09:57 am
19 luglio 2018

Il caso Balthus

Il caso Balthus

Dopo una visita al Metropolitan Museum of Art (“The Met”), la signora Mia Merrill, capo delle risorse umane per una società finanziaria di Manhattan, ha deciso di lanciare una petizione contro l’opera Thérèse Dreaming, datata 1938, del pittore francese Balthasar Kłossowski de Rola, più comunemente noto come Balthus.

La signora sostiene di essere rimasta scioccata per avere visto questo quadro appeso in una delle più grandi istituzioni museali del paese, in quanto, a suo parere, il lavoro sarebbe “apertamente pedofilo”.

Il dipinto mostra una giovane, che secondo le fonti potrebbe avere all’incirca tra i dodici e i tredici anni, seduta su una sedia di vimini. Ha le gambe leggermente aperte (nulla a che vedere con L’origine du monde di Courbet), di cui una sollevata, per cui lascia intravedere le cosce e la biancheria intima.

Un attento osservatore

Contro l’esposizione di questo quadro all’interno del Met la signora Merrill ha già raccolto più di 11.500 firme. Il museo rimane però fermo nella sua decisione di non rimuovere il quadro dell’artista francese.

Il caso è divenuto noto e giornalisti, personalità nel mondo della cultura e moltissime altre voci hanno già speso fiumi di parole per schierarsi da una o dall’altra parte della barricata.

Ci sarebbe da chiedersi come mai, solo ora, è stato sollevato questo gran polverone, quando il quadro incriminato di Balthus è esposto al Met da anni. E come mai una petizione del genere ha avuto un rimbombo così importante. Si può dunque supporre che Thérèse Dreaming non sia che una scusa per discutere di una problematica di più ampio respiro, la punta di un iceberg di cui soltanto ora si comincia ad intravedere la vastità.

Con una coincidenza sorprendente infatti, nello stesso periodo in cui la signora Merrill a New York lanciava la sua petizione, l’azienda dei trasporti londinese si è rifiutata di esporre nelle metropolitane della capitale i cartelloni pubblicitari per la mostra di Egon Schiele, che si terrà a Vienna al Leopold Museum in occasione del centenario della morte dell’artista austriaco, in quanto hanno ritenuto inadatto mostrare dei nudi artistici all’interno di uno spazio pubblico.

Le rappresentazioni di Schiele alla metropolitana di Londra

In molti si sono domandati se il mondo occidentale non stia per essere colpito, o lo sia già stato, da una nuova ondata oscurantista, forse anche più pericolosa e controversa di quelle precedenti. Se infatti, in passato, la censura era applicata dalle grandi istituzioni, principalmente dallo Stato e dalla Chiesa, oggi l’iniziativa proviene dal basso, dal privato cittadino che, offeso o turbato, si fa portavoce della propria istanza e, raccolto un certo consenso, si appella alla censura e pretende di essere soddisfatto, convinto della sua ragione.

Il problema è che le “giuste cause” al mondo sono tantissime: la lotta contro il razzismo, il diritto all’omosessualità, la battaglia contro al bullismo, contro la pedofilia, contro il femminicidio e così via. Tutte sono degne e giuste: si deve dunque rimuovere tutti i dipinti che offendono la sensibilità di uno di questi gruppi? L’elenco sarebbe molto lungo. Si pensi alla suffragetta che nel 1914 sfregiò la Venere Rokeby di Velázquez, bisogna dunque togliere dai musei tutte le Veneri per non andare a ferire la sensibilità delle femministe? O ancora, dovremmo levare tutti i capolavori in cui una persona nera è raffigurata in una posizione di sottomissione rispetto ad un bianco? C’è da chiedersi se dopo una simile purga rimarrebbe qualcosa nei musei, a parte qualche quadro a carattere decorativo.

L’arte può avere censura?

Se il Met avesse accettato di rimuovere l’opera in questione, avrebbe creato un pericoloso “precedente” e chissà quante altre petizioni sarebbero potute giungere, per un motivo o per l’altro, contro i capolavori esposti.

La signora sostiene che “il quadro sia pedofilo”. Ma c’era veramente stata un’intenzione pedofila nell’artista? Balthus dichiarò più volte che non c’era intento pornografico nel suo lavoro, ma che la sua intenzione era quella di mostrare l’esistenza della sessualità fin dall’età infantile. Si ricordi che proprio qualche anno prima Freud aveva scientificamente dimostrato l’esistenza di una sessualità propria del bambino.

Bisogna infine porsi la seguente domanda: anche se l’artista avesse avuto idee pedofile e il quadro mostrasse un simile pensiero, perché censurarlo? Le immagini sono potenti, certo, così come lo sono le parole, ma come disse il filosofo John Locke più di tre secoli fa:

“mettere la museruola a un uomo per timore che divulghi l’eresia o la sedizione non ha più fondamento che temere che un uomo faccia violenza se le sue mani fossero libere”.

Il timore della Mirrell è che alcuni uomini guardando Thérèse Dreaming possano essere indotti a questa violenza. Forse la signora non considera però l’uomo “adulto intellettualmente” e capace di un pensiero ed una morale propria. Non è certo un dipinto simile ad indurre un uomo alla pedofilia, come altrettanto non sarebbe la sua rimozione ad impedire questo genere di violenza.


FONTI
Thepetitionsite

Telegraph

Tortarolo, Edoardo: L’invenzione della libertà di stampa. Censura e scrittori nel Settecento, Carocci editore, Urbino 2011.

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