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20 maggio 2018

“Rispetto”, di Niccolò Ammaniti

“Rispetto”, di Niccolò Ammaniti
Niccolò Ammaniti

Rispetto di Niccolò Ammaniti è un racconto di una crudeltà esplicita e atroce, che ancora una volta, non smentisce la peculiarità del suo autore: il realismo.

Copertina di Fango, raccolta di racconti contenente “Rispetto”

Colpendo allo stomaco, si rivela capace di far aprire gli occhi, specialmente ai giovani.

Rispetto” è il più duro e sanguinoso racconto della raccolta “Fango”, pubblicato per la prima volta nel 1996 da Mondadori.

Ammaniti racconta una vicenda terribilmente attuale, ambientata ai nostri giorni. Il racconto si apre su un auto, che sappiamo essere guidata da un ragazzo, in compagnia dei suoi amici. Di loro non si sa niente, di uno solo si conosce il nome, ma non conta, non è importante. Sono dei giovani che bevono birra e, ubriachi, raggiungono una discoteca. L’atteggiamento spavaldo, sprezzante e odioso dei protagonisti li etichetta fin dall’inizio come estremamente negativi.

La musica che rimbomba ad un volume altissimo, che pulsa nelle orecchie e entra dentro, le luci che creano un’atmosfera onirica, da incubo – in questo caso – non fanno altro che suggerire al lettore un funesto seguito. L’aria diventa oppressiva, troppo caotica, tesa. Il lettore prova un senso di angoscia che è anche claustrofobia.

Il tragico epilogo sembra inevitabile nel momento in cui compaiono sulla scena tre ragazze, descritte come frivole, ingenue e deboli, al limite dell’immaturità più incosciente; ubriache anche loro. Ammaniti rivela che si chiamano Maria, Paola e Amanda, tragico riconoscimento che l’autore sembra voler dare alle tre vittime. La loro morte, immotivata e brutale, disumana e animalesca, avviene dopo un bagno in mare e un tragico stupro.

Dopo la nottata in discoteca, infatti, le tre ragazze decidono di seguire gli altri sulla spiaggia, mentre chi legge urla loro di non farlo, conscio che niente di buono avverrà nelle righe successive. La prima a scomparire dietro ad una duna, seguita da Enrico, il primo carnefice, è Amanda. Ammaniti non rivela esplicitamente che sarà la prima vittima di violenza sessuale, ma tutto il contesto non lascia dubbi riguardo alla scena di cui il lettore è ignaro.

La seconda vittima è quella che muore nel modo più atroce: un ombrello arrugginito in un occhio, poi, nello stomaco. Per Paola, definita come la più bruttina e ai margini del racconto, non c’è pietà. Aspetta le amiche, che non arrivano. Sono morte entrambe: l’ultima amica è stata soffocata sotto la sabbia e Paola viene investita.

Lo stile del racconto è scarno, conciso e diventa particolarmente spietato, volgare, in questa breve pagina. L’autore, con un intento estremamente realistico ed incisivo, utilizza volutamente un turpiloquio eccessivo, fastidioso.

Immagine correlata

Copertina Gioventù Cannibale

Viene spontaneo chiedersi se questo tipo di linguaggio riesca realmente a rendere la brutalità delle scene che descrive o non faccia altro che rendere ancora più intollerabile la narrazione, già brutale di per se stessa.

Bisogna ricordare l’appartenenza di Ammaniti, almeno agli esordi, al gruppo dei cosiddetti “autori cannibali” (dall’antologia ‘Gioventù cannibale’, edita per Einaudi) o al “genere pulp” (dal film ‘Pulp fiction’ di Quentin Tarantino).
Questi autori sono caratterizzati da un lessico volutamente ed esplicitamente crudo e dalla commistione di letteratura alta e letteratura popolare.

Il lessico popolare, appunto, particolarmente basso e scurrile, delinea una classe estremamente illetterata e marginale. Ci verrebbe da dire che si tratti di una situazione-limite, quella che ci viene raccontata, ma è proprio così?

Secondo l’Istat, sono aumentati, negli ultimi anni, i casi di stupro e, in generale, di violenza sulle donne. Circa la metà delle donne in età tra i 14 e i 65 anni hanno subito, nell’arco della loro vita, ricatti sessuali. Spesso questi atti sono compiuti su vittime sconosciute da altrettanti carnefici del tutto estranei.

Quante volte capita di sentire di casi di efferata violenza alla televisione o di leggere terribili notizie sui giornali?

In conclusione, dunque, è possibile affermare che questo racconto può piacere o non piacere e si può essere più o meno d’accordo sul modo in cui la vicenda viene narrata, ma esso cerca l’empatia del pubblico, mettendo in luce una realtà disumana, spesso poco nota, a cui tutti dovremmo prestare maggiore attenzione.


FONTI
Niccolò Ammaniti, Fango, 2014, Einaudi
Repubblica
Istat

 

 

 

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