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12 dicembre 2017

Arte cimatica: quando il suono genera la forma

Arte cimatica: quando il suono genera la forma

“Nada Brahama” ( = il mondo è suono) – in sanscrito, tecnica meditativa di Osho
“In principio era il Verbo” – dal vangelo secondo Giovanni

Per qualsiasi credenza o cultura che scegliamo di adottare, vi scoviamo in ognuna il pensiero generale secondo cui l’universo è uno spazio energetico manifestato da vibrazioni. Ciò significa che ogni cosa esistente fa parte di un insieme di suoni, in cui le singole parti interferiscono reciprocamente a seconda della risonanza sonora emanata.
Nella storia dell’umanità, possiamo dare per assodato che la musica abbia da sempre avuto un forte impatto nelle varie forme di fede: ci si avvale dai tempi più remoti di danze e musiche rituali, ma soprattutto si ritiene da secoli che la combinazione tra suoni e parole dia accesso al trascendente.

Andando oltre l’aspetto spirituale e metafisico del suono, possiamo vedere come anche la scienza si sia interrogata sugli effetti sonori, ed abbia quindi studiato e sperimentato la materia nelle sue molteplici implicazioni.
Nel 1787, il giurista, musicista e fisico tedesco Ernst Chladni (Wittenberg, 1756 – 1829) pubblicò il suo sensazionale libro: “Entdeckungen über die Theorie des Klanges ( = Scoperte sulla teoria dei suoni), nel quale rivela di aver escogitato un metodo per rendere visibile ciò che le onde generano, dimostrando per la prima volta che il suono influisce oggettivamente sulla materia fisica, e che sia persino in grado di generare disegni geometrici.

A sostegno delle sue scoperte, ci perviene (già dal V secolo a.C.) il famoso aforisma di Pitagora secondo cui la geometria è “musica cristallizzata”.

Ma scendendo nel dettaglio, l’esperimento di Chladni consisteva nel far vibrare un arco di violino su una sottile lamina di metallo per mezzo del tonoscopio, strumento da lui utilizzato, su cui distribuì una piccola quantità di sabbia.
Allo scorrere dell’archetto, e quindi alla sua emissione del suono, scoprì che la sabbia si separava andando a formare meravigliose forme simmetriche.

Ernst Chladni – patterns, tab 2

In base a questa osservazione, Chladni fonda la scienza (o pseudoscienza) della Cimatica (da “Kyma”, onda). Ma venne presa seriamente in considerazione solo nel ventesimo secolo, per merito dello scienziato svizzero Hans Jenny (Basilea, 1904 – 1972).

Nella comprensione degli effetti delle vibrazioni sonore, anch’egli adottò un approccio empirico nella ricerca, servendosi di apparecchiature moderne e delle loro interazioni con molteplici materiali.
Con sua sorpresa, scoprì che per ogni suono prodotto corrispondevano figure specifiche.
Ad esempio, per ogni frequenza e ampiezza dell’onda sonora, la forma che si andava a creare variava: all’aumento della frequenza cresceva altrettanto la complessità degli schemi, mentre all’incremento dell’ampiezza i movimenti delle figure diventavano ancor più rapidi e potevano anche sobbalzare in aria.
Di conseguenza, la forma creata si dimostrava essere il risultato di una funzione tra le caratteristiche di un’onda sonora ed i materiali utilizzati.

Onde sonore

Wave pattern, Hans Jenny work of Cymatics, 1967

“Il suono non è caos disorganizzato. Si tratta di un modello (pattern) dinamico, ma ordinato. ”
– Dr. Hans Jenny

Il suo esperimento proseguì applicando alcune parole di antichi linguaggi (quali elemento sonoro), come il sanscrito e l’ebraico, da cui constatò che le figure emerse dalle frequenze corrispondevano effettivamente ai simboli alfabetici delle stesse lingue prese in considerazione.
Ciò vale anche per i mantra vedici, ovvero per i suoni applicati nella meditazione: pronunciando il mantra “Om”, considerato dagli induisti come il suono di origine dell’universo, si vedeva corrispondere come immagine l’esatto yantra del suono, nonché l’esatta figura rappresentata dai libri sanscriti,
Queste prove ci fanno comprendere come gli antichi fossero già a conoscenza della relazione esistente tra il suono e la forma tangibile.

Chakra patterns, induist yantras

Ma lo scienziato non si fermò qui: notò infatti che la struttura prodotta dalla musica fosse simile a quella di un tessuto cellulare di un essere vivente. Ne intuì che si potesse trovare un valido rimedio di guarigione, considerando che le frequenze agiscono anche sulle cellule, ed in particolare a livello cerebrale. In un contesto più ampio, aggiunse che la vita fosse il risultato delle vibrazioni specifiche di ogni cellula, e che ogni cellula avesse il suo suono determinato, la sua nota.

L’insieme delle teorie e riflessioni di Chladni e Jenny gettarono importantissime basi nella disciplina dell’acustica, ed indubbiamente, le loro sperimentazioni diedero inconsapevolmente un enorme contributo anche nell’arte contemporanea.

L’arte cimatica si serve per l’appunto delle conoscenze precedenti, e ne fa largo uso nella realizzazione di installazioni multimediali e performance audiovisive.
Uno dei massimi esponenti contemporanei è indubbiamente l’artista e compositore Alva Noto, pseudonimo di Carsten Nicolai (Karl-Marx-Stadt, 1965).
La sua produzione consiste in video-installazioni basate su composizioni elettroniche prodotte tramite computer: in questo modo Alva Noto traduce il suono in immagini, proprio come fecero gli stessi Chladni e Jenny.
Nello specifico, le immagini proiettate sono forme geometriche astratte e complesse, che variano in base a frequenza ed intensità scelte nella composizione.

Alva Noto + Opiate – Opto File 2 – 2001

L’artista è conosciuto in tutto il mondo soprattutto come musicista nel genere della IDM (Intelligent Dance Music). Fondatore dell’etichetta discografica “Noton”, dal 2009 viene rinominata “Raster Noton” per la collaborazione con la “Raster Music” di Frank Bretschneider e Olaf Bender.
Mentre la sua strada con l’arte cimatica può vantare varie esposizioni dal calibro Guggenheim di New York, San Francisco Museum of Modern Art, Nippon Telegraph and Telephone di Tokio,Tate Modern di Londra e Biennale di Venezia.

Un altro artista degno di nota in questo tunnel sperimentale è il giapponese Ryoji Ikeda (Gifu, 1966).
Sia in ambito musicale che artistico, per vasta produzione e stile, Ikeda è accostato solitamente ad Alva Noto, e non a caso i due si sono ritrovati a collaborare nella realizzazione di un album: “Cyclo” (Noton, 2001).
Ma Ryoji Ikeda differisce dal precedente per una diversa vocazione. Si muove principalmente nel mondo del glitch: termine informatico che indica un picco sonoro improvviso causato da un insieme di errori non previsti da un sistema.
Gli “scarti” informatici prendono forma attraverso performance o installazioni, realizzate tramite un dj set e lunghe pareti multimediali, sulle quali passano particolari motivi grafici ispirati dai tipici effetti audiovisivi di un malfunzionamento di un monitor. Ora il suono si avverte ripetitivo quanto inaspettato, nell’immersione totale di un genere che offre infinite possibilità di variazione tecnica e ritmica.

Ryoji Ikeda :: the planck universe [macro], JUN 21 – AUG 9 2015, ZKM, Karlsruhe, DE

La performance multimediale, difatti, non si limita al solo puro gusto estetico: a dispetto dell’informatica statica, gli “errori di sistema” di Ikeda offrono allo spettatore una straordinaria esperienza multisensoriale.

L’evoluzione della cimatica, dunque, è arrivata ad un punto davvero affascinante, sebbene sia tutt’ora in via di sperimentazione. Ma di per certo, escludendo l’ambito artistico, essa rappresenterebbe solo una pseudoscienza non del tutto appurata e non così poliedrica, come invece ci dimostrano i due artisti prima citati.
Si tratta dunque di una disciplina dal potenziale infinito, che cela in sé un’antica verità, ancora capace di dispiegarsi in ogni forma possibile.


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