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11 dicembre 2017

LA TRAVIATA EMOZIONA SONDRIO: L’OPERA VERDIANA AL TEATRO SOCIALE

LA TRAVIATA EMOZIONA SONDRIO: L’OPERA VERDIANA AL TEATRO SOCIALE

Anche quest’anno, ad aprire la stagione teatrale del Teatro sociale di Sondrio è un’opera lirica, La Traviata di Giuseppe Verdi. Dopo l’apertura nel 2015, il teatro ha ospitato diverse opere liriche, tra cui Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini e il Rigoletto, sempre di Verdi. Il successo ottenuto è evidente: il teatro è pieno e applausi scroscianti si susseguono quasi alla fine di ogni brano.

La prima rappresentazione de La Traviata risale al 1853, viene messa in atto al teatro La Fenice di Venezia. Trae ispirazione dal romanzo del francese Alexandre Dumas (figlio) La signora delle camelie. In realtà, Verdi si rifà alla rappresentazione teatrale che lo stesso Dumas mette in scena a Parigi nel 1952.

Il soggetto che Dumas ha in mente nel comporre il suo romanzo è Alphosine Plessis. Si tratta della più famosa cortigiana della Parigi di Luigi Filippo, morta tisica a soli ventitré anni nel 1947. Il nome che le viene dato dall’autore è Marguerite Gautier, che Dumas definisce in questo modo:

Era alta, molto sottile, nera di capelli, bianca e rosa in volto. […] Fu una delle ultime e poche cortigiane con un cuore.

Si intuisce che il tema trattato è proprio della modernità e implica una condanna alla corruzione dei costumi, dunque Verdi deve trovare una strategia per passare il vaglio della censura. Per questa ragione colloca la rappresentazione nell’epoca di Richelieu, anche se ci sono dei segnali chiari che permettono di capire i suoi intenti originari. Ad esempio, il valzer, ballo contemporaneo per eccellenza, assume grande importanza nell’opera di Verdi.

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La trama è semplice: la giovane cortigiana Violetta Valery conosce a una festa Alfredo Germont. La sera stessa, Violetta manifesta i primi segni della tisi: Alfredo dice che la ama e che le starà vicino. I due, dopo un breve periodo di vita assieme, sono costretti a separarsi. Giorgio Germont, padre di Alfredo, chiede a Violetta di allontanarsi perché la sua figlia minore deve sposarsi e Violetta sporcherebbe il buon nome della famiglia a causa del suo passato. Violetta si allontana, ma a una festa incontra di nuovo Alfredo, che sfoga la sua rabbia lanciandole del denaro addosso come si farebbe con una prostituta, per poi pentirsi. La malattia di Valery peggiora e la donna muore pochi giorni dopo tra le braccia di Alfredo, che ha appreso la verità dal padre.

Verdi accetta come protagonista femminile Fanny Salvini Donatelli, ma non è affatto convinto della sua scelta. Si aspetta dalla rappresentazione un fiasco totale:

Io dichiaro che nel caso si dia l’opera, non ne spero niente sull’esito, che anzi farà un fiasco completo

Sia per la scelta degli attori, sia per il tema trattato, l’opera ottiene uno scarso successo, anche se non fu il disastro presagito da Verdi.
Al contrario, si può dire che gli attori presenti sulle scene a Sondrio siano stati di notevole bravura. A catalizzare l’attenzione, sia per le capacità canore, sia per quelle teatrali, è Marta Torbidoni. Soprano molto giovane, entra perfettamente nella parte della protagonista, Violetta Valery. Il co-protagonista, amato e amante della giovane cortigiana, è Alfredo, interpretato dal tenore Alberto Profeta. Il momento di massima emozione e tensione è il celeberrimo Amami Alfredo. Le sceneggiature sono semplici ma efficaci, così che le scene di festa sono ben contrapposte a quelle drammatiche.

Senza dubbio si tratta di una performance ben riuscita: l’inizio della stagione del Teatro Sociale è promettente. Bisogna ricordare anche l’importantissima presenza del Coro dell’Opera di Parma e dell’Orchestra sinfonica delle terre Verdiane, diretta dal maestro Stefano Giaroli.


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