Alquanto insolito per una testata di tale portata, il The Guardian torna ad occuparsi di musica underground.

50 anni fa, attraverso la “Guide to the Underground” di Adrian Mitchell, il quotidiano britannico aveva per la prima volta analizzato l’emergente movimento Hippy e i suoi stilemi:

“The underground was considered such a potent force that broadsheet newspapers felt obliged to try and explain what was going on”

Alexis Petridis

Ora il testimone passa ad Alexis Petridis che da l’avvio a “Where is the musical underground in 2017?“, una serie di articoli a cadenza settimanale volti alla ricerca dell’underground di oggi in qualsiasi espressione musicale esso possa articolarsi e senza porsi confini geografici. Con il primo articolo che inaugura la serie, Petridis descrive le linee guida di questa ricerca.

Esiste ancora dell’espressione artistica in campo musicale che sfugga all’occhio onniveggente del Grande Fratello Internet? È ancora possibile parlare di “underground” in un presente dove il web dona visibilità a chiunque? Dove possiamo trovarlo?

Il The Guardian per rispondere a questi interrogativi si affida anche ai lettori, invitandoli ad esporre “le scene musicali che secondo voi meritano una maggiore esposizione“.

Ad oggi la serie è composta da 8 articoli oltre a quello di introduzione:

La seconda puntata passa sotto la lente d’ingrandimento come grandi brands quali Red Bull, Adidas, Vans, Timberland ecc… hanno invaso l’industria musicale. Come le grandi firme internazionali influenzano l’underground musicale? Come scelgono gli artisti da sponsorizzare? I grandi brand stanno distruggendo o alimentando l’underground?

Una carrellata di 50 album per lo più completamente sconosciuti scelti dai redattori del The Guardian. La compilation spazia su ogni possibile genere musicale (che per molti di essi è difficilmente identificabile): blues, rock, art-punk, stoner fino ad arrivare a cd descritti come “Finnish bear hunting music“. Decisamente musica per tutti i gusti e per gusti che non pensate neanche possano esistere.

Un primo piano su 5 delle più bizzare scene underground nel nord del Regno Unito attraverso le parole dei loro protagonisti. Gli artisti si raccontano al The Guardian e ciò che ne scaturisce sono storie di sale prove improbabili, criminalità e redenzione, sperimentazioni multi-genere e collaborazioni che vanno ben oltre il piano artistico.

[…] the scene has really come together to form more of a community that identifies with certain economic values, as opposed to just music taste

Unsound (Cracovia, Polonia) e Semibreve (Braga, Portogallo) sono due festival musicali che si svolgono annualmente e hanno molto più del solo intrattenimento musicale da offrire, infatti ospitano svariate installazioni tecnologiche come simulatori di realtà virtuali. I partecipanti possono ritrovarsi ad esplorare lo spazio tra i pianeti o interagire con l’evoluzione di un ecosistema, il tutto accompagnato da musica ambient. Per farvi un’idea delle esperienze che possono offrire vi consigliamo di visitare le pagine web degli eventi.

Non poteva mancare una puntata sulla scena underground forse più estrema in ambito musicale, quella generatasi dal metal. Un viaggio alla scoperta di un genere che si rifiuta di diventare mainstream, dove lo scambio di materiale su cassette è ancora all’ordine del giorno e l’etica del DIY (Do it yourself) è ancora saldamente radicata.

Un’altra carrellata di album, ancora più assurdi se possibile, questa volta stilata dai lettori. Fateci un giro se siete in cerca di nuova musica, non rimarrete delusi.

Evan ParkerJohn Edwards e Eddie Prévost parlano di cosa sia oggi l’improvvisazione musicale e della loro vita dedicata ad esibizioni senza spartiti e senza regole.

Dal caso Napster a SaoundCloud: come i siti di file sharing e streaming plasmano oggi l’industria musicale. Si può al giorno d’oggi rimanere totalmente indipendenti dalle case discografiche e sfondare nel “mainstream”?

Technology has democratised creativity