Sabato sera all’Alcatraz di Milano si è tenuto il concerto di Dj Jad (all’anagrafe Vito Perrini, classe 1966), co-fondatore e producer degli Articolo 31, a conclusione del tour che lo ha visto girare per lo Stivale con il nuovo progetto Articolo 31 2.0 per tutta la scorsa estate. Personalmente non avevo grosse aspettative: un po’ per l’oggettivo poco riscontro che i media tradizionali e i social avevano dato all’evento, un po’ perché meno di due settimane fa ho avuto il privilegio di intervistare Jad, il quale non era sembrato convincente nelle rispondere alle domande sul 18 novembre. Col senno di poi, è stato un bene partecipare solo per curiosità e affetto nei confronti di colui che per molti aspetti rimane un maestro del rap italiano e che molto ha contribuito all’ascesa di questo genere nel mainstream.

L'immagine può contenere: 5 persone, spazio al chiuso

A pochi minuti dall’inizio, previsto per le 22 30 (orario insolito per un live di un tour a Milano), lo scenario che si presentava agli occhi dei presenti andava oltre le più nere aspettative: locale diviso in due da un tendone scuro, palco posizionato orizzontalmente (come spesso capita per concerti di minore affluenza) e un piccolissimo gruppo di fano, come li chiama lui, “seguaci”, ad occupare a malapena la prima fila. Tutto questo era forse prevedibile e non inficia di per sé una performance: resta il fatto che chi ha organizzato la serata ha evidentemente sopravvalutato la stima del numero di persone interessate e avere un parterre semivuoto, come poi è accaduto, non dà la giusta carica né a chi è sopra né a chi è sotto al palco.

Il protagonista della serata è salito sul palco alle 22.55, insieme alla sua band di sette elementi: la scaletta ha previsto 21 tracce suddivise secondo uno schema preciso. 14 erano pezzi rivisitati degli Articolo 31, di cui è stato tenuto solo il ritornello, diluito e ripetuto all’infinito per fare sì che le canzoni durassero qualche minuto. Per chi non fosse stato a conoscenza dei brani originali, il risultato serebbe anche potuto apparire gradevole, tuttavia sabato sera erano presenti solo pochi eletti, all’apparenza tutti fini conoscitori della storia degli Articolo 31. Per loro l’effetto è stato d’incompiutezza e di smarrimento.

Sono stati tagliati e, a mio parere, rovinati veri capolavori della musica italiana, quali 2030 o L‘Impresa Eccezionale (campionamento di Disperato Erotico Stomp di Lucio Dalla), così da saltare le parti “rappate”, all’epoca di competenza di J-Ax. A farne le veci all’Alcatraz, in brani come Domani La Fidanzata, è stato un certo Pino, rassomigliante a uno di quei cantanti da sagra di paese, atto a intrattenere chi partecipa perché la serata è gratuita. Tale Pino sintetizza efficacemente il miscuglio disomogeneo di fortunati che han cercato, invano, di stare dietro al funky nano.

I restanti brani della scaletta hanno visto succedersi artisti che nel corso delle loro carriere hanno in qualche modo collaborato con Jad: oltre a Eva ReaMadh, che hanno avuto l’onere di aprire la serata, Esa, Fly Cat, Dj Enzo, Paolo Brera, Youss Yakuza, Zanko, Oscar Whiteil papà di Primo Brown, deceduto a gennaio 2016.

Difficile trovare una logica in questa kermesse, se non quella di allungare il brodo di un concerto nato su fragili basi e conclusosi peggio.

Al di là di tutto, va comunque riconosciuto che vedere Jad suonare i piatti del suo adorato vinile resti ancora uno spettacolo unicodi una qualità a cui soprattutto le nuove generazioni non sono abituate. La domanda sorge allora spontanea: in mezzo alla pochezza di contenuti e capacità tecnica che molti esponenti della scena hip hop italiana propongono oggi, come è possibile che un artista di oggettivo talento non riesca a trovare spazio? Una risposta, dopo lo spettacolo di sabato, potrebbe essere che non ha saputo circondarsi di artisti alla sua altezza.

Jad inoltre è andato contro ad alcune sue dichiarazioni, secondo cui si distinguerebbe dalla musica di oggi proprio per la ricerca che caratterizza i suoi lavori: al contrario, dopo una serie di progetti solisti accolti solo da una piccola nicchia di pubblico, il milanese ha tentato di rilanciarsi con l'”operazione nostalgia” degli Articolo 31 2.0, la quale sa troppo di minestra riscaldata. Nel 2018 usciranno un libro autobiografico e un disco, pur con un anno di ritardo rispetto all’iniziale annuncio, il che potrebbe far ben sperare per il futuro del’artista, ma, almeno a livello musicale, la strada intrapresa non è quella giusta.

 

Scaletta 

Eva Rea (ospite)
Madh (ospite)
Dj Jad (1993)
Così e Cosà (versione 2000)
L’impresa eccezionale (1996)
Questa estate (2016)
La fidanzata (1998)
Volume (2000)
Non c’è rimedio (1996)
Fatti un giro (1996)
2030 (1996)
Esa e Flycat (ospiti)
Dj enzo (ospite)
Mauro Belardi (ospite, padre di Primo Brown)
Domani Refresh (2017)
Paolo Brera (ospite)
Ohi Maria (1994)
Tranqi Funky (1996)
Youss Yakuza (ospite)
Zanko (ospite)
Oscar White (ospite)
Senza regole (1999)
Gente che spera (2002)
Il funky tarro (1996)