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16 gennaio 2018

Quarter-Life Crisis: la crisi dei 25 anni

Quarter-Life Crisis: la crisi dei 25 anni

“Depresso? Ma se a questa età sei così, arrivato alla mia cosa farai?”, “Ansioso? Ma cos’hai da angosciarti tu che sei giovane”, “Stressato? A vent’anni io mi mangiavo il mondo!”. Queste sono alcune delle reazioni che comunemente seguono la confessione dello stato d’animo angosciato di un venti-venticinquenne. Risposte che gettano ancor più nello sconforto chi già si trova in una condizione di crisi e che potrebbero portare a credere di essere un caso isolato, una triste eccezione. Altrettanto insensate sono le frasi preconfezionate come “Stai tranquillo, le cose verranno da sole!”, “È facilissimo, non preoccuparti”, che denotano un grave problema di empatia verso chi soffre.

Ma cos’è la Crisi di un quarto di secolo? È un fenomeno raro così come viene percepito da chi la vive? Tutto il contrario. Definita dagli esperti come come «intenso periodo di confusione e depressione», la crisi dei 25 è un problema generazionale che affligge la quasi totalità dei ragazzi di quell’età. Una fase delicata che chiude il lungo ciclo del percorso “già definito”, con la fine degli studi e, spesso, l’abbandono della casa familiare e che vede cominciare il tentativo, spesso difficoltoso, di entrare nel mondo del lavoro, di mettere effettivamente a frutto l’esperienza e la capacità di indipendenza maturati fino a quel momento. Ma perché queste sfide spaventano il 90% dei Millenials? La ragione è chiara: l’ansia per il futuro. Segnati dal profondo periodo di instabilità economica, schiacciati dalla competizione dei coetanei, altrettanto professionalmente preparati e immersi in una società che è in continua evoluzione, i ventenni di oggi devono davvero impegnarsi per riuscire a raggiungere la propria affermazione personale. I Millenials si trovano improvvisamente consci che ciò che fino a quel punto poteva essere dato per scontato richiede invece di essere ottenuto faticosamente. E non è il duro lavoro a spaventarli ma l’angoscia di volersi realizzare immediatamente, la fretta di sentirsi arrivati. Chi vorrebbe far carriera, chi sogna una famiglia, qualunque sia l’aspirazione viene avvertita come se dovesse già essere stata ottenuta. Da qui i rimpianti, dalla scelta forse sbagliata del percorso di studi alla paura di aver sprecato tempo prezioso, tutte cose che nei casi più gravi possono portare alla depressione.

Un’indagine dell’Università di Greenwich ha mostrato che su 1.100 giovani, l’86% avverte la pressione di dover avere successo tanto dal punto di vista relazione, quanto economico. Una crisi esattamente opposta a quella dei 50 anni, che generalmente sentono il bisogno di rompere le certezze e spezzare la routine.

Oggi quindi, durante il momento di transizione dall’adolescenza all’età adulta, inaspettatamente non si assaporano le mille possibilità che il futuro dispiega, ma ci si sente sopraffatti: da chi si ritrova bloccato e incapace di prendere decisioni a chi pensa di risolvere la situazione fuggendo, girando il mondo nella speranza di ritrovare un proprio centro d’equilibrio. Anche questa è la crisi di mezzo secolo: non aver ancora tutte le risposte riguardo sé stessi, non sapere che direzione prendere.

Il periodo di confusione è pertanto molto comune, non si tratta di una sciocca debolezza e questo può essere di conforto ma ciò non toglie il bisogno di reagire. Qualsiasi esperienza, anche quella apparentemente più superficiale, aiuterà a capire qual è la propria strada. Non è una rivelazione fulminea ma un lento percorso di ricerca e ciò non deve preoccupare. A volte non è necessario avere il quadro generale, basta sapere qual è il prossimo, piccolo passo da fare. E passo dopo passo si riusciranno a centrare tutti gli obbiettivi.  Scott Stossel, autore di My Age of Anxiety afferma: “Da Steve Jobs a Elon Musk, tantissime persone di successo da ragazzi erano in crisi».

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