Quando si parla di mecenati, nell’immaginario comune affiorano scene di antichi splendori, di fasti dimenticati. Si evocano i tempi di Gaio Cilnio Mecenate, il primo grande benefattore delle arti, come ci viene tramandato dalla storia occidentale, fido consigliere di Ottaviano Augusto e coordinatore del suo programma culturale. A lui Virgilio dedicò le Georgiche, un’opera che funziona appieno come propaganda ideologica della politica augustea. Oppure pensiamo alla fervente produzione culturale rinascimentale, e all’enorme sostegno dato dalla signoria medicea (Cosimo il Vecchio prima, Lorenzo il Magnifico poi) agli intellettuali e agli artisti della corte fiorentina: Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Sandro Botticelli e molti altri. O ci può venire in mente, più vicina a noi, la figura di Peggy Guggenheim, ricca borghese statunitense che, grazie ai suoi viaggi esotici e alle sue conoscenze nel jet set artistico dell’epoca, diede forma ad un’incredibile collezione di opere delle Avanguardie Storiche, supportando gli artisti a lei contemporanei. Ma chi sono i mecenati di oggi? E, soprattutto, quali sono in Italia?

Ogni anno sono tantissime le pubblicazioni e le piattaforme online (Artnet, Forbes, Monopol ed altre) che stilano classifiche dei più influenti top collectors, di investitori e benefattori nella scena ormai globale e inter-relazionata dell’arte contemporanea. Gli Stati Uniti ricoprono un ruolo quasi sempre predominante in queste classifiche, riconfermando ogni volta l’attenzione e l’abbondanza dei finanziamenti privati, legati all’urgenza della costruzione di un patrimonio artistico personale (spesso anche per strategie economiche questionabili) o del supporto stabile ad artisti affermati o ancora emergenti. Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito ad un aumento del numero di collezionisti di arte contemporanea provenienti da Russia, Cina, India o Medio Oriente, ampliando la rete del mercato artistico a panorami un tempo considerati periferici ed espandendo la nozione di possesso di beni artistici come status symbol. La presenza italiana in queste classifiche, comunque, si limita quasi sempre a due soli nomi: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente dell’omonima Fondazione torinese (81esima posizione nella classifica mondiale di Artnet), e Miuccia Prada (74esima posizione). È della matrona della maison Prada, della Fondazione omonima per l’arte contemporanea e dei suoi numerosi progetti che parleremo ora.

Miuccia Prada

Miuccia Prada (al secolo Maria Bianchi) nasce a Milano nel 1949 ed è la nipote di quei celeberrimi Fratelli Prada, che nel 1913 aprirono l’omonimo negozio di pelletteria in Galleria Vittorio Emanuele II diventando poi fornitori ufficiali della casa reale di Savoia. Miuccia (un vezzeggiativo che diventerà un nome di battaglia) si laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano nel ’71, e negli stessi anni inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, a quel tempo diretta dalla madre Luisa. Sempre negli anni Settanta è iscritta al PCI e partecipa attivamente alle riunioni del Circolo Carlo Marx di Porta Romana, si interessa alle lotte per i diritti delle donne e intesse rapporti di scambio e confronto con altri artisti e intellettuali coetanei come Giò Pomodoro, Eva Cantarella, Paola Capriolo. Suona strana questa commistione di moda e impegno politico? In più di un’intervista ci sembra di poter cogliere la proficua dialettica con cui Miuccia Prada affronta questi temi: per lei la moda può essere frivola, divertente, fresca, mentre è l’arte ad essere seria, impegnata e cosciente. Una frequente sottolineatura da parte di madame Prada che permette di capire più in profondità la sua necessità di mantenere i due ambiti e i due interessi in contesti ben separati, evitando “mescoloni” (come spesso li chiama) che non portano altro se non giustapposizioni superficiali. Dunque, se a partire dalla fine degli anni ’80 Miuccia inizia a tenere saldamente le redini della casa di moda, disegnando borse e collezioni innovative e presto acclamate dalla scena internazionale, dal 1993 dà anche origine, insieme al marito Patrizio Bertelli, alla Fondazione Prada, come istituzione dedicata alle arti e alla cultura contemporanee.

Fondazione Prada, Milano

Prada e Bertelli, sposati dal 1977, hanno iniziato a collezionare opere d’arte nel loro appartamento milanese dai primi anni ’90. Ma è solo con l’origine della Fondazione, con le sue due sedi di Milano e Venezia (Ca’ Corner della Regina) che la curiosità e l’amore per l’arte e gli artisti della coppia si trasformano in una vera professione a tempo pieno, riconosciuta a livello internazionale. Dal 1993 al 2010 tantissime sono le mostre curate negli spazi milanesi e dedicate a grandi artisti contemporanei: Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Walther de Maria, Enrico Castellani, John Baldessari. Nel 2015 viene inaugurato il nuovo polo di Milano, progettato dall’architetto olandese Rem Koolhaas (che già in passato aveva collaborato con Prada all’allestimento di vetrine e negozi) in Largo Isarco 2, presso l’ex scalo di Porta Romana. Il complesso e innovativo assetto architettonico viene ricavato da una distilleria degli inizi del Novecento (la Società Italiana Spiriti) e si estende su una superficie di 19 mila metri quadri, di cui più della metà dedicata alle attività espositive. Prezioso gioiellino di questo enorme e sfavillante nuovo spazio è il Bar Luce, ideato dall’amatissimo regista Wes Anderson, che esprime apertamente il suo gusto per il vintage e per le atmosfere di inizio secolo. Nel 2016 un nuovo spazio a Milano porta il marchio Prada: l’Osservatorio, situato al quinto e sesto piano della Galleria Vittorio Emanuele II, dedicato principalmente alla fotografia. Un inno d’amore ed eterno ritorno alle radici milanesi della coppia più famosa e culturalmente impegnata del fashion system italiano.

Il Bar Luce di Wes Anderson a Milano

Fondazione Prada vanta Germano Celant come direttore artistico generale, e sodalizi stabili con artisti italiani come Francesco Vezzoli: questo basta per comprendere l’eccellenza di uno spirito di collezionismo e mecenatismo vero, appassionato ed intellettualmente lucido, rispetto ad altre forme di finanziamenti che nascondono un mero interesse per l’ostentazione artistica come simbolo di prestigio. Miuccia Prada, sia nella moda come nell’arte, non segue le tendenze: sono le tendenze ad inseguire lei. Emerge il suo disinteresse per i giochetti di potere in un emblematico intervento riportato da Gianni Riotta de La Stampa:

“Detestavo l’idea di fare costosi vestiti per signore ricche, che fosse tutto un gran gioco di business e profitti. Mi buttavo nell’arte, per cercare estetica e principi, poi ho coinvolto le idee, i filosofi, abbiamo lavorato con Massimo Cacciari al San Raffaele, ma alla fine è come se negli intellettuali avessi riconosciuto scarsa generosità. Il bello mi sostiene di più, son tornata all’arte.”

Da qui l’impegno con gli artisti, le collaborazioni con architetti e designer, la proposta di nuove mostre: pensiamo a “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai” (maggio-settembre 2017, Milano), un visionario e surreale lavoro tipicamente vezzoliano, risultato di una cooperazione proficua con gli archivi storici della Rai, oppure a “The Boat is leaking. The Captain lied” (maggio-novembre 2017, Venezia), mega-mostra e collaborazione transmediale tra Alexander Kluge, Thomas Demand, Anna Viebrock e Udo Kittelmann. Ogni progetto è intrapreso dalla Fondazione di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli con rigore, studio ed attenzione, nella costante ricerca dell’eccellenza e di ciò che di nuovo, affascinante ed urgente hanno da dire gli artisti alla società di oggi. Un fiore all’occhiello italiano, un esempio di lungimiranza e finezza culturale, che nel nostro Paese non solo gli investitori privati ma soprattutto le istituzioni pubbliche dovrebbero prendere a modello.

Una delle sale di “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”

In ottobre 2017 la Fondazione ha aperto Prada Rong Zhai, una nuova sede culturale a Shanghai. Monopol – Magazin für Kunst und Leben ha inserito Miuccia Prada alla 9° posizione tra gli esponenti artistici più di spicco del 2017. Nel 2016 ha ottenuto il riconoscimento “Women of the Year 2016” da Glamour America per i suoi contributi alla moda, all’arte e alla cultura. Nel 2013 è stata giudicata da Forbes come la terza donna più ricca d’Italia (dopo i gruppi Ferrero e Luxottica). Nel 2006 Time Magazine ha valutato Prada e Bertelli tra le 100 coppie più influenti al mondo.