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12 dicembre 2017

MISHKA HENNER: IL PRODOTTO DIGITALE PRESENTATO COME OPERA D’ARTE

MISHKA HENNER: IL PRODOTTO DIGITALE PRESENTATO COME OPERA D’ARTE

A partire dalla rivoluzione industriale del diciottesimo secolo, il nostro mondo ha preso a correre lungo la scoscesa strada del progresso. La tecnologia ha subìto e continua a subire enormi e numerosissime modifiche nel corso dei decenni, sviluppandosi di minuto in minuto.

In questa situazione d’instabilità, gli artisti hanno assunto posizioni diverse nei riguardi di quest’evoluzione. Molti si sono opposti alle novità, ritenendo che l’arte, quella “vera”, fosse quella della mimesi, e che il bravo artista la dovesse creare con le proprie mani e le proprie abilità conoscitive; altri al contrario hanno cavalcato l’onda del progresso tecnologico, inventandosi nuovi modi di rapportarsi all’arte.

Uno di questi nuovi movimenti artistici è quello dell’appropriation art, iniziata nel primo Novecento con il movimento dadaista e cubista, e portata in auge nel nostro secolo.
Mishka Henner è sicuramente uno dei suoi maestri.

Henner è un artista belga, nato nel 1976, trasferitosi presto in Inghilterra, dove risiede tutt’oggi. Qui ha frequentato l’università e il Goldsmith College, dove si è diplomato nel 1998.
Henner è un fotografo e un artista che lavora a stretto contatto con i prodotti della tecnologia e del digitale, che oggi ha a disposizione chiunque.

Mishka Henner

Dal 2010 inizia questo suo interesse verso il ruolo della fotografia all’interno della nostra epoca le cui parole chiave sono ‘globalizzazione’ e ‘mezzi di comunicazione di massa’, un’era in cui l’arte tradizionale non ha più senso di esistere, e forse anche la fotografia ha raggiunto il suo limite di vita.
Henner crea le proprie opere d’arte ponendosi in quest’ottica: se la fotografia può ancora avere un ruolo nell’arte, non può averlo nella sua.
Ad Henner interessano le immagini, non tanto il loro processo di creazione. Non deve essere per forza l’artista, per quanto esso sia anche un fotografo professionista, a scattare le fotografie. Quest’obiettivo è sorpassato, è obsoleto.

La prima opera di appropriation art di Henner tratta proprio questo tema.
Photography Is è un libro d’artista creato nel 2010, in cui l’autore ha estrapolato più di 3.000 frasi da numerosi libri che trattano l’arte della fotografia, e le ha unite in questo volume di 200 pagine, creando un risultato caotico e confuso, ma anche interessante.

Photography Is, 2010

Questa prima opera apre la strada alle altre, che seguono lo stesso processo di riflessione.
Henner è un fotografo che non scatta fotografie. Si limita a rubarle, estrapolandole dal loro ambiente originario e inserendole in uno nuovo, come un dadaista avrebbe fatto un secolo fa.

Ci sono due opere che più di altre si prestano a presentare questa tecnica. Si tratta di Dutch Landscapes (2011) e No Man’s Land (2011-2013).

Entrambi sono libri d’artista che presentano un contenuto rubato, come il lavoro del 2010.
Entrambi sono stati creati grazie a due strumenti tecnologici accessibili a tutti: Google Earth e Google Street View.

Dutch Landscapes presenta un centinaio d’immagini prese dal satellite, di luoghi che il governo olandese ha deciso di nascondere dal software di Google Earth quando è stato lanciato nel 2005. Non è una pratica inusuale questa, moltissimi Paesi l’hanno fatto. Henner scelse l’Olanda, perché notò che uno Stato relativamente così piccolo aveva un gran numero di luoghi nascosti.
Inoltre, ogni Stato ha un proprio modo di censurare le fotografie, e quello olandese è uno dei più interessanti visivamente: il luogo censurato viene coperto da un patchwork colorato, composto dai colori campionati in quella stessa fotografia. Si crea quindi una strana armonia, che Henner ha voluto rubare e riproporre in forma artistica.

Dutch Landscapes

In No Man’s Land l’artista ha utilizzato Google Street View, dunque un punto di vista più ravvicinato. Questa volta i soggetti scelti sono le strade d’Italia e Spagna. E le loro prostitute.
Il titolo intende infatti richiamare quel senso di desolazione che vige nelle fotografie, dove gli unici personaggi sono le donne in attesa ai lati delle strade.

No Man’s Land, 2011-13

In entrambi i casi, Henner non ha modificato le fotografie prese da Google in alcun modo. L’artista dunque, nella sua concezione, è tale anche se non crea.
Decontestualizzare e ricontestualizzare l’oggetto basta a fare di Henner un artista. E con lui molti altri.
L’appropriation art diventa sempre più popolare con il passare dei decenni, e sono sempre più numerosi gli “artisti non artisti”, coloro che producono senza creare.


 

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