Keith Haring, artista e attivista statunitense, nasce in Pennsylvania nel 1958 ed è uno degli esponenti di maggior rilievo della corrente artistica neo-pop e del mondo dei graffitisti. La sua formazione parte dalla School of Visual Art di New York sotto la guida di Joseph Kosuth, importante esponente dell’arte concettuale.

È proprio a New York che Keith inizia a muoversi e ad entrare in contatto con il mondo dell’arte di strada, dei writers della Subway art, movimento di contestazione giovanile che nacque negli anni ’70.

La maggior parte dei writers erano giovani di varie nazionalità, da afroamericani a portoricani o italoamericani che provenivano dai quartieri più degradati di New York e che, attraverso la street art, cercavano di uscire dall’anonimato; disegnare le loro tag (sigle personali) sulle carrozze della metropolitana o sui muri, era un modo per distinguersi, ma, anche, per fare fruire la loro creatività ad un vasto pubblico.

Art in transit (New York subway), Keith Haring, 1984

Haring si avvicina a questa corrente artistica e comincia a farsi conoscere realizzando sui vagoni della metropolitana di New York i suoi disegni: i suoi lavori mostrano uno stile riconoscibile, semplice ma efficace, le figure che rappresenta sono ominidi essenziali caratterizzati da contorni spessi e neri riempiti a volte con colori vivaci e vibranti che colpiscono l’occhio dell’ignaro spettatore.

Altheo Magazine, Keith Haring

Le sue opere, anche quelle iniziali, seguivano la “poetica” della corrente dei writers, esse erano comunque un atto di protesta e molti le consideravano solo un semplice atto di vandalismo, tanto che alcune volte Haring venne anche arrestato nel tentativo di creare alcune sue opere.

Oltre a questi “vernissage” improvvisati, esibì nei primi anni ’80 le sue opere anche al Club 57, un nightclub dell’East Village dove si ritrovavano artisti e musicisti. Fu in quel periodo che conobbe sia Jean-Michel Basquiat che Andy Warhol: entrambi furono due figure importanti nella vita e nell’arte di Keith Haring e da tutte e due gli artisti subì un’influenza che si ripercosse sulla sua arte.

J.M. Basquiat e Keith Haring
Keith Haring e Andy Warhol

La sua fama cresce sempre di più, tanto che a metà degli anni ’80 iniziò a esporre le sue opere anche in Europa, tra cui a Bordeaux in Francia dove il Museo di arte moderna raccolse i suoi disegni per una mostra. Fu a Berlino però che Haring ottenne maggiore attenzione: il 23 ottobre 1986  realizzò infatti un murales sul muro di Berlino con l’intento di promulgare un messaggio di unione e concordia che si realizzerà nel 1989 alla caduta del muro stesso.

Keith Haring, Murales sul Muro di Berlino, 1986

Le opere di Haring divennero così famose e note al grande pubblico che lo stesso Haring aprì il Pop Shop a Soho, un negozio dove vendeva la riproduzione delle sue opere su magliette, poster e altri oggetti che vennero vendute in tutto il mondo. Questa commercializzazione delle sue opere era una diretta influenza dall’ideologia della Pop art di Warhol, ma era anche in linea con la sua idea che l’arte dovesse appartenere a tutti e non solo a pochi eletti.

Keith Haring e una delle sue t-shirts

Dichiaratamente gay, nel 1988 gli venne diagnosticato l’Aids, come da lui stesso dichiarato apertamente nel corso di un’intervista alla rivista “Rolling Stone”. Per questo l’anno successivo decide di fondare la Keith Haring Foundation, per cercare di raccogliere fondi e aiutare le persone affette dal virus dell’HIV. Dal momento della scoperta della malattia Haring si attiva attraverso la sua arte a promuovere il sesso sicuro e a sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione ancora poco nota e quasi nascosta al grande pubblico.

Keith Haring, Fight AIDS. Act up.

Keith Haring morirà all’età di 31 anni il 16 febbraio nel 1990 per alcune complicazioni legate alla sua malattia lasciando dietro di sé una eredità artistica che ancora oggi è una delle più conosciute al mondo.