05:41 am
12 dicembre 2017

Quellavoltache anche noi come le anatre

Quellavoltache anche noi come le anatre

Alzi la mano chi non ha mai guardato un animale e pensato immediatamente a qualcuno di sua conoscenza. Chi in una bertuccia non ha mai visto il proprio fratellino dispettoso? O in un maiale il proprio fidanzato al suo peggio? Può succedere allora di studiare le anatre e di non poter fare a meno di pensare ad Asia Argento.

Forse non tutti conoscono quella che tra i germani reali (Anas platyrhynchos) sembra essere una pratica comune: un gruppo di maschi isola e aggredisce sessualmente una femmina che, tra le altre cose, spesso finisce per rimetterci anche le penne (è proprio il caso di dirlo). Uno stupro di gruppo, insomma. Ma non è tutto, perché le vittime vengono poi violentate una seconda volta dai loro compagni maschi.

Germano reale femmina (a sinistra) e maschio (a destra)

Charles Robert Darwin ci ha spiegato che per ogni comportamento frequente è altamente probabile (benché non necessaria) una spiegazione in termini di selezione naturale. Nel caso del germano reale, la spiegazione è da ricercarsi presumibilmente nella lotta per la discendenza. Il compagno mette il proprio sperma in competizione con quello degli aggressori.

Fotografia di Charles Robert Darwin nel 1881

Questa doppia aggressione può far pensare al modo in cui una certa parte dell’opinione pubblica in Italia sta affrontando gli innumerevoli casi di molestie e violenze sessuali venuti allo scoperto dopo quello di Asia Argento. Invece che sull’aggressore, l’attenzione e l’aggressività vengono dirottate sulla vittima. La si colpevolizza, la si fa sentire complice delle violenze subite, facendole violenza una seconda volta. La spiegazione di questo comportamento non è semplice, ma tentar non nuoce.

Chi raccoglie la testimonianza di un’aggressione ha due possibilità: prendersela con l’aggressore o prendersela con l’aggredito. Nel primo caso il corollario è semplice: si deve fare qualcosa di concreto in favore dell’aggredito (vendetta privata o lotta pubblica). Questo però comporta tempo e fatica o, nel caso in cui non si possa far niente (l’aggressione è avvenuta troppo tempo prima o l’aggressore è troppo potente), una sgradevole sensazione di mancanza di controllo. O ci si mette davvero in gioco, o ci si sente impotenti.

Ma ecco il trucco. C’è sempre una seconda soluzione più a buon mercato: prendersela con l’aggredito. La colpa è sua perché s’è cacciato in una certa situazione, non gli ha opposto resistenza o (peggio ancora) l’ha incoraggiato col suo silenzio. Questo atteggiamento può essere utile perché fa sentire meglio, e sentirsi meglio può avere effetti positivi su un’ampia gamma di funzioni corporee (tra cui il sistema immunitario), aumentando così le chance evolutive dell’individuo. S’è trovato un presunto colpevole (senso di controllo) e per giunta più innocuo rispetto all’aggressore, ma soprattutto ci si sente delle persone migliori (senso di superiorità: “Io al posto suo avrei fatto così…”). E si finisce per comportarsi come il germano reale. Invece di stare dalla parte delle vittime, si diventa a propria volta colpevoli.

FONTI

La follia degli stolti. La logica dell’inganno e dell’autoinganno nella vita umana, Robert Trivers, Einaudi, Torino 2013

L’infanzia dell’estetica. L’origine evolutiva delle pratiche artistiche, Ellen Dissanayake, Mimesis Edizioni, Milano 2015

Per saperne di più leggi anche: http://losbuffo.com/2017/11/18/troia-o-pazza/

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