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18 ottobre 2018

L’arte rubata dai Nazisti: il caso Adele Bloch-Bauer

L’arte rubata dai Nazisti: il caso Adele Bloch-Bauer

Appena sentiamo nominare l’artista austriaco Gustav Klimt, la nostra mente ci porta ai suoi bellissimi quadri, come la Giuditta I e la Giuditta II, ma soprattutto allo splendido ritratto di Adele Bloch-Bauer.

Adele Bloch-Bauer, assieme al marito Ferdinand, fu una delle più importanti mecenati di artisti austriaci all’inizio del ‘900; fu musa ispiratrice e modella di alcuni dei quadri più celebri di Klimt, ma il più noto è sicuramente il primo ritratto dell’artista che le fece nel 1907.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, Gustav Klimt (1907)

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer è una delle tele più significative e celebri del “periodo d’oro” klimtiano, quella fase artistica che presenta un intenso utilizzo del colore oro (rimando anche alla professione di orafo del padre di Klimt), che qui copre la maggior parte dell’intera tela; gli unici elementi che spiccano in contrasto con la vibrante luce emanata dal colore oro sono le mani, lo scollo ed il volto della donna ed una piccola porzione verde in basso a sinistra.

La veste di Adele è un esempio caratteristico del decorativismo allegorico di Klimt: sul vestito vi è una sequenza ripetuta dell’occhio di Horo che prende ispirazione dalla religione egizia, ma presenta anche delle influenze della cultura bizantina, poiché Klimt qualche anno prima aveva visitato la Basilica di San Vitale a Ravenna e aveva ammirato i mosaici raffiguranti l’imperatore Giustiniano e l’imperatrice Teodora.

Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, dettaglio del vestito

Mosaico Basilica San Vitale, Ravenna, (Imperatore Giustiniano e Imperatrice Teodora)

La famiglia Bloch-Bauer era una delle più facoltose famiglie viennesi dell’epoca, e non solo erano patroni e mecenati di molti artisti, tra cui Klimt, Gustav Mahler, Richard Strauss, Johannes Brahms e Arnold Schönberg, ma erano anche degli importanti collezionisti di opere e oggetti d’arte che adornavano la loro casa.

Nel 1938 però tutto cambia. È l’anno dell’Anschluss in cui l’Austria venne accorpata alla Germania nazista e la persecuzione degli ebrei comincia a farsi strada nelle strade viennesi; anche la famiglia Bloch-Bauer subisce le angherie dei nazisti quando nel 1938 vengono loro confiscati tutti i loro beni e i soldi con il pretesto di un presunto illecito fiscale. Fu così che le opere di Klimt, tra cui il ritratto di Adele, vennero catalogate e rubate dai tedeschi, assieme agli oggetti preziosi appartenenti alla famiglia, tra cui anche la famosa collana indossata da Adele nel dipinto di Klimt e che era stata donata alla sua morte, avvenuta nel 1925, alla nipote Maria Altmann.

Ritratto di Adele Bolch-Bauer I, dettaglio della collana

Il furto delle opere d’arte e degli oggetti preziosi subita dalla famiglia Bloch-Bauer da parte dei nazisti non fu certamente l’unico e ultimo: i nazisti rubarono molti beni, non solo alle famiglie più facoltose ebraiche, ma anche a quelle famiglie meno abbienti per le quali tali pochi oggetti a loro sottratti rappresentarono più che altro un valore affettivo che economico.

Tutto ciò che venne asportato dalla casa dei  Bloch-Bauer venne destinato ai vari esponenti di spicco del partito nazista come Hermann Göring, che regalò la collana di Adele alla moglie, o Reinhard Heydrich che entrò in possesso del Castello a Panenské Břežany (Praga) che era appartenuta a Ferdinand Bloch-Bauer. I dipinti di Klimt, invece, vennero donati alla Galerie Belvedere di Vienna, asserendo che nel testamento di Adele Bloch-Bauer era espressamente richiesto che fossero donati al museo.

Maria Altmann e il suo avvocato E. Randol Schönberg

La nipote Maria Altmann, dopo essere riuscita a fuggire da Vienna ed essersi trasferita negli Stati Uniti in California, dopo molti anni si rese conto che era arrivato il momento di intraprendere il viaggio per riprendersi ciò che sessant’anni prima le avevano strappato con la forza. Fu così che iniziò inizio la sua personale battaglia legale con la repubblica austriaca che rifiutava categoricamente di separarsi da quello che definivano la “Monna Lisa d’Austria”; si affidò nelle giovani mani dell’avvocato Randy Schönberg (nipote del compositore Arnold Schönberg) che la porterà, dopo un lungo iter giudiziario, ad ottenere finalmente nel 2006 la vittoria nel processo contro la Repubblica d’Austria e la restituzione dei quadri di Klimt rubati alla sua famiglia.

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer venne poi venduto dalla stessa Maria Altmann al figlio di Estée Lauder, Ronald Lauder, per la somma record di 135 milioni di dollari che lo collocò nella Neue Galerie di New York che aveva fondato con il mercante d’arte Serge Sabarsky.

Maria Altmann fu criticata per questa scelta, ma dopo anni di porte sbattute in faccia, dinieghi e sotterfugi, l’anziana signora austriaca era ovviamente contraria a lasciare il quadro in mano alle stesse persone che per così tanto tempo le avevano negato la possibilità di poter riavere ciò che era appartenuto all’amata zia, così scelse di venderlo a chi sapeva che lo avrebbe trattato con la stessa massima cura che avrebbe avuto lei.

Molti potranno pensare che il furto di quadri e oggetti preziosi siano poco in confronto alle sei milioni di vite spezzate dall’Olocausto, ma come disse Randy Schönberg:

“Questo fu uno dei pochi torti del Nazismo ai quali si è potuto porre un qualche rimedio”.

In occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio, ricordiamoci che l’Olocausto fu un atroce atto a tentare di disumanizzare ed eliminare l’intera popolazione ebraica; il furto dei beni materiali fu solo il primo passo.


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