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12 dicembre 2017

CLASSICOPOSTMODERNO: il nuovo album di Jacopo Tricoli

CLASSICOPOSTMODERNO: il nuovo album di Jacopo Tricoli

Jacopo Tricoli, cantautore romano attualmente in Piemonte, ha concesso un’intervista per Lo Sbuffo. Ci ha raccontato del suo passato e del suo futuro, ma anche del suo presente, con l’album CLASSICOPOSTMODERNO, il suo secondo album in studio, pubblicato il 29 settembre 2017 per JETI lab. Otto tracce di musica elettronica, spezzate anche dalla voce femminile di Rossana Longo (detta NEERA).

La copertina è stata curata da Elisabetta Rienzi con la collaborazione di Giacomo di Campli. La suddivisione in tre sezioni riprende il titolo dell’album e la scritta ‘’censored’’ vuole rimandare al lato trash e ironico di alcuni brani.

Ma prima di giungere al suo nuovo album, Tricoli ha compiuto un tragitto, che ha ripercorso per noi.

 

Cominciamo dall’inizio. Chi è Jacopo Tricoli e come è nata la sua passione per la musica?

“Beh, che dire, la musica fa vibrare l’anima di tutti gli esseri viventi e non da meno la mia! Per quanto riguarda invece il desiderio di comporre musica, è nato qualche mese dopo che un professore delle medie ci costrinse a suonare uno strumento: scelsi la chitarra. Confesso che le prime parole che all’epoca accostai a semplici giri d’accordi erano prevalentemente canzonatorie e irriverenti per strappare risate ai compagni!”

Quale musica ascolti quando non lavori ai tuoi brani?

“Ho sempre ascoltato tutti i generi. Sono anche un po’ pigro direi, quindi spesso e volentieri mi ritrovo ad ascoltare selezioni di amici/amiche ampliando di continuo la gamma di suoni e ritmi che inconsciamente facciamo nostri.”

Dal tuo lavoro traspare un legame con il cantautorato classico italiano. Ci sono artisti che maggiormente ti hanno ispirato?

“Senz’altro! Sono molti, adesso non vorrei fare una lista, direi solamente che mi sento fortunato ad essere italiano e poter godere di certe opere potendone cogliere le sottili sfumature che fanno dei loro autori dei grandi. Soprattutto negli ultimi anni, sempre più artisti affermano di essere stati influenzati dall’ambiente in cui hanno vissuto.”

Quanto ti ha influenzato la Roma in cui sei cresciuto?

“Roma, Roma, Roma. Un “odi et amo“! Da qualche parte c’è di sicuro e in questo secondo lavoro, ora che mi ci fate pensare, a differenza del primo, ho inserito un paio di brani che risaltano senz’altro la mia romanità. Riterrei comunque che la città sopra più volte citata avrà senz’altro plasmato il mio modo di guardare al mondo con i pro e i contro che la cosa comporta.”

Com’è nato il duo con Rossana Longo (NEERA)?

“Ros è la mia compagna di vita, una musicista, perché continuare a girare chitarra e voce? Lei suona con me io suono con lei e la pagnotta resta a casa! Anche se riteniamo entrambi di voler provare ad ampliare la formazione appena sarà possibile.”

L'immagine può contenere: 1 persona, sul palco, sta suonando uno strumento musicale e notte

Dopo il primo album, più vicino a sonorità rock/acustiche, sei passato ad una musica più elettronica. Cosa ti ha spinto a questo cambiamento?

“Quest’anno me la sentivo così, il prossimo chissà! Tuttavia ha senz’altro influenzato il tutto la presenza di un sintetizzatore Yamaha in “carne ed ossa” in casa e non più gli altamente scomodi software plugin.”

E’ un disco dal quale traspare una critica verso la società contemporanea e dagli stratagemmi quotidiani messi in atto per farci accettare dagli altri. A che cosa ti rivolgi in particolare?

“Diversi brani di CLASSICOPOSTMODERNO puntano il dito sulla pigrizia intellettuale della società moderna che spesso passa oltre le cose nella costante paura di non avere tempo per nulla di non estremamente pubblicizzato, sicuramente popolare e indubbiamente accettato da tutti. Una conseguenza possibile, come scrivo nel primo brano dell’album ma non solo, è la perdita della Libertà, intesa come Libertà intellettuale e d’espressione.”

Cosa pensi che i tuoi brani possano trasmettere a chi li ascolta?

“Oddio, domandona! Che dire, tutto il possibile! Credo che molto facciano la fantasia e l’immaginazione dell’ascoltatore con le loro infinite sfaccettature.”

Quali progetti hai per il futuro?

“Musica, per me e per gli altri. Nell’ultimo anno, per produrre CLASSICOPOSTMODERNO, ho messo su un home studio di tutto rispetto tra le Prealpi piemontesi dove aiuto artisti nella creazione delle loro opere. Sí, cavolo la produzione di un disco è una vera opera artistica e, permettetemi di dire, di alto artigianato.”

Arrivato al tuo secondo album, quale consiglio ti sentiresti di dare a chi si accinge o sogna di entrare nel mondo della musica?

“Direi di lanciarsi il prima possibile, fare musica è un lavoro e come ogni lavoro, prima si inizia e prima si impara; se poi di imparare si finisce mai… Metterei comunque in guardia su un aspetto che spesso si sottovaluta: quello del musicista, o il mestiere dello spettacolo in generale, non viene ritenuto un lavoro dalla stragrande maggioranza delle persone e questo potrebbe buttare giù. Bisogna avere coraggio, sia sul palco che fuori.”

 

 


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