07:50 am
23 giugno 2018

Disturbi mentali e altri sintomi nelle canzoni dei Muse

Disturbi mentali e altri sintomi nelle canzoni dei Muse

In ambito psichiatrico e psicologico, le malattie mentali sono tali quando debilitano il soggetto nella sfera comportamentale, relazionale e cognitiva tanto da indurre una sofferenza personale, ma anche sociale, a chi ne è affetto.

È insolito parlare di questo tema nel mondo musicale, anche perchè se non si è direttamente coinvolti o non si vivono sulla propria pelle questo tipo di esperienza è difficile descriverne gli aspetti e dunque è difficile metterne in musica gli effetti. Ci sono molti esempi nel campo musicale nei quali si affronta quest’argomento e in molti casi gli artisti in questione erano soggetti a qualche disturbo che li segnò a vita, artisti come Ian Curtis dei Joy Division o Syd Barrett dei Pink Floyd.

Ma si può parlare anche di questo delicato tema in modo indiretto, senza essere coinvolti direttamente. E’ il caso dei Muse. La band Alternative Rock britannica composta da Matthew Bellamy, chitarra e voce nonchè frontman della band, Chris Wolstenholme al basso e Dominic Howard alla batteria, nella sua lunga e pluripremiata carriera, attraverso i propri lavori affronta diversi temi come la guerra, l’universo, scenari distopici, utopici e apocalittici, la vita, la religione e la politica, ma in alcune canzoni si tratta proprio il tema dei disturbi mentali e della personalità. I soggetti in questione sono affetti da forme di dipendenza, disturbi della personalità o da disturbi più gravi, quali la schizofrenia.

Frame da Stockholm Syndrome

Si parla di Sindrome di Stoccolma in Stockholm Syndrome, dell’album Absolution del 2003. Tale sindrome si manifesta in situazioni violente e di maltrattamento sulla persona, causandone un amore o sentimenti positivi nei confronti dell’aggressore, fino alla sottomissione totale alle sue volontà. In questa canzone, Bellamy dà voce al carnefice e ne descrive il suo punto di vista, sadico e malato a sua volta, anche attraverso la sua chitarra dal suono graffiante e distorto, ma  inserendo note di amore e devozione verso la sua vittima nel momento in cui la sta lasciando, come se a sua volta ne fosse dipendente da essa e come se grazie a lei sia riuscito a fare ciò che ha fatto, seppur qualcosa di tremendo.

Il videoclip della canzone è girato con una telecamera termica, come nel film Predator del 1987, in cui l’alieno utilizzava questa particolare visione per cacciare le sue vittime.

Frame da Hysteria

Un’altra canzone che riguarda un disordine specifico che può affliggere una persona è Hysteria, singolo estratto dalla stesso album. L’isteria non è altro che un disturbo nevrotico molto intenso e violento, che si manifesta con sintomi somatici e/o psichici. La particolarità di questa canzone è il giro di basso di Wolstenholme, dal suono elettronico. Inizia e non termina fino alla conclusione della canzone, divenendo indipendente all’interno della canzone. La chitarra di Bellamy incarna l’aspetto antisociale del tema trattato, non sempre presente, ma che, qualora compaia, ne cambia completamente l’aspetto. Mentre il testo descrive a pieno la situazione negativa e senza un’apparente via d’uscita che il soggetto sta vivendo.

Frame da Psycho

Psycho è una canzone che tratta la psicosi in generale, ovvero un’alterazione della percezione della realtà, assenza di quella che viene comunemente definita insight (ossia la comprensione improvvisa e immediata che permette di risolvere problemi in tempi rapidi, in poche parole intuizione) e alternata a disturbi del pensiero che si manifestano attraverso deliri e allucinazioni. Viene descritta attraverso ritmi essenziali e riff semplici ma efficaci, inserita nell’album Drones del 2015, ed è un chiaro riferimento al film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket, che descrive come l’esercito ti possa portare all’esaurimento nervoso se non ad altre situazioni ben più critiche. Già nel 1999 veniva eseguito il riff di questi canzone nei concerti dei Muse, inoltre in riferimento al film, sono presenti dialoghi tra sergente e soldati, seguiti anche da marce eseguiti da Dominic Howard alla batteria, per rendere più chiaro l’effetto militaresco che viene data alla canzone.

Frame da Madness

Infine i Muse ci parlano anche di “pazzia” a livello generale con la canzone Madness, inserita nell’album The 2nd Law del 2012. La cosiddetta pazzia equivale ad un disturbo psichico o mentale che colpisce una persona tanto da rendere problematica la sua vita quotidiana e sociale e da provocargli sofferenze personali. Ovviamente si dirama in vari tipi di problemi, come abbiamo visto in precedenza, a seconda dei sintomi che si manifestano e della gravità della patologia.

La canzone è come se fosse l’opposto del tema trattato, tranquilla e cantata con voce chiara e pacata. Si rifà molto allo stile tipico dei Depeche Mode, per l’utilizzo in tutta la canzone dell’elettronica e di una batteria sostituita da una drum machine, e dei Queen, per la presenza dei cori che seguono la voce principale di Matthew Bellamy. Il testo invece sembra descrivere il momento esatto in cui l’individuo inizia  a manifestare difficoltà nel distinguere la realtà dalla finzione, muovendosi dai ricordi che appartengono al soggetto in questione, per poi proseguire e sfociare nella sua totale alienazione.

La canzone termina definendo l’amore provato dal soggetto verso l’amata come pazzia, un po’ come Orlando nell’Orlando Furioso di Ludivico Ariosto, in cui l’amore per Angelica si trasformò in follia dopo aver saputo dell’unione della donna con Medoro. Quest’ultima canzone ovviamente oltre al tema della pazzia, tratta anche il tema dell’amore, come si è evinto precedentemente, anche perchè, per concludere,

La vita è un gioco della Follia in cui il cuore ha sempre ragione (Erasmo da Rotterdam in Elogio Della Follia)

Se manifestate qualche sintomo descritto in precedenza, si prega di consultare il medico e affidarvi al Dr. Muse per un analisi più dettagliata e specifica.

 


 

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