddetta pellicola conta una durata di ben ventuno minuti; non contenta Disney, colta in pieno delirio di onnipotenza, ha preso l’ardita scelta di proiettare le avventure di Olaf subito prima dell’inizio di Coco, l’ultimissimo film d’animazione targato Pixar. La decisione è immediatamente diventata impopolare (chi abbia voglia di ridere leggendo qualche critica, apra il link contenuto nelle fonti), tanto da obbligare la cancellazione del cortometraggio nelle sale cinematografiche americane.

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Ciò nonostante, non è l’eccessiva durata il vero problema della pellicola che, sebbene sia sicuramente capace di far sorridere i più piccoli (in questa sede, sto parlando di una fascia di età che non supera gli otto anni), per tutti gli spettatori che non rientrano nel ristrettissimo target cui ha mirato Disney, la visione sarà letteralmente un lungo, lento ed estenuante trascinarsi verso il patibolo. Le avventure di Olaf è un lavoro che non può dare assolutamente niente ad un pubblico non dico certo adulto, ma anche solo “cresciuto”; in mezzo a dei momenti comici che non funzionano, dei cliché tremendamente fastidiosi, una morale finale scontata e stucchevole, dei personaggi davvero irritanti (particolarmente Olaf, insopportabile fin dal primo minuto), non si può che cercare di spegnere il cervello e aspettare con ansia l’inizio di Coco. Oppure, si può entrare in sala con ventun minuti di ritardo. A voi la scelta.