16 novembre 2018

Un requiem per i cellulari Windows Phone

Un requiem per i cellulari Windows Phone

Alla fine è arrivato il giorno che tutti i possessori di un cellulare Windows Phone da un po’ di tempo temevano: l’annuncio da parte di Microsoft della morte del progetto mobile. Non si può certo parlare di una notizia arrivata a sorpresa, perché è ormai forse da anni che quasi unanimemente se ne decreta il fallimento. Praticamente fin dall’inizio a Windows Phone questo fatale destino è stato augurato o scongiurato, ma in un senso o nell’altro da tutti è sempre stato inevitabilmente preso in considerazione.

Perché il lavoro di Microsoft nel mondo cellulare è sempre sembrato così pesantemente predestinato al fallimento? Gli inizi in realtà erano stati promettenti: Microsoft si può quasi dire che era stata tra le prime software house a intuire le potenzialità computazionali dei dispositivi di piccole dimensioni, capaci, dietro opportuna ottimizzazione, di far girare anche delle versioni in miniatura dei sistemi operativi desktop. Quando, tra la fine degli anni ’90 e gli inizi degli anni 2000, fecero la loro prima comparsa dispositivi mobili come i palmari, Microsoft poteva vantare una versione così ottimizzata di Windows che dava quasi l’impressione di avere tra le mani a tutti gli effetti un piccolo PC. Ma con l’arrivo degli iPhone fu proprio questa impressione il principale svantaggio della piattaforma mobile di Microsoft. Di fronte alla rivoluzione portata da Steve Jobs nel mondo mobile, con il touchscreen e la novità assoluta delle app, che andavano a sostituire i complicatissimi programmi da installare solo con l’aiuto di smanettoni, Microsoft, dopo un primo periodo di incertezze (memorabile l’uscita di Steve Ballmer, CEO di Microsoft all’epoca, secondo cui uno smartphone senza pennino non avrebbe mai avuto speranze), decise di ricostruire da 0 il suo sistema operativo dedicato ai cellulari. Sarebbe stato solo il primo di una lunga serie di continui (e fallimentari) reboot, che hanno sempre più reso irriconoscibile la piattaforma Windows in ambito mobile. Infatti Windows Phone 7, quando uscì nel 2010, non aveva a livello grafico praticamente nessun legame con la versione desktop corrispondente (Windows 7). E la sua innaturalità trascinò nel disastro pure la sua successiva vera e propria controparte desktop, Windows 8, che, percepito come una trasposizione su PC di un Windows Phone 7 già ampiamente criticato e falcidiato dalle scarsissime vendite, con il suo clamoroso insuccesso rischiò per la prima volta di incrinare la supremazia assoluta di Microsoft non solo nel settore mobile, già ormai perso, ma addirittura anche in quello dei PC/portatili.

Eppure quell’alone di innaturalità, diversità e perfino di erroneità, che ha sempre accompagnato Windows Phone, non è sempre stato meritato. Nonostante tutto, il suo è stato un insuccesso di successo. Non poco di ciò che oggi sono le principali piattaforme mobile iOS e Android lo si deve anche al fratello dimenticato, Windows Phone. Microsoft fu la prima ad andare verso una soluzione di ecosistema, facendo progressivamente convergere in quella direzione tutti i suoi sistemi operativi desktop, mobile e IoT. Già ai tempi di Windows 8 e Windows Phone 8 i risultati erano estremamente promettenti rispetto a competitors come Android, che ancora oggi continua a essere una soluzione esclusivamente mobile, e a iOS-MacOS, per l’utenza comune troppo sbilanciato sul lato mobile rispetto a quello desktop. Perfino a livello tecnico e di hardware i Lumia hanno presentato soluzioni innovative poi strombazzate come rivoluzionarie quando riprese dagli altri produttori. Il riconoscimento dell’iride che quest’anno è stato lanciato da Apple come l’ultimo ritrovato tecnologico in realtà ha fatto la sua prima comparsa sui Lumia 950 nel lontano 2015. Samsung nella presentazione della nuova gamma Galaxy S8 ha puntato molto sull’estrema versatilità garantita dai propri cellulari che, tramite un’apposita dock, si possono all’occorrenza trasformare in qualcosa di simile a un computer: esattamente ciò che Windows 10 Mobile, l’ultima incarnazione dei Windows Phone, ha permesso di fare da tempo con Continuum, oltretutto in un ambiente, a differenza di Android, molto più vicino a quello desktop. Ma in quest’ultimo caso è proprio la stessa Microsoft che ha collaborato con l’azienda coreana per riportare in versione migliorata Continuum su Android.
Anche a livello grafico la purezza minimale e l’estrema stilizzazione che ha sempre segnato il sistema operativo mobile di casa Microsoft, nonostante la sua fama di ambiente lugubre, ha costituito uno spartiacque nel design informatico, ponendo le basi per uno stile comune a tutte le piattaforme, più semplice, più testuale e più touch friendly rispetto all’epoca delle ombreggiature, dei mini pulsanti senza ordine e delle animazioni selvagge.

Windows Phone esce di scena, rimpianto da pochi, dimenticato nei suoi meriti praticamente da tutti, anche, e forse soprattutto, da chi ne è stato un assiduo utilizzatore. Sì, perché ciò in cui Microsoft ha particolarmente fallito è stato la comunicazione sui progressi, sui miglioramenti e sulle ragioni di particolari scelte (come i mancati aggiornamenti o i problemi relativi a app mai arrivate su Windows). Gli stessi utenti Windows Phone così sono diventati i maggiori ambasciatori dell’odio verso la piattaforma. Del resto, a ulteriore riprova di una comunicazione non all’altezza, sono bastati due tweet striminziti di un dirigente Microsoft per dare il benservito a un sistema operativo che, nel bene e nel male, ha fatto la storia del mondo mobile. Oltretutto non un dirigente qualunque, ma il volto mediatico di Windows Phone, proprio chi era stato a capo di tutto il progetto mobile di Microsoft. Se questo non è un segno eloquente…

 

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