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21 aprile 2018

Rachel Rossin: quando la realtà virtuale incontra l’arte

Rachel Rossin: quando la realtà virtuale incontra l’arte

Virtual reality is the most powerful artistic medium of our time

Rachel Rossin è una giovane artista americana che attraverso le sue installazioni esplora la realtà virtuale come nuovo mezzo per esprimere la propria identità artistica al fine di confrontarla con l’arte tradizionale e “classica”. Classe 1987, nata a West Palm Beach in Florida, dove studia e si laurea alla Florida State University, dal 2015 inizia a farsi conoscere nell’ambiente artistico di New York, città dove risiede e lavora ai suoi progetti; ha esposto alcune sue opere nella sua città natale all’American Medium nella mostra “Real Things About Real Things”, al Zieher Smith & Horton dove ha esposto la sua prima mostra personale “Lossy” e alla Signal Gallery dove ha presentato il progetto “N=7 / The Wake of Heat in Collapse”.

Rachel Rossin Cherry Blossom Shadow, 2015

Tutti i progetti artistici da lei creati sono una fusione tra immagini “classiche” dell’arte e della cultura popolare, a volte prese in prestito dalla storia dell’arte, unite alla tecnologia moderna per creare mondi digitali immaginari a cui il pubblico può accedere solo attraverso l’Oculus Rift.

Oculus Rift N=7 / The Wake of Heat in Collapse, Signal Gallery, NY

Rachel Rossin lavora spesso con media digitali che si usano nella programmazione dei video games, essendo anche una programmatrice autodidatta, e li affianca alla pittura ad olio tradizionale e con l’aerografo per creare delle installazioni digitali sia su quadri che sculture. Lo spettatore si trova quindi sempre di fronte ad un insieme di immagini che aiutano a comprendere il confine tra iper-reale e immaginario, tra percezione e ricezione e tra arte tradizionale e concettuale.

Esempio di realtà digitale creata con la progettazione di videogames

La prima mostra personale Lossy del 2015 è la perfetta dimostrazione dell’identità artistica di questa artista all’avanguardia.

Con Lossy, Rachel Rossin mostra al pubblico la sua personale esperienza di realtà virtuale messa a confronto con i dipinti ad olio che lei stessa ha creato; lo spettatore si trova quindi davanti a sé i paesaggi sfocati dipinti dall’artista appesi al fianco delle cuffie Oculus Rift che, indossate, fanno entrare lo spettatore in un’esperienza virtuale a 360 gradi.

Rachel Rossin, Lossy, Zieher Smith e Horton

La Rossin trasforma completamente le tradizionali nozioni che conosciamo sull’arte dipinta e li tramuta in un veicolo per far conoscere al meglio l’installazione tecnologica che rappresenta un cambiamento delle tecniche artistiche, facendoci assaporare a poche dosi uno scintillio di avanguardia.

Il processo di creazione inizia quando Rachel da origine alle prime bozze dei dipinti che poi vengono portati nella realtà virtuale; questi, una volta immersi in una gravità invertita, si trasformano da semplici dipinti bidimensionali a tableau virtuali e dinamici.

Rachel Rossin con il suo lavoro esplora e sperimenta un nuovo modo di vedere l’arte e la tecnologia, considerandoli non come due strumenti divisibili tra di loro, ma come un nuovo modo per esprimere la creatività e mettere in discussione ciò che accade quando le linee tra ciò che consideriamo realtà virtuale e fisica cominciano a sfumare.

“La mostra presuppone che il nostro rapporto con la realtà non è formato da una separazione tra virtuale e reale, ma sembra più un rapporto tra i due, poiché la maggior parte delle nostre vite sono vissute nell’azione di saltare da una schermata all’altra.”


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