Nel marzo 2001 i talebani distrussero due colossali statue di Buddha situate nella valle di Bamiyan in Afghanistan. La statua più alta misurava 53 metri ed era stata realizzata più di 1500 anni fa, mentre la sua compagna era alta 38 metri e risaliva a 1800 anni fa. Esse, erano state scolpite direttamente nella roccia da alcune comunità buddiste che avevano impiegato secoli per portarle a termine. La furia estremista impiegò invece meno di un mese per cancellarle per sempre.

Nicchie dei resti delle statue di Buddah. Valle di Bamiyan, Afghanistan.

Le due statue erano già state precedentemente attaccate dallo scià di Persia Nadir Shah nella prima metà del XVIII secolo. Esse sopravvissero al feroce attacco, riportando tra l’altro pochissimi danni. Il miglioramento dei mezzi bellici nell’ultimo secolo ha permesso infine ai talebani, di portare a compimento il desiderio dello scià. Dopo giorni di resistenza i due colossi caddero sotto i colpi implacabili della dinamite. Oggi rimangono solo le due nicchie in cui erano collocate le statue a testimoniare la grandiosità dell’opera e, a farsi metaforicamente portatrici del vuoto lasciato nella popolazione locale che ha perduto un elemento fondamentale della sua identità culturale.

Nicchie dei resti delle statue di Buddah. Valle di Bamiyan in Afghanistan

Ma se il progresso nel campo bellico ha permesso la distruzione dei Buddha, il miglioramento nel campo della tecnologia ha anche reso possibile la loro restituzione. Purtroppo non esiste ancora mezzo che possa restituirci le due statue originali, che sono andate perdute per sempre, ma grazie alle nuove tecnologie è stata resa possibile una riproduzione virtuale dei due Buddha: nel giugno 2015, grazie al sostegno di due coniugi cinesi, Zhang Xinnyu e Liang Hong, la statua del Buddha maggiore è tornata a vivere per una notte grazie all’utilizzo del laser, che ha permesso una proiezione in 3D della statua all’interno della nicchia in cui era collocata.

Riproduzione 3D del Buddah Maggiore

La ragione di tanta aggressività contro queste due statue è stato il timore da parte dei musulmani iconoclasti che i due monumenti un tempo idolatrati, potessero di nuovo venire venerati. I Buddha di Bamiyan furono tra le prime vittime della furia estremista che negli ultimi anni ha causato la distruzione di una parte importante del patrimonio artistico e culturale dell’Oriente.

Bisogna però ricordare che anche l’Occidente in passato ha subito perdite significative ha causa dell’iconoclastia. Si prendano ad esempio le magnifiche cattedrali francesi, che ancora oggi portano i segni della furia rivoluzionaria che si abbatté sul paese verso la fine del XVIII secolo. Le “vittime” quella volta, furono centinaia di statue poste sulle facciate delle cattedrali; come quelle della Galleria dei Re sulla facciata di Notre-Dame de Paris, la quale venne però fortunatamente salvata in quanto era stata convertita in tempio della Ragione. La stessa fortunata sorte non toccò però all’Abbazia di Cluny che venne quasi completamente distrutta durante la rivoluzione e successivamente utilizzata come cava di pietra fino al 1813. Ancora una volta, nel caso di Cluny, le nuove tecnologie hanno permesso un piccolo miracolo. Grazie infatti alla realtà virtuale è stata resa possibile la restituzione dell’abbazia nello stato in cui si trovava mille anni fa. Il visitatore che oggi si reca a Cluny può dunque farsi un’idea della grandiosità dell’abbazia attraverso le immagini virtuali, fruibili da schermi flessibili.

Il caso di Cluny e quello dei Buddha di Bamiyan, sono esemplari nella dimostrazione che le nuove tecnologie possono essere una grande risorsa nel campo del patrimonio artistico e culturale.

L’iconoclastia non è però molto probabilmente l’unica ragione che ha portato alla distruzione dei Buddha. Il gesto dei talebani infatti è stato percepito come un’offesa rivolta all’Occidente; a confermare questa tesi le parole del Mullah Mohammed Omar, che nell’aprile 2004 dichiarò:

“Io non volevo distruggere i Buddha di Bamiyan. Alcuni stranieri vennero da me e dissero che avrebbero voluto restaurare le statue che erano state lievemente danneggiate a causa delle piogge. Questo mi scandalizzò. Pensai “questa gente insensibile non ha riguardo delle migliaia di esseri umani che muoiono di fame, ma sono così preoccupati per oggetti inanimati come i Buddha”. Questo era estremamente deplorevole, e questa è la ragione per cui ne ho ordinato la distruzione”.

 


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