16 dicembre 2018

Van Gogh e la sua raccolta epistolare

Van Gogh e la sua raccolta epistolare

Van Gogh scrisse 921 lettere, indirizzate per lo più all’amato fratello Theo. Attraverso la raccolta e la lettura di queste si può ripercorrere la vita dell’artista. Vincent ricevette un’educazione rigida e calvinista, tipica dei Paesi Bassi, a sedici anni lasciò la scuola e nel 1872 si ritrovò a lavorare per lo stesso mercante d’arte di cui era dipendente anche suo fratello.

Tra le lettere del 1873 si ritrova tutta l’ammirazione di Vincent per le stampe inglesi (si era trasferito a Londra in quell’anno): ‘’l’artista è a suo agio’’ perché può rappresentare soggetti realistici e nella maggior parte delle opere viene espresso il dolore degli operai delle fabbriche inglesi.
Vincent torna a studiare la Bibbia e sente il bisogno di aiutare i più bisognosi, torna in Olanda decidendo di fare il missionario nelle miniere belga. L’artista ricorda questa esperienza come un qualcosa di terribile: le condizioni di vita dei miniatori sono terrificanti. La sofferenza lo porterà a lasciare questo mondo ma i miniatori e gli operi londinesi saranno tra i suoi primi soggetti artistici. Tornato il Olanda il nostro protagonista si innamora della cugina ma il non essere corrisposto lo porta vicino alla depressione. Ancora una volta Van Gogh sente il bisogno di allontanarsi e raggiunge il cuore artistico dell’Olanda: l’Aia. Il giovane Vincent si sposta in campagna per poter dipingere i contadini e godere la tranquillità che per molto tempo continuerà a cercare invano.

Raccolta epistolare di Van Gogh lettere al fratello

La solitudine lo vince e Vincent torna a casa dei genitori dove si sente un elemento di fastidio (‘’un cagnaccio bagnato’’) ed inizia a concentrarsi sulla figura dei tessitori per i disegni a penna. Tra ”i tessitori (che) cercano l’armonia”, Van Gogh è ora affascinato dal colore. In una lettera del 1885 Vincent scrive: ‘’sto lavorando ancora a questi contadini intorno ad un piatto di patate’’ ma l’amico Van Rappard lo critica perché ”maltratta l’arte”. Le restanti lettere dell’anno parlano della morte del padre mentre nel 1886 Van Gogh è a Parigi nel momento in cui l’impressionismo sta lasciando posto alla nuova ricerca.

Vincent è affascinato dai novanta autoritratti di Rembrandt che ‘’si dipinge come un vecchio rugoso’’, ’ma (lui) sogna e il pennello inizia a dipingere il ritratto a memoria nell’espressione più triste’’. Nel periodo in cui le stampe giapponesi invadono il mercato d’arte Van Gogh, oltre ad ammirarle, ne prende spunto ed i suoi dipinti sono chiari e colorati perché intuisce che ‘’il pittore del futuro è un colorista’’.

Vincent si lascia assuefare dall’assenzio e la sua salute cagionevole ne risente: vuole tranquillità e per questo, nel 1888, raggiunge la Provenza (Arles) dove i ‘’tramonti arancioni fanno sembrare la campagna quasi blu’’. L’artista inizia a soffrire di bipolarità forse inconsciamente ed invita a vivere con lui l’amico Gauguin. Mentre l’arte di Van Gogh si caratterizza per la rappresentazione immediata della realtà, Gauguin lavora sulla memoria. La convivenza porta ad una sfida artistica particolarmente produttiva (vedi Il Seminatore) ma anche ad incomprensioni: Vincent beve molto alcool e Gauguin confida: ‘’mi sento del tutto disorientato, tutto è piccolo e malvagio’’. L’incomprensibilità tra i due porta al celebre taglio all’orecchio dell’artista olandese e nell’isolamento all’ospedale di Arles Vincent riconosce che ‘’quando uno ha la pazzia non può fermarla più’’.

Van Gogh

Il più grande nemico dell’artista è la solitudine, accompagnata dall’insonnia e nel 1889, insieme a Theo, decide di spostarsi al ricovero di  Saint Remy. Vincent continua a dipingere ma scrive: ‘’nella mia mente non è rimasto nessun desiderio e speranza’’ e ‘’ho visto l’immagine della morte: l’umanità è come il grano che viene raccolto’’. Molti quadri vengono spediti al fratello che risponde: ‘’quanto stai sfidando te stesso’’ alla ricezione de La notte stellata.
Nella solitudine che lo assale, Vincent scrive: ‘’con il tempo tutto cambierà’’ ma nell’ultima lettera scritta a Theo confessa che ‘’solo mentre dipingo mi sento vivo, mi sento un fallimento, penso di dover accettare questo destino che non cambierà mai più’’ e da lì a quattro giorni si spara nel campo di grano. Gli ultimi momenti di vita li passa con al fianco il fratello che morirà di sifilide sei mesi dopo.

 

Se vuoi leggere dell’arte successiva a Van Gogh qui il link


FONTI
Wikipedia

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