05:11 am
17 gennaio 2018

Bene o male purché se ne parli. Il trash in pubblicità

Bene o male purché se ne parli. Il trash in pubblicità

Ci sediamo sul divano, accendiamo la tv e dopo alcuni secondi ci ritroviamo a dire: “Ma veramente? Ma hanno fatto davvero questa pubblicità?” seguono poi smorfie e espressioni di dolore di vario genere.

Le pubblicità e i programmi televisivi trash sono sempre esistiti ma negli ultimi anni sembrano avere fatto un salto in avanti in quanto a qualità e quantità. In ordine di tempo, l’ultima pubblicità degna di nota, anche se non propriamente trash, è stata quella proposta da Conad per le vacanze natalizie del 2017, nel quale una puerpera da alla luce il proprio bambino nel retrobottega di un supermercato mentre fuoricampo una voce calda e rassicurante afferma che: “nessun uomo è un’isola e neanche un supermercato lo è”.

Ci serviva veramente questa pubblicità? La narrazione è bella, segue un filo logico interessante ed è sicuramente più innovativa dei tradizionali spot natalizi, uguali da anni, come le decorazioni che ogni anno portiamo giù dalle soffitte, ma, ancora, ci serviva davvero?

«Mamma, mamma, vorrei una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e golosità» serve aggiungere altro? Questa pubblicità, rilasciata in più capitoli nella seconda parte del 2017 è stato il fulcro di una immensa e del tutto ingiustificata polemica. Questo spot è stata una vera manna dal cielo per i creatori di meme italiani e ha acceso i social network.

La slitta di Babbo Natale ci ha regalato un’altra perla pubblicitaria, quella di Pandora. Di fronte ai cartelloni «Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?» le reazioni sono state molteplici, divertite, infuriate, sconsolate, indifferenti e sono servite anche in questo caso a fornire molto materiale ai memers.

Questi sono soltanto tre dei moltissimi esempi che si potrebbero dare parlando di pubblicità. Resta da esplorare l’universo pubblicitario online. Il mondo di internet è probabilmente il più grande produttore di contenuti trash nella storia dell’uomo. Oltre alla pubblicità vera e propria internet e i social network sono pieni di immagini e video trash o volgari. Senza contare il problema delle pubblicità nascoste nei post e nelle immagini pubblicate sui social da influencer o da personaggi famosi.

Le pubblicità trash, con ogni probabilità, ci saranno sempre, ma perché ci coinvolgono così tanto? Perché delle pubblicità, certamente discutibili, generano un clamore così forte a livello mediatico? Giornali, tg, Twitter e Facebook in pochi minuti si riempiono di commenti e immediatamente le parti in causa si gettano in trincea per difendere i propri paladini.

Può una campagna pubblicitaria un po’ azzardata portare dei benefici in termini di visibilità? L’espressione “Bene o male purché se ne parli” quanto ha di vero?

L’invito ai produttori e agli art director è uno solo: prima di produrre uno spot pensateci!

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