11:37 pm
18 agosto 2018

Smartworking: Lo Sbuffo intervista Smartplace!

Smartworking: Lo Sbuffo intervista Smartplace!

Un luogo caldo, accogliente, dal bel design per lavorare e studiare con un servizio WiFi gratuito ed efficiente? Ci pensa Smartplace, una start-up tutta italiana che viene incontro a studenti e freelance (ma non solo) che utilizzano il computer per studiare e lavorare e cercano un luogo tranquillo e silenzioso per poterlo fare in santa pace. Abbiamo intervistato Riccardo Suardi che ha risposto alle nostre domande, spiegando a noi e a voi la sua idea!

Qual è l’obiettivo e quando è nato questo progetto?

L’obiettivo di Smartplace è aiutare tutte le persone che lavorano o studiano fuori casa. Durante i miei studi universitari a Milano, lavoravo come freelance. Ho sempre cercato dei posti differenti dalla solita casa, ricercati ed accoglienti, dove poter passare del tempo senza dover spendere soldi extra per abbonamenti in spazi di coworking.Ogni volta che li trovavo, li aggiungevo poi a una semplice mappa su Google creata da me. A fine 2016 ho deciso di condividere quella stessa mappa online, con chiunque ne avesse bisogno.

Riconoscete degli ostacoli, difficoltà o perplessità che si possono riscontrare nei possibili utenti di questa community? Se si, quali? E come pensate di far fronte a queste prime difficoltà?

Non so se chiamarle propriamente “difficoltà”. Penso che semplicemente dovremo rendere più consapevoli i lavoratori Italiani dei vantaggi dello smart working o lavoro da remoto. Instaurare questo concetto in una cultura come la nostra sarà un punto su cui lavoreremo con eventi sia per i lavoratori freelance e dipendenti e sia nelle università, con le quali siamo già in contatto.

Quali invece i vantaggi che ritenete assolutamente realizzabili?

Dare la possibilità a chiunque di poter lavorare alle proprie idee senza dover spendere grosse cifre per coworking, uffici o postazioni di lavoro. All’inizio l’unica cosa che serve è un posto accogliente, un computer e tanta voglia di fare.

Spazio digitale e luogo fisico: un incontro-scontro, una sfida tanto per una start-up fondata sul digitale quanto per lo smartworking in generale. Come conciliare con successo i due poli, producendo soluzioni di business vantaggiose sia per il digitale sia per “l’impresa agile”?

Lo scopo del digitale dovrebbe essere quello di favorire l’incontro. Almeno questo è quello che vogliamo noi con Smartplace. Inizialmente la possibilità di trovare degli smartplace vicino casa sarà il primo passo per uscire, conoscere persone e parlare delle proprie idee o condividere progetti.

Abbiamo notato che citate la collaborazione anche con interior designer, per rendere il luogo di lavoro comodo e accogliente. In che modo, però, stabilite le caratteristiche dell’ambiente? La necessità di Wi-Fi costante è evidente, ma per quanto riguarda il rumore?  In che modo riuscite ad unire comfort e comodità?

Sì, per noi il design è un fattore importante. Venendo da un accademia di belle arti, ed essendo tutti noi appassionati di design in tutte le sue forme, riteniamo l’ambiente un punto importante per la produttività e la serenità nel lavoro. Le caratteristiche che noi cerchiamo in un locale sono semplici: un buon wifi, dei prodotti di qualità e un design ricercato ed accogliente. Per questi due ultimi fattori non esistono delle valutazioni oggettive, quindi utilizzeremo le recensioni dei nostri utenti, in maniera leggermente diversa dal solito. La migliore sorpresa che ho avuto fino ad ora è che quando si parla di Smartplace e facciamo vedere le foto di un locale già selezionato, appena la persona ci suggerisce un locale dal sito (e presto dall’applicazione) al 100% lo riteniamo anche noi uno Smartplace. Questo significa che la gente capisce a pieno i locali che stiamo cercando.

La start-up offre informazioni riguardo locali adeguati a trovare il giusto “clima” per studiare o lavorare, ma come si può assicurare tranquillità e professionalità per gli utenti?

Entrare all’interno di uno Smartplace assicura questo: un clima per studiare o lavorare. Ognuno di noi avrà poi preferenze ed esigenze diverse, per questo ogni locale mostra i suoi servizi e le sue recensioni riguardo i diversi elementi.

Sempre più aziende stanno promuovendo lo smartworking. Per quale motivo secondo voi si sta diffondendo tale abitudine?

Probabilmente per due motivi: il primo è che ormai, per moltissimi lavori, l’unica cosa fisica indispensabile è un computer. Quindi si può praticamente lavorare ovunque, sotto un ombrellone, su una barca a vela oppure in uno smartplace. Secondo perché è un vantaggio per tutti. Le aziende abbattono notevolmente le spese degli spazi e i costi di gestione. I lavoratori invece hanno la possibilità di gestire al meglio la propria vita: ognuno di noi è differente e il classico “9-18” non è poi così entusiasmante.

Partite dal presupposto che lo smartworking sia sia una prospettiva auspicabile. È così, o ritenete invece che, al di là di vantaggi e svantaggi sia il il futuro prossimo del lavoro?

Più che futuro prossimo possiamo dire che ormai è il presente, o cosi pensiamo che dovrebbe essere. Ci teniamo a precisare che lo smartworking non dovrebbe essere l’unica cosa da fare, anzi, dovrebbe essere una delle diverse possibilità consigliate. Responsabilizza le persone e migliora il loro stato d’animo. Noi nel nostro piccolo vogliamo accelerare questo passaggio dal “sempre in ufficio” a “puoi lavorare dove vuoi”.

Offrite la possibilità di collaborare come Local Hunter. In cosa consiste esattamente e quali opportunità offre?

Tutti possono fare parte di Smartplace, nessuno escluso. Noi partiamo dalla città di Milano, ma chiunque conosca un locale “alla Starbucks” nella loro città che non è ancora all’interno di Smartplace, può condividerlo. Questo è quello che farà un Local Hunter (o Smart Hunter, ancora da decidere). Stiamo pensando a un programma che premia proprio queste persone con sconti, inviti ad eventi esclusivi e molto altro. Non solo, addirittura offriamo loro la possibilità di lavorare con noi diventando responsabile Smartplace di quella città.

In un periodo orientato sempre più alla “robotizzazione” del lavoro, in cui gli operai di fabbrica vengono sostituiti con macchine più veloci dello sforzo umano, quanto questo cambiamento del mercato lavorativo impatterà sullo smartworking? Quest’ultimo è volto alla creazione di nuovi posti di lavoro?

Le macchine non sostituiranno mai l’uomo in cose che solo l’uomo può fare. Partendo da questo presupposto dobbiamo solamente lavorare tanto su noi stessi, sulle relazioni, sulle capacità personali e interpersonali. Lo smartworking aiuta la condivisione, e dalla condivisione nascono progetti. Quindi sì, sicuramente qualcosa può succedere.

Lo smartworking come trasformerà il luogo di lavoro nel futuro? E in questo panorama siti come Smartplace possono essere gli apripista per un futuro “ufficio diffuso”?

Possiamo dire che lo smartworking sta già trasformando il lavoro. Noi, insieme a moltissimi altri progetti, possiamo aiutare le persone a comprendere questo termine e accoglierlo in tutte le realtà lavorative e non.

Può apparire in verità come una deresponsabilizzazione del datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti, qualunque sia la forma di contratto. Come nel vostro caso, la ricerca del luogo di lavoro più ottimale (è possibilmente economica) sta al lavoratore, il quale inoltre si trova sprovvisto di copertura assicurativa. Qual è quindi il vantaggio per il lavoratore?

Assolutamente no. Il datore di lavoro che permette al proprio dipendente di lavorare in remoto mostra molta lungimiranza e modernità. Non solo, si fida delle persone che lavorano per lui, li responsabilizza e non li controlla 8 ore ogni giorno. Riguardo al lavoratore, non dovrà cercare un luogo adatto, perché glie lo consigliamo noi. Riguardo l’assicurazione invece, starà alle aziende aggiornare i loro piani assicurativi tutelando i propri dipendenti. Ovviamente tutto questo riguarda solamente i lavoratori dipendenti.

Secondo voi questo fenomeno si espanderà anche nelle province delle grandi città e nelle cittadine di medie-piccole dimensioni?

Questo è quello a cui puntiamo. Partiremo dalle grandi città per una semplice questione di ottimizzazione delle attività di marketing e per un maggior pubblico in target, ma ovunque ci sono Smartplace, e non tutti vogliono lavorare nelle grosse città.

Imprese come Arnold Coffee o Starbucks in arrivo a breve a Milano che offrono un luogo accogliente con servizi di Wi-Fi e bar per studiare e lavorare o l’alternativa all’italiana di Illy possono rappresentare una concorrenza?

Assolutamente no, anzi, con alcune di queste catene siamo già in contatto per inserirle all’interno del progetto. Noi diamo alle persone la possibilità di prenotare un posto per i momenti di lavoro o studio, assicurando sconti e postazioni speciali. Appena aprirà Starbucks poi, sarà sempre pieno, quindi, finché non sarà uno Smartplace, non conviene andarci 😉

Si parla sempre di più delle potenzialità della Rete per le startup, ma, se si considerano i milioni di siti che popolano il Web, sono pochi quelli che sono riusciti a diventare vere e proprie imprese capaci di attrarre investimenti e generare profitti: qual è il segreto per trasformare un sito in una startup di successo?

Una startup non è un sito. Molti pensano che sia il sito il successo di un progetto. In realtà il sito è solamente un mezzo, come un’app, un ristorante, o un negozio di scarpe. Il “segreto” è lavorare meglio di chiunque altro, imparare dagli errori, fare le notti sveglio per migliorare il proprio prodotto e raccontare al meglio l’obiettivo del progetto. A volte mi viene detto “Ci sono già moltissime app, perché ne fai una anche tu?”. E io rispondo sempre “Perché Smartplace è molto più di una semplice app”.

Siete soddisfatti del vostro lavoro fatto fino ad oggi?

Sì, anche se nel 2018 faremo un cambio di marcia. Si sono aggiunte delle figure importanti che daranno una bella spinta e io, essendo a tempo pieno sul progetto, posso concentrarmi molto meglio.

Quale sarebbe il vostro obiettivo più grande che vorreste raggiungere?

Ad ora quello che la parola “smartplace” entrasse nel vocabolario delle persone. Far passare il concetto di libertà, condivisione e qualità, tutto in questa parola.

Qual è stata invece la vostra soddisfazione più grande finora?

Che quando spieghiamo il progetto, la gente ci dice che è proprio una bella idea e che non vedono l’ora di provarla.

FONTI

Intervista
Smartplace 

CREDITS

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