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17 gennaio 2018

HISTORY MEN #1: Gaio Giulio Cesare, dalla nascita al primo consolato

HISTORY MEN #1: Gaio Giulio Cesare, dalla nascita al primo consolato
Statua di Giulio Cesare, Roma

Gaio Giulio Cesare nacque il 13 luglio del 100 a.C. da un’antica e nobile famiglia che poteva vantare l’appartenenza al patriziato romano, ossia quella dei Giuli. Tale famiglia si tramandava discendesse da Iulo, figlio di Enea, il quale, secondo quanto racconta il mito, a sua volta era figlio della dea Venere. Nonostante il suo alto lignaggio e la proposta di collaborazione, respinta, che gli rivolse il dittatore Silla, il nuovo astro della politica romana si era lanciato in politica optando per lo schieramento della parte popolare, raccogliendo in questo modo l’eredità di Gaio Mario, suo parente in quanto marito della zia Giulia.

Nell’anno 86 a.C. Gaio Mario morì; l’anno seguente a morire fu il padre di Cesare, Gaio Giulio Cesare il Vecchio. La scomparsa del padre permise al giovane di ripudiare Cossuzia, sua promessa sposa. La volontà di Cesare era quella di sposare Cornelia, figlia di Cinna, importante luogotenente di Gaio Mario. Questo gesto irritò tremendamente il dittatore Silla, il quale intimò a Cesare di ripudiare la sua sposa, poiché figlia di uno dei capipartito democratici. Il diniego di Cesare comportò la sua condanna a morte pronunciata dal dittatore; tale pena venne però mutata e resa più blanda in virtù dell’intervento di alcuni amici comuni grazie ai quali a Cesare toccò “solo” un esilio.

Temendo per la propria vita, l’astro nascente della famiglia dei Giuli abbandonò l’Urbe, ritirandosi prima in Sabinia e in seguito partendo per il servizio militare in Asia, in qualità di legato del pretore Marco Minucio Termo. In Oriente entrò in strettissima intimità con Nicomede IV, re della Bitinia, luogo dove sostò per quasi due anni.

Dopo numerose vicende che lo videro anche ostaggio di pirati, in seguito alla morte di Silla, avvenuta nel 78 a.C., Cesare fece ritorno a Roma. L’inizio del suo cursus honorum risale però solo al 69 a.C., poiché in quell’anno  venne nominato questore. La sua ascesa fu molto rapida: nel 65 a.C. egli venne eletto edile e nel 63a.C. venne nominato pontefice massimo.

Dopo la morte della moglie Cornelia nel 68 a.C. Cesare sposò Pompea, nipote di Silla; tuttavia nel 62 a.C. Publio Clodio Pulcro, amante della nuova consorte di Cesare, si introdusse nella dimora dei coniugi, dove la stessa Pompea stava preparando le celebrazioni per la festa di Bona Dea. Scoperto mentre era travestito da ancella, Clodio venne processato per lo scandalo e Pompea venne ripudiata dal marito.

Lo scandalo familiare non compromise la sua ascesa: nel 61 a.C. venne eletto pretore e fu governatore della provincia della Spagna ulteriore, dove condusse alcune operazioni militari molto fortunate. In virtù delle sue vittorie, il senato romano gli concesse il trionfo una volta tornato a Roma. Cesare fu costretto però a rinunciarvi, poiché, per celebrare il trionfo, avrebbe dovuto mantenere le sue vesti di militare e restare fuori dalla città di Roma: il condottiero, che era diventato anche propretore, chiese al senato di candidarsi al consolato in absentia, attraverso i suoi legati. Catone l’Uticense fece però in modo che la proposta di Cesare venisse respinta. Posto di fronte a questa scelta estremamente ardua per la sua carriera futura, preferì salire il gradino successivo del cursus e candidarsi come console, ruolo che ricoprirà nel 59 a.C insieme a Marco Calpurnio Bibulo.

Per l’elezione al consolato, Cesare poté contare sull’alleanza strategica stretta con due tra i maggiori capi politici dell’epoca: Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo Magno. Questo accordo, che aveva i connotati di un accordo tra privati, fu successivamente chiamato dagli storici primo triumvirato. In questo accordo tra i tre uomini, ciascuno dei contraenti aveva un ruolo complementare a quello degli altri due: Crasso era l’uomo più ricco di Roma ed era un esponente di rilievo della classe dei cavalieri; Pompeo era invece il generale con più successi alle spalle. Il rapporto tra questi due uomini non era dei migliori, ma Cesare seppe fare da collante. Pompeo avrebbe dovuto sostenere la candidatura al consolato di Cesare, mentre Crasso l’avrebbe dovuta finanziare. In cambio di questo aiuto, Cesare avrebbe aiutato i veterani di Pompeo ad ottenere delle terre; contemporaneamente, come voleva Crasso, fu ridotto di un terzo il canone d’appalto delle imposte della provincia d’Asia. Nel frattempo i legami con Pompeo erano stati stretti attraverso il matrimonio con Giulia, figlia di Cesare e Cornelia.


FONTI

Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Laterza, 1999.

CREDITS

Copertina

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