A tutti sono note le persecuzioni nei confronti degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, fatto poco conosciuto è il fenomeno che si presentò a discapito dei cristiani negli ultimi decenni in Oriente, più in particolare in Cina.

La Cina, sin dal XIII secolo, quando i primi missionari occidentali approdarono in questa terra lontana, è stata popolata da una società molto chiusa rispetto alla nuova religione, tanto che le persecuzioni iniziarono quasi subito. Poi dal 1949, in seguito alla presa del potere di Mao Tse-Tung che instaurò nel paese il regime comunista, la situazione degenerò causando moltissime morti.
Il comunismo cinese maoista si basa su una dottrina atea ciò significava che l’unica religione del popolo doveva essere il regime stesso, oppure quella “naturale” cinese; chiunque si fosse dimostrato pericoloso nei confronti del regime, veniva considerato alla stregua di un criminale e perciò eliminato. Addirittura le chiese cristiane vennero accusate di essere in combutta con le potenze imperialistiche e per questo sottoposte alla più terribile delle soppressioni: i cristiani stranieri furono considerati nemici di classe tramite una riforma. Questa riforma di tipo agrario, che in realtà doveva riguardare le prerogative economiche e finanziarie sia della Chiesa che dei cristiani stessi, venne sottoscritta da più di 400.000 cinesi e ciò comportò l’espulsione di missionari stranieri che si occupavamo anche di problemi ingenti di tipo sociale come gli orfani e le scuole. L’apice si ebbe tra 1950 e 1951 quando si raggiunse un elevatissimo numero di arresti ed esecuzioni capitali in tutto il paese: i cristiani venivano introdotti in un campo di lavoro forzato (chiamato laogai) con lo scopo di poterli ri-educare alla dottrina socialista; in realtà si verrà a conoscenza che i cristiani venivano rinchiusi in questi campi a vita senza possibilità di uscita.
Per risolvere questa situazione molto tesa venne creato dal partito comunista stesso nel 1957 l‘Associazione Patriottica Cattolica Cinese che consisteva in una chiesa unica, nazionale, cattolica, sebbene completamente sradicata dalla Chiesa di Roma, tanto da non avere nessun contatto con essa. Questa associazione sarebbe dovuta essere libera, in realtà era organizzata e diretta dal partito: i sacerdoti e i vescovi venivano nominati dal regime, i corsi di catechismo venivano controllati per evitare che venissero insegnati dogmi anti-comunisti ai bambini e, con lo stesso scopo, veniva anche stilata una lista degli argomenti che dovevano essere trattati in ogni lezione.

Tornando a fatti più attuali, una delle esperienze più traumatiche e soprattutto con il riscontro mediatico più forte fu l’esperienza della Olimpiadi di Pechino nel 2008, nel quale sacerdoti e vescovi furono messi agli arresti domiciliari e i fedeli avevano l’obbligo di non incontrarsi per celebrare la messa durante il periodo delle gare per “motivi di sicurezza“. Inoltre non potevano possedere più di una Bibbia per questione di propaganda religiosa non accettata e non condivisa: possedere questo libro veniva considerato più pericoloso del possedere un’arma da fuoco.
Il giorno di Ferragosto, che per loro ha il significato religioso molto importante (nella religione cristiana il 15 agosto è il giorno dell’Assunzione), i fedeli ribellandosi alle istituzioni decisero di celebrare lo stesso la messa nella chiesa di Wuqiu. Le forze armate furono costrette a lasciare che la celebrazione si tenesse per non destare confusione causa Olimpiadi.
A Pechino, proprio nel fulcro della manifestazione sportiva, venivano mostrate immagini di tolleranza e integrazione tra religioni diverse: ogni fede aveva una sala destinata al momento della preghiera. Inoltre, si faceva molta attenzione alle regole alimentari di ogni religione per rispettarne le usanze.
Questo fenomeno si concluse in concomitanza con le Olimpiadi: i sacerdoti stranieri che venivano a celebrare la messa potevano farlo solo in ambasciata dopo che le forze armate avessero controllato il passaporto di ogni fedele, in seguito si poteva celebrare la funzione sotto stretto controllo dei poliziotti.

Nel Hebei, regione che dista pochi kilometri da Pechino molto popolata da cristiani, nel 2009 fu proibita la messa, mentre a Dung Lu, padre Paolo Ma venne arrestato per aver celebrato l’eucarestia, rito vietato.
Inoltre, padre Francesco Gao Jinli, sacerdote della diocesi di Fengxiang (Shaanxi), fu picchiato da due uomini all’interno dell’istituto di autorità comunale dopo che era stato convocato dallo stesso sindaco per parlare delle terre sottratte alla Chiesa. Il padre fu ricoverato in ospedale con gravi contusioni, ma anche lì venne messo sotto processo dalle forze dell’ordine.
Da quel momento la situazione non si è modificata: nel 2012 una statistica riguardo la tolleranza religiosa in Cina attuata da AdChina dichiarò che in quell’anno si riscontrarono 32 casi di persecuzione, 4.919 cristiani perseguitati, di cui 422 sacerdoti e pastori, 1.441 persone imprigionate di cui 236 pastori e sacerdoti; nove persone vennero giustiziate e 28 subirono torture da parte delle forze armate.

Fortunatamente durante la riunione tra Cina e Nazioni Unite a Ginevra, con l’esposizione del “dialogo sui diritti umani in Cina” molti paesi tra cui l’Australia, il Canada, la Svizzera, la Germania e l’Italia hanno chiesto alla Cina di permettere la libertà religiosa. Ora, grazie al programma di riforme del presidente Xi Jimping, il governo si sta impegnando in un programma di tolleranza e integrazione nei confronti dei cristiani.