17 dicembre 2018

Ciudad Juárez: la città del femminicidio e della violenza

Ciudad Juárez: la città del femminicidio e della violenza

Ciudad Juárez è una città del Messico, nel Chihuahua, fondata sul confine tra il Texas e il Messico; divenne famosa per essere stata classificata tra le città più pericolose al mondo a causa della guerra del narcotraffico tra cartello e piccole bande. Ma non solo! Nel 1993 la città fu al centro dell’attenzione mondiale per la scomparsa di 4.500 donne e più di 400 omicidi; per questo Ciudad Juárez è la città del femminicidio e della violenza.

Le prove dicono che le donne avevano caratteristiche comuni: ragazze giovani, di bassa estrazione sociale, provenienti da periferie povere che lavoravano o come cameriere, o impiegate nelle maquiladora (stabilimenti industriali stranieri in cui avviene la produzione di beni per i paesi più industrializzati) o studentesse. Molte di queste sparizioni e omicidi rimangono tutt’oggi irrisolti e, con il tempo, tutta questa violenza causò un calo della popolazione molto notevole (in 4 anni perse circa 212.000 di abitanti, circa il 18% della popolazione secondo un sondaggio del 2011) che si spostava esasperata dai continui pericoli. La Ciudad si trova anche in una posizione geografica molto favorevole creando un passaggio tra Stati Uniti e Messico, che favorisce lo spostamento della popolazione verso nord (anche se spesso estromessi dallo stato americano) ed è proprio per questo che si sviluppano fenomeni come il contrabbando: grazie a questi corridoi che permettono al Cartello della città, chiamato Cartello di Juárez, di creare una sorta di egemonia sul passaggio di narcotici da uno stato ad un altro. Di recente si sono verificati episodi di violenza sessuale sulle donne al ritorno dal lavoro in tarda serata sugli autobus di linea. Il fatto sorprendente è che questo fenomeno era noto a tutti perché spesso l’autista non agiva da solo sulle povere sventurate, ma ve ne erano più di uno.

Per risolvere la situazione, dato che le autorità non intervennero, subentrò una figura: una donna, che si fa chiamare Diana che, stufa dei continui abusi, attaccò due autisti in atto di violentare due ragazze uccidendoli e ne uccise anche un terzo. Le autorità stanno ancora cercando di identificare questa donna con parrucca bionda che giustizia gli uomini colpevoli di violenza. Inoltre, dopo aver compiuto il fatto davanti a molti testimoni, la donna inviò lettere e mail a i media locali per denunciarne il fatto come una vendetta, atto di giustizia, non come un omicidio. Dopo lo spavento iniziale, le donne che subiscono tutti i giorni violenza da parte di questi uomini, si sono unite a lei con lo slogan “ni una mas” (nessuna, mai più).

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