La rivista Rolling Stone fu fondata a San Francisco nel 1967 da Jann Wenner e Ralph Gleason.

Nella prima stampa, che uscì a Novembre, Wenner spiegò che il titolo faceva riferimento alla canzone blues degli anni ’50 Rollin’ Stone, alla band Rolling Stones e alla famosa canzone di Bob Dylan. Inoltre, Wenner scrisse in questa prima edizione che Rolling stone «non parla solo di musica, ma anche di tutte le cose e le mentalità che la musica si porta dietro». Già dal primo numero fu evidente che si trattava di un giornale che non trattava solo di rock and roll, ma anche delle idee che circolavano nel panorama hippie oltre chedi giornalismo investigativo. Infatti, già la prima stampa conteneva un’inchiesta sulla questione di soldi mancanti al Monterey Pop Festival e Gleason scrisse un pezzo contro le televisioni che non invitavano i grandi artisti soul afroamericani.

La prima copertina di Rolling Stone con John Lennon unisce i temi centrali del giornale: la musica e la politica.

Negli anni ’70 la rivista divenne sempre più impegnata, soprattutto per il grande contributo di Hunter S. Thompson, che scriveva per la sezione politica. Thompson creò un particolare tipo di scrittura, detta Gonzo, che ampliò il cosiddetto “Nuovo giornalismo” che fioriva in quegli anni. Questo stile di giornalismo mira a descrivere in prima persona, trasmettendo più opinioni rispetto ai fatti di per sé. Infatti Thompson dichiarò:

“Il giornalismo oggettivo è una delle ragioni principali per cui ai politici americani è stato permesso di essere tanto corrotti e tanto a lungo. Non si può essere oggettivi su Nixon.”

Si può dire che il noto giornalista e scrittore contribuì molto al successo che Rolling stone raggiunse in quel periodo.

Grazie alla fortuna della rivista vennero lanciate molte carriere di promettenti autori come Cameron Crowe, Lester Bangs e Joe Klein. Sempre in questo periodo vennero pubblicati alcuni tra i pezzi più famosi, come quello su Patty Hearst, un’ereditiera il cui rapimento sconvolse l’opinione pubblica: dopo essere stata liberata scelse infatti di combattere insieme ai suoi rapitori e svaligiando addirittura una banca appartenente alla sua stessa famiglia. Rolling Stone entrò al centro del dibattito mediatico grazie a informazioni sconosciute prima ottenute tramite fonti anonime, che rese la rivista un giornale in grado di influenzare e interessare l’intera opinione pubblica.

Copertina del 1975 su Patty Hearst.

Nel 1977 il giornale si spostò a New York City e secondo molti questo cambiamento segnò anche il passaggio a una nuova linea editoriale che si mantenne per tutti gli anni ’80. I temi trattati divennero di intrattenimento generalista. La musica rimase sempre il tema principale, ma ci fu un incremento nelle copertine di celebrità del cinema e della televisione e gli argomenti iniziarono a riguardare maggiormente la cultura popolare di massa. Il giornalista Robert Draper dichiarò che proprio a metà degli anni ’80 la rivista smise di lanciare mode musicali per cominciare a seguirle.

Negli anni ’90 la rivista si allontanò ancora di più dai tempi dell’impegno politico di Thompson e dal giornalismo investigativo, cercando di avvicinarsi a lettori giovani trattando programmi televisivi, attori e musica pop.

Copertina del 1999, raffigurante la giovane pop star Britney Spears

Ovviamente questo nuovo format, così lontano dalle idee dei creatori della rivista, portò molte critiche, ma solo dopo la perdita di molti lettori ci furono veri e propri cambiamenti. Fondamentale fu il contributo di due giovani giornalisti: Michael Hastings e Matt Taibbi. Il primo scrisse il controverso e pluripremiato articolo The Runaway General (2010) sul generale Stanley McChrystal, comandante della International Security Assistance Force della NATO nella guerra in Afghanistan. Matt Taibi invece nel 2009 rilasciò un’acclamata serie di rapporti sulla crisi finanziaria.

Purtroppo però negli ultimi anni Rolling Stone non è riuscita a mantenere alta la sua reputazione, anzi è stata al centro di recenti scandali e controversie, come quando nel 2013 mise in copertina Dzhokhar Tsarnaev, uno degli attentatori della maratona di Boston e nel 2014 pubblicò un’indagine su uno stupro avvenuto all’interno di un campus, che si rivelò inattendibile per le fonti non verificabili e le discrepanze rilevate dal Washington Post.

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Dzhokhar Tsarnaev in copertina per Rolling Stone

Preso ormai atto che la rivista non era inoltre più al centro del dibattito musicale dai tempi degli anni ’80 e in seguito a gravi problemi economici, il fondatore di Rolling Stone, Jann Wenner si è visto costretto nel settembre del 2016 a vendere il 49% delle azioni della rivista a BandLab Technologies, una società di tecnologie musicali di Singapore, per 40 milioni, anche se ha dichiarato che i nuovi investitori non avranno diretto coinvolgimento nei contenuti editoriali del magazine. A settembre di quest’anno tuttavia, ha annunciato che anche il rimanente 51% è in vendita.

Va precisato però che questo non significa necessariamente la morte della rivista: anche negli ultimi mesi sono usciti articoli interessanti e importanti giornalisti scrivono ancora per Rolling Stone, come Matt Taibbi, che ha firmato un articolo su Trump per l’ultimo numero del giornale.

Per il momento dunque, possiamo ancora sperare.