È il potere, nei suoi aspetti più oscuri e depravati, il tema cardine di Belladonna of Sadness, un film d’animazione datato 1973 del regista Eiichi Yamamoto che, nella sua originalissima pellicola, riesce nell’arduo tentativo di fondere con grande sinergia tempi, luoghi e tematiche distanti tra loro. Essa è ambientata in un medioevo fantasy, connotato da evidenti sfumature europee e racconta le vicissitudini dell’appena nata coppia di sposi Jean e Jeanne.

La serenità promessa da tale unione diventa fin da subito una speranza irraggiungibile, quando, soffocata dalle bramosie sessuali del proprio signore feudale, la bellissima Jeanne diviene vittima di uno stupro, rinchiusa nel castello del barone. La giovane donna, incapace di curare una ferita così profonda, marchiata a fuoco tanto dal dolore quanto dalla vergogna, subisce lentamente il fascino malefico di un buffo essere con il corpo dall’aspetto fallico, che si scopre essere nientemeno che il diavolo. Quest’ultimo, promettendo alla donna un riscatto contro l’uomo che aveva abusato di lei, ottiene il totale controllo sul corpo e sulla mente di Jeanne, riducendola ad una strega servitrice e una schiava sessuale.

Le due tematiche che Yamamoto rende centrali nel proprio lavoro, tornano tristemente sotto la luce dei riflettori a causa del ben noto caso Weinstein, produttore statunitense accusato di molestie sessuali ai danni di personalità appartenenti al grande mondo cinematografico. I fili conduttori che legano insieme un film nipponico del ‘73 e un caso giudiziario così recente da essere ancora un argomento scottante sono: il sesso e il potere.

Con una grande lungimiranza ed un’ottima capacità critica, Yamamoto riesce a confezionare una pellicola in cui il sesso, pur apparendo quasi esclusivamente nella sua forma aberrante di violenza ai danni di una persona, non viene mai intaccato da connotazioni negative: il rapporto sessuale in sé, sembra voler dire il regista, è un atto fondamentale di riappropriazione della propria libertà, tanto a livello fisico quanto a livello mentale. Essere padroni del proprio corpo, della propria fisicità e poterne disporre come meglio si desidera, è uno dei punti di arrivo a cui deve aspirare una società ancora intrappolata dai vecchi fardelli, ottusi e bigotti, che inquadrano l’erotismo come segno di bestialità e dissolutezza morale.

Salvaguardata l’importanza del sesso nelle dinamiche umane, allontanandolo al contempo dalle critiche più becere, a Yamamoto non resta che individuare il vero male della società (medievale-fantastica o moderna che sia), ossia il potere nella veste di soffocante controllo ai danni di chi non ne possiede. Questo si incarna, essenzialmente, nel valzer che Jeanne è obbligata a ballare, invitata con la forza prima dal suo signore feudale e poi, in modo più subdolo, dal diavolo.

Il primo esercita il suo potere in modo diretto, senza rispetto o pietà alcuna, facendosi carnefice e rendendo la donna davanti a lui una vittima, violata nella sua fisicità e distrutta sul piano psicologico. Il diavolo, invece, esercita la sua influenza in modo indiretto, facendosi strada nei desideri della donna nel suo momento di maggiore fragilità. Jeanne, certa di intraprendere la strada della sua rivincita, imbocca invece una via senza ritorno, catapultandosi in una spirale di eventi che la porteranno a patire un dolore senza fine. Questo è, dopotutto, il gioco intavolato dal diavolo, che offre un falso potere ad una donna che cerca soltanto di ritrovare la propria libertà, ormai perduta perché presa con la forza.

Belladonna of Sadness è la tragica storia di una donna intrappolata in un mondo che è riuscito a toglierle tutto ciò che era a lei caro, facendo leva sul malsano gioco di potere che contraddistingue qualunque società. Il regista firma così un film che, spingendo con forza sul pedale dell’acceleratore (alcune scene sono terribilmente vivide e crude), mostra il legame che un atto sessuale può intrattenere con la sfera politica e sociale, e si schiera contro il potere, quando mostra i suoi lati più sporchi e depravati.

FONTI

Visione diretta