01:41 pm
21 settembre 2018

Rosso, bianco o rosé? Un bicchiere di blu, grazie.

Rosso, bianco o rosé? Un bicchiere di blu, grazie.

Tutto cambia, tutto si innova e rinnova. Se pensate che anche il mondo del vino fosse ormai pietrificato in tradizioni di profumi, colori e sapori, eravate in errore: ecco a voi Gik Live, la prima azienda vinicola che lancia sul mercato un nuovo prodotto e, sicuramente, un nuovo guanto di sfida, affidandosi ad una particolarissima tipologia di vino. Bollicine? Barrique? No e no: la nuova parola d’ordine è blu.

Ebbene sì, l’azienda enologica spagnola ha iniziato nel 2016 la produzione di un vino blu elettrico, che ha confuso e conquistato il mercato. In realtà, sarebbe più corretto parlare di start up, considerato anche il fatto che il team Gik non riesca a definirsi “imprenditore”. Infatti, in piena era 2.0, Gik nasce grazie all’unione di giovani Millennials (con la collaborazione dell’Università Basca ed una squadra di ricerca culinaria) che non hanno una vera e propria formazione vinicola, ma sono artisti, informatici, creativi e designer senza orari o uffici fisici, che prendono le decisioni più importanti in modo “orizzontale”.  Non a caso il nome richiama, foneticamente, la parola inglese “geek”, la quale indica una persona con dirompente entusiasmo per un certo interesse, particolarmente di ambito tecnologico-digitale. Come si definiscono, nel loro manifesto? In modo semplice, diretto, e con un immancabile hashtag:

Gik rappresenta il lato innovativo della vita, perché è così che siamo. Crediamo nella ribellione creativa, costruiamo cose nuove, creiamo un punto di rottura con il passato e creiamo il nostro futuro. Non avremo mai un ufficio fisso: Internet e la nostra casella e-mail sono diventati il nostro ufficio reale. Siamo Gik, e cambieremo il mondo. #GikLive

Arriviamo al dunque: blu, blu, blu! Come ci sono riusciti? Per non parlare della preoccupazione di tutti: quali sostanze chimiche sono presenti?

Gik ha scelto uve con caratteristiche cromatiche e di gusto eterogenee, provenienti da vigneti del sud della Francia e di differenti aree della Spagna, principalmente La Rioja, Zaragoza e Courthèzon, a loro volta selezionati in base allo spirito delle persone che vi lavorano e alla loro natura innovativa. L’intenso colore blu è anche simbolico, poiché rappresenta il movimento, l’innovazione e l’infinito, ed è spesso associato all’idea dello scorrere e del cambiamento. Il team Gik ha quindi realizzato il colore cui tanto anelavano grazie ad un processo di pigmentazione che si è rivelato essere – rullo di tamburi – totalmente naturale. Questo perché è creata una base da un mix di uve bianche e rosse a cui vengono aggiunti due pigmenti completamente organici, innocui per l’organismo: le antocianine (contenute nella buccia degli acini) e l’indigo blu. Il risultato è un vino dalla colorazione peculiare, tra l’indaco e il blu elettrico. La start up promette un gusto dolce e di facile accesso a tutti i palati.

I responsi non sono mancati: gli esperti lo definiscono un vino limpido, trasparente e con diversi riflessi luminosi; all’olfatto si presenta di media intensità, con richiami fruttati di mirtillo, mora, pesca e litchi; per quanto riguarda il gusto ha un grado alcolico modesto (11.5%), è dolce, rinfrescante e con un buon equilibrio. Alcuni lo paragonano ad un moscato, altri ad un cocktail, tuttavia su un aspetto si è concordi all’unanimità: è perfetto per i social, specialmente per Instagram. Ha conquistato una fascia d’età tra i 24 ed i 35 anni, tanto che in poco più di un anno sono state vendute più di 120.000 bottiglie ed è disponibile in 25 paesi.

Non è tutto oro (blu) quel che luccica, però, poiché questo vino fuori dagli schemi si è attirato rabbie e rancori dagli enofili più conservatori. All’inizio il Ministero dell’Agricoltura spagnolo ha multato Gik per “violazioni delle norme che disciplinano il settore enologico”, in quanto, secondo la vigente normativa, il blu non è compreso tra le colorazioni accettabili dei vini. Il team Gik non ha esitato a ribattere, mettendo in vendita un prodotto praticamente identico che fosse 99% vino e 1% mosto e non rientrando, dunque, nella definizione di vino in senso stretto, e ha inaugurato una petizione dal tag #FreedomofColor.

Forse non sarà composto da imprenditori, ma Gik Live non ha paura di giocare d’astuzia: e il vino blu è stato portato in salvo.

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