04:03 pm
20 gennaio 2018

System Of A Down: una band di origine armena ricorda il genocidio

System Of A Down: una band di origine armena ricorda il genocidio

Tra i milioni di morti che la Grande Guerra ha causato ci sono anche quelli del genocidio armeno. Lo Stato turco tuttora si rifiuta di riconoscere che è stato compiuto a partire dalle forze governative; in altri Stati, come la Francia e gli Stati Uniti, negare che sia stato un genocidio è considerato reato. Tra il 1915 e il 1923 l’Impero Ottomano ha sequestrato, violentato, ucciso circa un milione e mezzo di armeni. Tra coloro che non dimenticano e che, anzi, hanno in questi anni alzato la voce troviamo i System of a Down (spesso abbreviato in SOAD), gruppo alternative metal i cui componenti sono tutti di origine armena.

L’ultima traccia del primo album omonimo dei SOAD, datato 1998, è la prima occasione in cui il gruppo si occupa del genocidio. Si tratta di P.L.U.C.K. (acronimo che sta per Politically Lying Unholy Cowardly Killers), che si può tradurre “vili assassini, sacrileghi, politicamente bugiardi”. Il riferimento è a coloro che hanno voluto sterminare l’etnia armena. Il testo è decisamente criptico, sebbene non manchino delle allusioni palesi al genocidio. Il titolo si rivela un’utile chiave di interpretazione. Tra le primissime strofe, si coglie quale sia per il gruppo la risposta da dare alla crudeltà del genocidio:

Revolution
The only solution
The armed response
Of an entire nation

La rabbia è espressa anche attraverso la musica, con dei suoni rochi e martellanti e l’uso del growl come tecnica vocalica. Nell’ultima strofa si chiarisce meglio il contenuto della canzone. Si trovano in questa parte dei rimandi storici al tentativo di insabbiare il genocidio. Con l’uso del “noi” si coglie il senso di appartenenza, che fa da motore di tutta la canzone:

Took all the children
And then we died

Nel 2005, il tema ritorna forte in una canzone molto più riflessiva e con una musicalità più corale ed evocativa. Si tratta di Holy mountains, brano contenuto nell’album Hypnotize. Il titolo potrebbe riferirsi al Mussa Dagh, monte turco su cui nel 1915 si sono rifugiati circa cinquemila armeni. Fin da subito la canzone si apre con una reiterazione di una domanda: “puoi sentire la loro asfissiante presenza?”. Il riferimento è ai carnefici del popolo armeno, che non ha lasciato loro via di scampo.

Subito dopo, il ritornello urlato, martellante: l’accusa definitiva verso l’esercito turco che ha massacrato gli armeni. Immediatamente dopo appare la via della salvezza e della libertà. È il fiume Aras, oltre al quale si potrebbe trovare l’asilo in altri Paesi.

Liar, Killer, Demon
Back to the river Aras
Freedom, Freedom, Free, Free

I System of a Down hanno anche tenuto un concerto in Armenia, il 23 aprile 2015. Tale concerto ha concluso il tour Wake up the Souls, interamente dedicato allo sterminio degli armeni, il cui centenario cadde il 25 aprile 2015: da qui l’importanza anche simbolica del concerto. Per The Pulse of Radio il cantante della band, Serj Tankian, ha rilasciato un’intervista in cui si concentra su quanto sia dimenticato il genocidio degli armeni. Ne parla come del “primo genocidio dimenticato del secolo”.

Una dichiarazione di questo tipo fa capire quanto per Serj Tankian l’argomento sia sentito. Anche come solista, il cantante si è occupato del tema e ha scritto la colonna sonora per 1915, un film sulla strage degli armeni: il brano uscì con un anno di ritardo rispetto al film, per mantenere alta l’attenzione sull’argomento.

È proprio grazie a personaggi come i System of a Down che tuttora anche le giovani generazioni possono entrare in contatto con una delle più grandi ingiustizie della Grande Guerra, per troppo tempo posta in secondo piano.

 

 


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