Il clima natalizio ha ormai varcato le soglie delle case, portando alberi di Natale, presepi, decorazioni, e l’immancabile corsa dell’ultimo minuto per trovare il regalo perfetto per quell’amato cugino di secondo grado, che avete il piacere di incontrare quell’unica volta ogni anno. Cosa potrebbe suggellare al meglio questo spirito natalizio, magari al termine di una bella serata passata tra parenti, amici, o forse in compagnia del vostro ragazzo o ragazza, se non un buon film? Se il vostro primo pensiero è stato “nulla è meglio di un buon film”, rallegratevi, perché siete capitati sull’articolo studiato ad hoc per voi; in caso contrario, pregherei il gentile lettore di indugiare ancora di più nella lettura, perché gli argomenti che posso squadernare a mio favore sono molto robusti.

Siete stanchi di tirare fuori, come ogni anno, quelle vecchie videocassette impolverate o quei DVD visti e rivisti per un numero non quantificabile di volte, ma ormai prossimo al periodico? Incominciate a provare noia per gli esseri verdi che odiano il natale, per i mostri scheletrici che danzano nella neve sotto le note di un musical, per le poltrone pensate per due, per i treni diretti al Polo Nord? La soluzione è proprio a portata di sguardo e si intitola “Tokyo Godfathers”.

Film d’animazione giapponese, datato 2003, vede alla regia un grande Satoshi Kon, artista nipponico creatore di molte pellicole, note in tutto il mondo: vale la pena ricordare l’eccellente thriller psicologico “Perfect Blue” e “Paprika”, il surreale e onirico film che sembra aver ispirato nientemeno che Christopher Nolan per il suo “Inception” (molte sono le teorie al riguardo, ancora inesistente la certezza però).

Tornando al film: Tokyo Godfathers racconta la storia di tre barboni, un uomo passato dall’avere una vita normale alla povertà assoluta, un transessuale alla ricerca del proprio posto nel mondo e una giovane ragazza in lotta con il padre, uniti insieme dal caso o dal destino (sarà lo spettatore a decidere) nel ritrovamento di una bimba appena nata, abbandonata tra i rifiuti. La missione appare loro subito chiara: prendersi cura della bambina e, affrontando mille immancabili peripezie, riportarla ai suoi genitori. Già potrei sentire levarsi, dal fondo della sala, un interrogativo più che legittimo, cosa cioè possa avere di natalizio tutta questa storia. Ebbene la risposta non tarda ad arrivare.

Tutta la storia ha luogo nel periodo che inizia con la festa natalizia, proseguendo fino alla fine dell’anno. La Tokyo che tratteggia Kon è una città fatta sì di povertà, sfollati e disagio sociale, ma sopratutto di luci, strade colorate, tetti innevati e cieli impreziositi da fiocchi di neve. La mano del regista è dolce e sapiente nella sua capacità di coniugare, senza creare stridore, la vita ai margini della società dei tre protagonisti con un clima che appare costantemente acceso di una qualche luce magica, tenera, natalizia appunto.

Kon riesce dunque in un’impresa davvero ardua: prende una materia grezza lontanissima dallo spirito natalizio e la lavora finemente, contestualizzandola in una storia di speranza  e amore. Pur trattando una storia spinosa e delicata come quella sopra descritta, il regista non manca di infondere linfa vitale al proprio lavoro, non dimenticandosi mai di come la vita possa essere bella anche nelle piccole cose. Nel mondo raffigurato da Kon il male e le brutture, seppur sempre presenti tanto nell’animo umano quanto al di fuori della singola intimità dei personaggi principali, vengono combattuti e sconfitti nel segno della solidarietà e della bontà.

Per concludere, tutta la pellicola è costellata da decine di eventi che possono essere attribuiti tanto alla casualità, quanto all’azione del destino: incontri, fortuiti ritrovamenti e coincidenze che portano a snodi di trama fondamentali. Tutto questo viene reso con una naturalezza magistrale, tanto che la trama non risulta mai forzata, ma scorre fluidamente fino alle scene conclusive.

Dunque, vi ho convinti?

FONTI

ilbuioinsala