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22 aprile 2018

Quanto vale davvero la vita di una persona?

Quanto vale davvero la vita di una persona?

Questo articolo vuole iniziare con una, apparente, semplice domanda: quanto vale la vita di una persona? Leggendo, saremmo tutti portati a rispondere dentro di noi “ha un valore inestimabile, non ha prezzo”, eppure, non ovunque è così. Era il 1948, anno in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani vietò la schiavitù in ogni sua forma: un grande passo in avanti era stato fatto, la presa di coscienza di quanto orrore si era propagato nel mondo per anni era avvenuta. Ma questo male era riuscito a impiantare le sue radici nel profondo della meschinità umana. Risale al 14 novembre 2017 l’agghiacciante notizia proveniente dalla Libia: migranti venduti all’asta come schiavi a partire da 400 euro,  meno di quanto pagano per arrivare fino a lì.

E’ stato un reportage della CNN (un’emittente televisiva statunitense) a rivelare la terrificante realtà che si abbatte lungo le coste africane. Se da un lato, dunque, sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare; dall’altro i mali da debellare sono sempre più incalzanti. Sono le prigioni libiche i luoghi su cui si è puntata la cinepresa per far luce su una realtà oscura e nota allo stesso tempo: maltrattamenti, stupri, privazioni dei beni di prima necessità. E ancora una volta i protagonisti sono loro: giovani uomini e donne, costretti a condizioni di vita insostenibili, venduti come merci per qualche centinaia di euro, concessi in questo modo al “miglior offerente”. Sono le loro prestazioni fisiche (forza, robustezza, resistenza) a determinare il prezzo del loro destino e i loro futuri padroni, avidi di odio e privi di valori, non mostrano segni di tentennamento, di esitazione o rimorso per quello che stanno facendo, al contrario. Si assiste ad una vera e propria corsa all’asta, una gara per non farsi scappare lo schiavo più produttivo. (video)

Ma qual è il fattore scatenante che ha portato a un disfacimento degli antichi valori conquistati?
L’ONU, con tenacia, fermezza, e severità, denuncia l’Ue di non essersi presa le giuste e dovute responsabilità nella gestione e protezione dei migranti. A queste accuse, però, l’Europa si difende, ribadendo i progetti portati a termine, l’assistenza data e i finanziamenti effettuati. Ma il fermare su carta gli aiuti dati non basta quando ci si trova proiettati davanti la vita di migliaia di persone, fermate, incarcerate, e che per disperazione e paura non osano ribellarsi, accettando una vita in schiavitù.

Informiamoci, non chiudiamo gli occhi davanti a ciò che accade al di là della nostra quotidianità, ampliamo le nostre conoscenze, e impariamo a denunciare con forza e determinazione i continui soprusi che persone, vite umane, sono costrette a subire per la sola speranza di poter credere in un futuro migliore per sé stessi e la loro gente.

 

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