16 novembre 2018

Quanto è efficace la wearable technology contro le molestie?

Quanto è efficace la wearable technology contro le molestie?

L’arma più usata, efficace ed abbordabile contro molestie ed aggressioni per strada, finora, è probabilmente lo spray al peperoncino, che qualsiasi ragazza prima o poi si ritrova a possedere ed appendere al proprio mazzo di chiavi.

Fortunatamente, non è l’unica risposta alle molestie di strada.

Per nostra fortuna, viviamo in un’era incredibilmente tecnologica. Sebbene spesso siamo i primi a rimuginare con nostalgia sui bei tempi che non conoscevano telefonini e diavolerie annesse, è innegabile che la tecnologia abbia fatto molti più favori che danni. Altroché. La maggior parte delle innovazioni figlie del ventunesimo secolo è stata possibile grazie allo sviluppo tecnologico.

Esiste, ad esempio, un gran numero di applicazioni, gratuite e sviluppate per qualsiasi sistema operativo, programmate per allertare e condividere le proprie coordinate con una lista prestabilita di contatti in caso di pericolo. È il caso di S.H.A.W. (Soroptimist Help Application Women), un’applicazione disponibile in tutti gli stati UE che permette con un clic di collegarsi con il 112 in situazioni di emergenza. 

Un altro strumento figlio della digitalizzazione e dalla grande potenzialità nella battaglia contro le violenze di strada è la wearable technology.

Nel Novembre 2015, in concomitanza con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, OpsObjects e Spindox hanno lanciato OpsLife: un braccialetto che oltre al design tipico dei gioielli Ops! vanta un ciondolo che, premuto due volte, manda un segnale di allarme ad una lista di persone preselezionate. Includendo la funzione di condivisione delle proprie coordinate, il gioiello ha una funzione simile a quella delle app, ma potrebbe risultare più pratico in una situazione in cui serva maggiore cautela, ed in cui si potrebbe non avere la possibilità di tirare fuori il proprio cellulare.

Nello stesso periodo, ROAR for Good ha prodotto un dispositivo, battezzato Athena, con funzionalità simili a quelle di OpsLife. In aggiunta, Athena può anche generare un allarme ad altissimo volume, comprovato deterrente in molti casi di aggressione. A differenza di OpsLife, Athena può essere applicato a borse o cappotti come una clip, invece che essere solamente indossato come ciondolo. Di sicuro, la produzione di questi dispositivi di sicurezza portatili è un importante passo in avanti. Ma questo tipo di device è tuttora limitato da diversi fattori.

Innanzitutto, è difficile testarne l’efficacia, in quanto sarebbe complicato simulare l’esatta dinamica di una situazione di pericolo. Tuttavia, avere sottomano un dispositivo del genere è sicuramente meglio che trovarsi disarmati ed impreparati di fronte ad un eventuale aggressore. Inoltre, un’altra critica mossa a questi dispositivi è la dubbia efficacia di allertare una lista di contatti, che ricevono solo una notifica sul proprio cellulare senza alcuna informazione aggiuntiva sul pericolo in corso. Questo, però, potrebbe bastare ad aiutare la vittima.

La buona riuscita dipende anche dalla tempestività della risposta di chi è dall’altra parte, anche se con una lista di dieci contatti è impossibile che nessuno, al momento, abbia il proprio cellulare in mano o vicino a sé.  Il più grande difetto è che sia il ciondolo OpsLife che Athena devono essere collegati tramite Bluetooth al telefono, il quale dovrà mandare il segnale di emergenza ai contatti. Quindi, entrambi i dispositivi dipendono dal cellulare: avesse la batteria scarica, o si trovasse in una zona senza copertura satellitare (raro ma possibile) i dispositivi risulterebbero inutili.

Rimane vero che un pizzico di prevenzione vale quanto un chilogrammo di cura. Ma resta da vedere se devices di questo tipo, che senz’altro partono da un’idea eccellente, saranno davvero in grado di diminuire il numero di aggressioni e violenze.

 

 

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