Il tatuaggio è sempre stato presente nella storia dell’uomo: si sviluppò fin dall’antico Egitto, nell’antica Roma, nelle molte tribù native sia del Nord che del Sud America ed era presente anche nell’antica popolazione Maori della Nuova Zelanda. Il tatuaggio era un simbolo di appartenenza, rappresentava l’identità dell’individuo stesso oppure vigeva a simbolo del passaggio verso l’età adulta.

Esempio di tatuaggi della popolazione Maori

Ora tatuarsi ha una motivazione differente, a volte è anche un mezzo per esprimere il proprio estro creativo e utilizzare il proprio corpo come se fosse la tela di un pittore.

I tatuaggi sono quindi oggi anche una forma di espressione creativa, permettendo alle persone di manifestare le proprie emozioni, sensazioni ed esperienze sulla propria pelle. Attorno ad essi ruotano vari stili, forme e correnti di pensiero: molti preferiscono tatuarsi piccoli disegni e non troppo appariscenti, altri scelgono rappresentazioni variopinte e vistose, altri ancora prediligono lo stile Old School, mentre c’è chi trasforma un tatuaggio in un mezzo per superare un’esperienza dolorosa. È il caso di Flavia Carvalho, tatuatrice brasiliana residente a Curtiba, capitale dello stato del Paranà. Nel 2013 Carvalho ha dato il via al progetto A Pele de Flor, letteralmente “La pelle del fiore”: l’idea di Flavia consiste nel coprire gratuitamente con splendidi tatuaggi le cicatrici sul corpo delle donne vittime di violenza, ma anche di chi ha subito una mastectomia o una malattia molto grave che ha lasciato segni indelebili sul corpo.

A Pele de Flor: Prima e dopo, Flavia Carvalho

Questa iniziativa nasce dall’incontro tra Flavia e una sua cliente che si recò presso il suo studio per farsi coprire una grossa cicatrice sull’addome:

“Raccontò che si trovava in un nightclub, quando un uomo cominciò a importunarla. Lei lo respinse e lui le diede una coltellata. […] Quando vide il tatuaggio finito era davvero commossa[…]”

È da allora che Flavia decide di aprire il suo studio a braccia aperte a quelle donne vittime di violenze e abusi sia all’interno che all’esterno delle mura domestiche, perché con un tatuaggio sente di avere la possibilità di accrescere la forza e l’autostima di una donna ferita.

Con il suo generoso gesto, Flavia allevia le sofferenze di molte donne che stanno ancora affrontando un lungo percorso per superare un trauma, che probabilmente non riusciranno mai a cancellare del tutto (le cicatrici sono un costante ricordo della violenza subita!). Ma i suoi tatuaggi diventano un simbolo che aiuta queste donne a ricordare di essere sopravvissute alla propria brutta esperienza, da cui esse possono trarre la forza per far ascoltare la propria voce al mondo.

La violenza sulle donne è ormai un argomento entrato nelle nostre case attraverso i giornali o la televisione, che troppo spesso riportano fatti di cronaca di donne violentate e abusate, sia per la strada che nei propri ambienti familiari.

Il 25 novembre prossimo è la giornata mondiale dedicata alla Lotta contro la violenza sulle donne e grazie a questa incredibile storia possiamo constatare che con poco si può fare del bene a quelle donne che sono state oggetto di violenza e che sono fortunate ad essere ancora in vita.

Flavia, con la sua iniziativa, aiuta a sensibilizzare il mondo a trovare una vera soluzione contro la violenza: “Si tratta di un granello di sabbia, il mondo è pieno di cose che devono essere affrontate. Abbiamo una lunga strada da percorrere per quanto riguarda la protezione delle donne”