Nel primo articolo della rubrica sulle rivisitazioni del mito e delle leggende abbiamo fatto la conoscenza di Rick Riordan, famosissimo e prolifico autore di fantasy per ragazzi; egli però non è certo l’unico. Al suo fianco su molti scaffali troviamo un altro esponente di spicco di questo genere, Michael Scott. L’autore irlandese non si è occupato soltanto di questo tipo di romanzi, ma è comunque molto noto per la sua serie di libri sulla figura al margine fra storia e leggenda di Nicolas Flamel. Agli amanti del genere il nome farà sicuramente accendere una lampadina di riconoscimento, se non altro quando associato alle parole “Pietra Filosofale“.

Esse figurano, infatti, nel titolo di un colosso della letteratura di fantasia degli ultimi decenni, ossia il primo romanzo della serie di Harry Potter (J. K. Rowling, Salani, 1997-2007). Anche all’interno del volume si trovano dei cenni sul suo possessore, ma la figura di Flamel non si esaurisce certo in quelle poche righe a margine. Ma chi è veramente Nicolas Flamel?

Nato a Pontoise, località francese, nel 1330, sposò una vedova di nome Perenelle, più vecchia di dieci anni, e con lei visse a lungo a Parigi, alternando diversi lavori e approcciandosi all’alchimia. Di grande interesse durante il medioevo, tale disciplina mescolava scienza e magia e tentava di scoprire i principi della trasmutazione della materia allo scopo di ricavare metalli preziosi da quelli comuni, oppure di ottenere la formula per distillare l’Elisir di lunga vita. Quest’ultimo, secondo la leggenda, tenne in vita i coniugi Flamel ben oltre la loro (presunta) morte. C’è poco di certo sulla vita e sulle imprese di questo misterioso individuo, e proprio questa nebulosità è il terreno fertile nel quale affondano profondamente le radici della saga di Scott.

Sebbene sia uno dei personaggi principali, Flamel non è certo l’unico immortale a figurare nella serie; altri esempi sono l’italiano Machiavelli, la francese Giovanna d’Arco e l’inglese John Dee, sicuramente meno noto dei suoi compari ma caratterizzato da una vita altrettanto affascinante. Fra le altre cose, fu il consigliere della regina Elisabetta I, riuscì a sopravvivere in una corte in cui l’intrigo e l’assassinio erano all’ordine del giorno, parlava molte lingue e fu persino una spia per conto della sovrana – si firmava 007, 00 a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano, e il 7 come firma personale. Vi suona familiare?

Non finisce qui; gli immortali si dividono questo palcoscenico letterario con divinità e personaggi mitologici di ogni sorta – dei egizi, greci e maya, minotauri, vampiri e creature atlantidee, divinità celtiche e norrene solo per cominciare.

La saga è una miniera di informazioni su tutte queste creature, sebbene ne rimodelli pesantemente i tratti per adattarli ai propri scopi. Anche qui, il rischio che si corre è quello di intrecciare troppo profondamente invenzioni vecchie e nuove, ma non solo la collana costituisce un ottimo punto di partenza per approfondimenti futuri, è ottimo materiale letterario di per sé.

Altro discrimine fondamentale fra questi romanzi e quelli nominati in precedenza è il pubblico a cui si rivolgono – la saga I segreti di Nicholas Flamel, l’immortale (Mondadori, 2008-2013) è pensata per un pubblico un po’ più maturo, ma comunque accessibile ad appassionati di tutte le età.
In conclusione, un’altra saga da non perdere.


 

FONTI

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