Ormai è raro incontrare ragazze che almeno una volta nella vita non siano state vittima di catcalling. Non ci si stupisce neanche più quando, camminando per strada immerse nei propri pensieri, si viene richiamate alla realtà da un fischio, dal clacson di un’auto, da un “ehi, bella, vieni qui!”, “ma che belle gambe!”, e la lista potrebbe continuare all’infinito. Il catcalling, fenomeno che solo ultimamente si sta cominciando a riconoscere come un problema, è una molestia verbale, una dimostrazione di supremazia nei confronti di un individuo fisicamente più debole che non ha possibilità di replica. (Se volete saperne di più, abbiamo approfondito l’argomento in un altro articolo).

Essere vittima di un episodio del genere suscita sentimenti forti e contrastanti: vergogna, senso di colpa (“forse non mi sarei dovuta vestire così”), desiderio di rivalsa, e contemporaneamente impotenza e frustrazione prendono il sopravvento. Non sempre si è in grado di reagire con prontezza alla provocazione verbale e, in certi casi, è addirittura pericoloso: meglio stringere i denti, continuare a camminare a testa bassa allontanandosi il più velocemente possibile.

Ma ogni tanto c’è anche chi reagisce. Noa Jansma, una ventenne olandese, ha trovato un modo molto particolare per ribellarsi al catcalling, facendo in modo che nessuno di questi comportamenti scorretti finisca dimenticato o impunito. Jansma, ormai abituata ai fischi e alle battute per strada, ha deciso che avrebbe chiesto a ciascuno dei suoi molestatori di scattarsi un selfie con lei. Il progetto ha avuto la durata di un mese (da fine agosto agli ultimi giorni di settembre), arco di tempo in cui Noa ha raccolto ben 24 fotografie, quasi una al giorno. Le immagini sono state postate tutte su un profilo Instagram (dearcatcallers,) e sotto ogni immagine è stata riportata, parola per parola, la frase gridata alla giovane dall’uomo in questione.

catcalling

Lo scopo”, spiega Noa, “non è quello di sottoporre tutti questi uomini alla gogna mediatica, ma semplicemente contribuire a creare una maggiore consapevolezza riguardo al processo di oggettificazione cui la donna è sottoposta nella vita di tutti i giorni.”

Difatti, è proprio inconsapevolezza che traspare dalle immagini: gli uomini sono sereni, rilassati, spesso hanno un’espressione divertita, compiaciuta, alcuni addirittura si mettono in posa. Nessuno appare imbarazzato o fuori luogo, nessuno si sente in colpa. Nessuno di quegli uomini (appartenenti a tutte le età e tutte le etnie, vale la pena far notare), ha piena consapevolezza di aver trattato una ragazza come mero oggetto del proprio desiderio, nulla più: è tutto un gioco. Insomma, spesso il molestatore neanche si accorge di essere tale. (“Dai, non te la prendere, era solo un complimento”).

catcalling

Il progetto di Noa non è però terminato: l’accesso al profilo Instagram (che ha ora superato i 280mila followers) è stato ora aperto anche ad altre ragazze, che potranno postare le fotografie scattate con tutti i “cari” catcallers che le molesteranno per strada

FONTI:

IMMAGINI: