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19 novembre 2017

#DialogArte: Intervista a Nanni Balestrini. Arte, letteratura e rivoluzioni

#DialogArte: Intervista a Nanni Balestrini. Arte, letteratura e rivoluzioni

In occasione dell’inaugurazione della mostra “Ottobre Rosso”, tenutasi a Milano lo scorso 25 Ottobre, giornata del centenario della Rivoluzione Russa, ho avuto modo di incontrare e scambiare due parole con Nanni Balestrini, grandissimo poeta e letterato italiano, che ebbe spicco negli anni ’60 nella corrente della neoavanguardia. Attivo da qualche anno anche nell’arte visiva, si posiziona fra i massimi esponenti dell’arte contemporanea.

Nanni Balestrini

In questa intervista si parla di temi inerenti al linguaggio artistico e letterario, facendo riferimento ad importanti eventi storici, e del pensiero critico dell’autore stesso.
Andando oltre l’esposizione in questione, parliamo della sua prassi tecnico-artistica (come le opere “Tristanoil” e “Tape Mark 1”), del suo pensiero sulla realtà artistica contemporanea e su temi inerenti alla rivoluzione.

LoSbuffo: Parliamo di comunicazione. Nelle sue opere lei utilizza la tecnica del “cut-up”: ritaglia parole, frasi di giornali e le riassembla, alla ricerca di un linguaggio fatto di forme e simboli da rivolgere al pubblico.
Qual è l’effetto che vuole creare? Vuole sollecitare lo spettatore ad avere un particolare tipo di reazione?

N: Da una parte la poesia è un’interazione della prosa. Anche Dante scompagina la sintassi, ma perché fa questo? Non lo fa soltanto per una questione di ritmo, di rime, ma lo fa perché scombinando l’ordine delle parole possono emergere significati nascosti.
Davanti a una prosa, a un testo scritto in modo lineare, il lettore comprende e assimila. Ma davanti ad una figura alterata, così disassemblata, così scomposta, il lettore viene immediatamente colpito.
Con le mie poesie io cerco di far urtare fra di loro le parole, facendo in modo di rompere i significati e la colla di tutti i significati, che è la sintassi.

LoSbuffo: Attraverso la mostra “Ottobre Rosso”, lei considera la provocazione che le immagini e le simbologie possono suscitare? O si tratta solamente di un’analisi semantica?

N: In realtà no, quello che a me importava era dare luogo a una celebrazione di  una Rivoluzione che ha trasformato la società non solo in senso politico o sociale, ma ha anche portato ad un potente rinnovamento delle sue “sovrastrutture”, cioè la cultura e le arti: per tutto l’Ottocento, infatti, in Russia non c’è stata una ricerca artistica sperimentale, sotto la Monarchia assoluta. Non esistevano i movimenti artistici come a Parigi o in Germania: questo era ancora purtroppo impensabile.
Ma improvvisamente, senza un passaggio, verso il ‘900 si cercò di essere paralleli agli altri paesi sul piano culturale. I pittori non avevano una loro tradizione artistica, ma cercarono di seguire ciò che succedeva all’estero. Difatti, artisti come Kandinskij e Malevic iniziarono ad considerati a livello internazionale e non solamente nel proprio paese.
Questa rottura di linguaggi, nell’arte visiva o nella musica, diventa responsabile dei cambiamenti che stanno avvenendo.

Nanni Balestrini: Kazimir Malevič, Ragazze nel campo (1928-29) – testo di Majakovskij

LoSbuffo: Che approccio adotta nella costruzione dei suoi collage? Poesia e arte sono poste allo stesso livello?

N: Dipende, a volte si avvicinano, altre volte si allontanano, come nella storia: per esempio in Italia o in Germania anche durante il fascismo i movimenti artistici vennero tollerati, sebbene arrivarono poche cose e in ritardo. Ma possiamo dire in generale che, soprattutto in Italia, l’arte e la musica internazionali si diffusero più velocemente e senza difficoltà per la mancanza della problematicità di una lingua straniera, a differenza della letteratura: per questo motivo questa distribuzione apparve in un certo senso acquisita naturalmente.
Personalmente, io ho cercato di arrivare ad un congiungimento tra arte e poesia: ho cercato di mettere insieme i poeti, gli artisti e i personaggi che hanno contribuito alla Rivoluzione. Sono state tutte figure contemporanee: Majakovskij (artista, scrittore e drammaturgo) e Lenin in questo senso utilizzano lo stesso linguaggio, ovvero quello propagandistico e letterario.”

LoSbuffo: C’è qualcosa che le è stato di ispirazione nella sua produzione artistica ed in particolare nella scelta del collage?

N: La poesia visiva (come veniva chiamata inizialmente) mi interessava per dare una differente continuità sintattica alle parole. In questo contesto, oltre a riappropriarmi di dipinti e stampe di questi artisti e personaggi russi, ho sparpagliato in uno stesso spazio le stesse parole che di solito in una pagina troviamo lungo una linea, considerando che tutto sommato le parole contenute in una pagina non sono altro che un’enorme linea, che per limite del foglio si divide in tante righe.
A me interessava un linguaggio che, come quello pittorico, componesse esso stesso lo spazio: attraverso un dipinto, l’occhio dello spettatore si muove nello spazio ed è colpito dai differenti piani della composizione e dagli elementi che vi sono posti in essa.
Con l’occhio puoi percepire la dimensione, ed allo stesso modo, nelle mie composizioni di frasi, si è colpiti da parole poste prima in alto, a destra, poi a sinistra, e si adotta così una lettura trasversale dell’opera. Questo abilita a diverse assimilazioni e penso che sia esattamente l’approccio di una osservazione di un quadro.
Tramite questo smistamento di parole si amplificano i significati, perché si dà più impatto, maggiore ricchezza e intensità visiva al messaggio. E diversa è l’interpretazione che ne deriva da ogni spettatore: ognuno ne coglierà una diversa sfumatura, ma anche in questo caso essa sarà più immediata, più forte, per l’istantaneo effetto visivo.

Nanni Balestrini: Manifesto di propaganda comunista – testo di Majakovskij

LoSbuffo: Lei è una figura estremamente poliedrica: oltre ad aver scritto molto e sperimentato con l’arte figurativa ha anche realizzato opere digitali, come “Tristanoil” e “Tape Mark 1”. A questo proposito, che rapporti ha con la tecnologia? Cosa ne pensa di Internet e delle immagini?

N: Penso che tutte le tecnologie siano cose magnifiche che cambiano la vita, penso siano degli sviluppi molto utili. L’importante è sempre trarne buon uso, perché oggi abbiamo un grande bisogno di Internet e delle tecnologie.
A volte sembra che queste ci rovinino tutto, ma è solamente perché nella maggior parte dei casi vengono utilizzate male. Nemmeno nell’arte non vengono usate in maniera efficace, ed è perché le nuove tecnologie si concepiscono solo a livello estetico, come strumenti che offrono cose veloci, belle e nuove. Un esempio lo abbiamo nella videoarte, ormai largamente utilizzata e sperimentata fin dalla sua nascita, verso gli anni ’70: in quel periodo tutti i pittori si sono messi a fare videoarte. Ma di questi video-artisti rimangono tre o quattro nomi, perché è sempre più difficile utilizzare questo tipo di linguaggio. La tecnologia offre infinite possibilità e ne consegue che bisogna essere realmente abili per produrre qualcosa di interessante, e che in quanto arte permanga nel tempo come le precedenti opere pittoriche. E’ indubbiamente importante ed utile utilizzare la tecnologia, ma bisogna essere consapevoli delle difficoltà intrinseche, evitando di rimanere incantati dal fascino delle sue principali funzionalità e potenzialità.

Nanni Balestrini: “Tape Mark 1”, 1961

 

Nanni Balestrini: “Tristanoil”, dOcumenta 13, Kassel, 2012

LoSbuffo: L’utilizzo del calcolatore elettronico (oggi computer) in “Tape Mark I” è per lei stata una scelta sperimentale?

N: Come nella poesia, la combinazione è una delle cose principali. E’ tutto un assemblaggio. In questo caso ho affidato il mio compito alle macchine, e poi ne ho ricavato il risultato.
Sono cose che avrei potuto fare benissimo a mano, ma con il problema di impiegarci qualche anno. Invece, questa rapidità mi ha permesso di comporre un grandissimo numero di combinazioni in momenti brevi.
Ma in seguito, il risultato finale spetta sempre a me sceglierlo. E per me non è un risultato casuale, c’è chi crede nel caso caotico, ma a me piace il caso ordinato, ragionato.

LoSbuffo: Lei approfondisce e utilizza spesso di tematiche sociali e storiche. In questo contesto (la mostra “Ottobre Rosso”) lo fa anche per cercare in qualche modo di far risorgere certi ideali?

N: A me interessano più i segni che i significati. Arte e musica sono fatti di segni e di suoni che acquisiscono significato solo combinandoli insieme. Ma la letteratura acquisisce significato anche frammentandola, attraverso ogni segno o una sola lettera: malgrado tutti gli sforzi per farli scomparire, i significati ci sono.
In questa scelta artistica io scelgo e prediligo i significati che mi appassionano di più. Come gli avvenimenti politici e sociali degli anni ’70: dall’inizio della mia carriera io scelgo di parlare di temi che mi danno emozioni, cercando di trasmetterle ad altri.
A differenza delle varie letture saggistiche, io non voglio cercare di dimostrare o convincere nessuno, ma voglio rappresentare cose che, come in tutta l’arte, trasmettano emozioni, non solo idee.

Nanni Balestrini: (1) El Lissitzky, Artwork page for “10. New Man” (1923); (2) El Lissitzky, “Colpisci i Bianchi con il Cuneo Rosso” (1919) – testi di Majakovskij

LoSbuffo: Vuole dire qualcosa alle nuove generazioni? Ha speranza in una sorta di rivoluzione?

N: Non ho qualcosa da dire in particolare, questa mia celebrazione è dedicata ad una delle tappe fondamentali nella storia dell’umanità, senza per questo escludere le altre rivoluzioni.
Si parte da una situazione che barcolla e cambia, ma che non si trasforma subito: una rivoluzione non è un qualcosa che, come invece si pensa, accade in un istante. Ma è invece composta da tracce, segni che conducono a qualcosa, che indicano una direzione verso il come debba essere il futuro.
La rivoluzione è un segnale che per scoppiare ha bisogno del suo tempo: ci metterà anche un secolo o due per mutare, come accaduto con la Rivoluzione Francese.
Avviene sempre così: quando un cambiamento appare necessario, sembra poi esplodere all’improvviso, sembra che ad un certo punto tutto si agiti. Ma in realtà, come successo nel ’68, si è avuto un cambiamento dato dai singoli passi: in seguito alla rivolta, dal ’77 si è reso più visibile concretamente tutto quello che si considerava essere il cambiamento, ed ha investito tutti gli ambiti, dalla famiglia al lavoro, dalla cultura ad un progresso nella questione della parità dei sessi. Si tratta però di un percorso lento, dato da tutti gli avvenimenti precedenti, dalle ideologie “passate”, perché è dal passato, dalle radici, che può svilupparsi un futuro.
La rivoluzione è composta da tutto quello che accade nel mentre.

Nanni Balestrini: Vassilij Kandinskij, “Cresta Blu” (1917) – testo basato da un discorso di Lenin


Fondazione Mudima – Milano, 27/10/2017

 

FONTI

Intervista dell’autrice

CREDITS

Copertina (Disegno della redattrice Susan Olmi)

Immagine1

Immagine2 (Foto scattata dall’autrice)

Immagine3 (Foto scatta dall’Autrice)

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Immagine6 (Foto dell’autrice)

Immagine7 (Foto dell’autrice)

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