Non è facile parlare di violenza, soprattutto se si tratta di violenza subita. Peggio ancora se è violenza psicologica: spesso sottile e silente, si insinua tra le pieghe della vita di molte, troppe persone, che raramente riescono ad affrontarla e a combatterla.

Un caso particolare, almeno per quanto riguarda il mondo del cinema, è quello di Mustang: un film, di Deniz Gamze Ergüven, che ci ha tenuti incollati alla sedia con i suoi risvolti alle volte esilaranti, altre tragici. Ci mostra uno spaccato di vita ambientato in una società turca ancora in via di sviluppo, legata alle radici, alle profonde e antiche tradizioni.

Il film ci fa entrare nella vita di cinque sorelle (ricorda vagamente Il giardino delle vergini suicide), che rappresentano in realtà migliaia di donne che vivono la stessa situazione. È una pellicola di denuncia molto profonda, sentimentale, catastrofica.

Ogni bambina, una volta diventata donna viene data in moglie ad un ragazzo più grande di lei, seppur non consenziente, e non ha altra scelta se non la morte o la fuga. Sebbene possa sembrare impossibile che nel secondo millennio possano succedere queste cose, è così.

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La violenza c’è ma non si vede: come dicevo prima è tutto psicologico, non c’è nulla di fisico. Nessuno picchia nessuno, eppure usciamo dal cinema come se fossimo stati realmente vittime di percosse.

Ogni ragazza protagonista patisce questa violenza, attuata attraverso divieti e impedimenti di qualsiasi forma di scelta o libertà, in modo differente e personale e reagisce di conseguenza. È un film carico di ribellione, paura e voglia di riscatto. Ma allo stesso tempo non è una pellicola semplice da digerire, ci si chiede ad esempio come mai la nonna delle bambine, che è al corrente e vede la violenza a loro rivolta, non faccia nulla per cambiare le cose, e sembri anzi contribuire alle brutalità perpetrate. Ci si chiede come mai non vi siano vie d’uscita, come sia possibile che esista ancora una società che possa accettare questi matrimoni indotti e, per noi, senza senso alcuno.

Risulta dunque difficile rimanere distaccati di fronte a questa pellicola, condurre un’analisi razionale che tenga conto di una diversa cultura e un differente modo di vivere senza essere di fatto travolti da un’emotività e un’immedesimazione che non consente né comprensione né giustificazione alcuna. Il grande merito di Mustang è l’essere riuscito nell’ardua impresa di rendere visibile quello che spesso è invisibile, sia a livello sociale sia individuale.

Cast:

  • Güneş Şensoy as Lale
  • Doğa Doğuşlu as Nur
  • Elit İşcan as Ece
  • Tuğba Sunguroğlu as Selma
  • İlayda Akdoğan as Sonay
  • Nihal Koldaş as the grandmother
  • Ayberk Pekcan as Erol
  • Erol Afşin as Osman
FONTI

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