Si dice che la storia si ripeta ciclicamente, ancora e ancora, sempre uguale a se stessa. Questa non è la sede adatta per discuterne, ma è sicuro che, perlomeno, la storia della moda segua proprio questo corso. Di generazione in generazione, figli e nipoti ripescano i vestiti preferiti di genitori e nonni, riproponendo capi, ora squisitamente vintage, che avevano già reso inconfondibili i decenni passati.

Insomma: per quanto distintiva e certamente unica sia stata la moda dell’ultimo decennio è inevitabile notare che… a volte ritornano. Riaffiorano da angoli reconditi della memoria trend dimenticati, che avevano già infiammato le passerelle di venti, trenta o quarantanni fa, e tornano ad essere iconici.

Ma come si compie il passo dalle stalle alle riguadagnate stelle?

Sono gli stilisti che decidono di riproporre in chiave attuale le glorie del passato o è grazie ai comuni mortali modaioli che chokers e giacche di jeans oversize sono tornati ad essere il sogno degli adolescenti dei primi anni dopo il 2010? A chi dobbiamo il ritorno dei crop top, retaggio degli anni ‘80, o delle tute di velluto Juicy Couture, che hanno ripreso a spopolare dopo il boom dei primi anni 2000?

In realtà la sfida tra haute couture e street style su chi sia pioniere e chi imitatore non si limiterebbe a questo caso. Ma non è mai possibile decretare un vincitore: nella maggioranza dei casi si può parlare di semplice influenza reciproca piuttosto che di imitazione. A rendere più labile il confine tra i due è il massiccio uso di social network da ambo le parti. La diffusione è così rapida che spesso risulta difficile risalire all’origine di una nuova moda. In più, di solito, chi se ne intende arriva alle medesime conclusioni, pur seguendo strade diverse.

In ogni caso è da riconoscere la versatilità di molti capi che sono passati da motivo di imbarazzo a ultimo grido sulle passerelle da un giorno all’altro.

Negli anni precedenti il 2012, l’accettabilità di un paio di jeans era direttamente proporzionale a quanto riducessero l’afflusso di sangue alle gambe, ma questo principio è stato prepotentemente spodestato dai mom jeans e dai boyfriend jeans, tutto fuorché aderenti.

Allo stesso modo, se prima era d’obbligo mostrare rischiosi centimetri di schiena scoperta dai jeans a cavallo basso, ora ogni modaiolo che si rispetti possiede almeno un paio di jeans a vita alta, anzi, altissima. Che sia stato uno stilista il primo a decidere di incrementarli nelle proprie collezioni o che la moda sia nata su Internet, rimbalzando di blog in blog, poco conta. Ciò che è impressionante è la malleabilità dell’opinione pubblica nei confronti di uno specifico capo d’abbigliamento.

Ancora una volta è centrale il ruolo giocato dai social network nella diffusione di qualsiasi nuovo trend: a poco a poco, a furia di vederlo, ci si abitua e poi ci si appassiona.

Il continuo rimescolarsi di vecchie tendenze potrebbe portare al sospetto che la creatività, di haute couture e fashionisti a pari merito, si sia esaurita: dopotutto, se diventa continuamente necessario riesumare vecchie tendenze, si potrebbe pensare che questo sia perché non è rimasto più nulla da inventare. Bisogna però riconoscere l’originalità necessaria a riproporre l’improponibile in una chiave commestibile al nostro gusto galvanizzato da trend completamente diversi.

L’unica cosa che resta da dire è: quanto dovremo aspettare prima che i capelli di David Bowie negli anni Settanta facciano il loro degno ritorno?