Colpevoli: vita dietro (e oltre) le sbarre (Edizioni La Meridiana, 2017) è un libro di Annalisa Graziano – responsabile della Comunicazione e referente del Tavolo carcere e volontariato del CSV Foggia.

Copertina del Libro “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre” di Annalisa Graziano

Si tratta di un vero e proprio reportage sul mondo penitenziario della Casa Circondariale di Foggia, realizzato anche grazie al forte apporto dei direttori dell’Istituto Penitenziario e dell’Uepe Foggia, volto a

 

 promuovere l’importanza del percorso di reinserimento sociale per i detenuti – declinato attraverso molteplici attività – e il ruolo delle associazioni di volontariato e del terzo settori nel favorire tali attività.

Ciò che colpisce di questo libro è la totale mancanza di pietismo o, sul fronte opposto, di scetticismo e disprezzo da parte dell’autrice, cosa che dopotutto viene suggellata dalla prefazione di Luigi Ciotti: si raccontano storie, storie di persone. Certo, non sono persone qualunque. Certo, hanno un passato che, nonostante tutto, resta impresso nelle loro coscienze e agli atti giudiziari.

Non si può cambiare quel che è stato, ma forse si può cambiare il modo di vedere queste persone. Forse ci si dovrebbe soltanto sforzare di comprendere un pochettino che il percorso di vita che hanno avuto, pur essendo (stato) indubbiamente diverso dal nostro, non può costituire una base per nutrire un preconcetto nei loro confronti. Non è facile – ma talvolta basta fermarsi ad ascoltare – guardandoli senza quella veste che la società e noi stessi cuciamo loro addosso.

E così, in questo libro, si affollano le storie di Donato, Matteo, Luigi, Graziano, Savino, Sergio, Alessandro, Vincenzo e tanti altri, in carcere per reati inerenti alla droga e ai furti o addirittura anche per omicidi. Uomini per cui l’esperienza in carcere si è rivelata essere una sorta di catarsi, dal momento che li ha fatti riflettere su sé stessi e su quelle mancanze recondite – spesso originatesi nell’infanzia a causa delle complicate relazioni affettive con le figure genitoriali – che inevitabilmente ed inconsciamente hanno modificato e plasmato la loro condotta di vita.

Emerge anche un forte legame con la propria famiglia, perché la lontananza imposta dalla detenzione ne ha accresciuto l’affetto e talvolta anche la comprensione di certi comportamenti.

Il sogno di un riscatto personale prima che sociale: è questo ciò che alberga nel cuore di ognuno dei “colpevoli”, sempre nel segno del riconoscimento della propria dignità di persone. Poi la voglia di ricominciare, di scrollarsi di dosso l’etichetta che li collega al passato e che, in fondo, mai potrà essere rimossa, ma che può essere trasformata in qualcosa di positivo, in una speranza.


FONTI
Annalisa Graziano, “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre”, Edizioni La Meridiana, 2017.