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19 novembre 2017

LE CITTÀ CHIUSE DELLA RUSSIA

LE CITTÀ CHIUSE DELLA RUSSIA

Google Earth, le mappe online e le fotografie satellitari ci hanno abituati a pensare di conoscere in modo approfondito e dettagliato il pianeta e la sua geografia. Ma ad alcune città della Russia questa logica non è applicabile. Esse, infatti, sono città che, fino a non molto tempo fa, si credeva non esistessero neppure, così come i loro abitanti. Si tratta delle città chiuse.

Le città chiuse sono città costruite ai tempi dell’Unione Sovietica dove venivano condotti esperimenti nucleari. Altamente protette da segretezza – infatti tutte possedevano un nome in codice -, queste città oggi funzionano come città normali; l’unica differenza è che non si può entrare o uscire liberamente. In passato chi viveva nelle città chiuse si considerava privilegiato: mentre nel resto dell’Unione si soffrivano condizioni di vita estenuanti, a Chelyabinsk-65 (Ozersk), Arzamas-16 (Sarov) e in molte altre ancora, il tenore di vita era decisamente diverso: sicurezza economica – i salari erano nettamente superiori alla media -, ampia scelta in fatto di viveri e comfort che il resto del paese non poteva neppure immaginare. Il prezzo da pagare era l’impossibilità di uscirne e di rivelare a qualcuno dell’esistenza di queste località.

Arzamas-16 è stata la prima città chiusa, costruita nel 1946 per volere di Berija, il braccio armato di Stalin. È qui che ha sede l’Istituto di Fisica Sperimentale – il migliore istituto di ricerca nucleare della Russia – ed è qui che, per sedici anni, lavorò Andrej Sacharov, il pioniere della bomba all’idrogeno. Protetta da barriere di filo spinato, posti di guardia e sistemi di allarme, la città è considerata, come si legge su Repubblica, «il più importante centro di ricerca, fabbricazione, assemblaggio di armi nucleari di tutta la Russia»; la sua esistenza è stata riportata alla luce per il fatto che, nel 1994, qualcuno avrebbe rubato ed esportato 9 chili di uranio per poi essere arrestato in Germania. Arzamas-16 era stata selezionata nel 1998 fra le tre città coinvolte (assieme a Chelyabinsk-70 e a Krasnoyarsk-26) in un programma di conversione dal settore nucleare a quello civile che, però, non ebbe il successo sperato per la natura stessa di queste città: pur essendo città vere e proprie, sono chiuse, difficili da raggiungere mancano di stabili strutture legali ed economiche tali da attrarre investimenti e da rendere, così, la conversione davvero efficace. In tempi più recenti è stata utilizzata soprattutto come base per la scorta di arsenale nucleare russo.

Chelyabinsk-65, conosciuta anche come City 40, è situata vicino al lago Irtyash e presenta le medesime caratteristiche di Arzamas-16: filo spinato e guardie agli ingressi. Ha la nomea di «cimitero della Terra» per la presenza di acque e cibo contaminati e per i numerosi casi di malattia e morte precoce, ma i suoi cittadini si considerano ancora i «prescelti», come allora li aveva definiti il governo dell’Unione Sovietica: pensano tuttora che sia prestigioso vivere ad Ozersk, con la stabilità economica e la presunta brillante carriera che si prospetta per le nuove generazioni. I cittadini, comunque, possono uscire dalla città grazie ad un permesso speciale e possono anche lasciare per sempre Ozersk senza farvi più ritorno, ma il dato interessante è che in pochi abbandonano la città: farlo significherebbe perdere tutti i privilegi che ne derivano e lasciare per sempre il luogo dove si è nati e cresciuti, dove si è deciso di mettere su famiglia e dove hanno vissuto le generazioni precedenti. Un elemento significativo e caratterizzante la mentalità del luogo è il fatto che il filo spinato e le barriere non servono a rinchiudere i cittadini al suo interno, ma ad evitare che il «nemico» possa entrarvi. I cittadini di Ozersk sono felici di chiudere fuori il resto del mondo, convinti di vivere in un’oasi desiderabile e inaccessibile ai più.

Penza-19, ora chiamata Zarechny, sta vivendo una graduale apertura: gli abitanti ora possono muoversi liberamente, anche se le barriere di filo spinato permangono. In alcuni il desiderio di abbandonare la città è forte, ma altri apprezzano lo stile di vita isolato che Zarechny offre loro. Nondimeno, restano zone off-limits come Rosatom, una proprietà statale che si occupa di produrre il materiale per le armi nucleari.

Queste realtà ci possono far riflettere su una vita parallela e lontana dalla nostra e su una mentalità che, per quanto possa apparirci strana, è fortemente radicata negi abitanti delle città chiuse: abituati ad essere esclusi dal mondo, ora sono proprio loro – o almeno una parte di loro – che del mondo cercano di non fare parte, a discapito della loro salute. È altrettanto interessante riflettere sul fatto che di queste realtà si è cominciato a parlare tardi, solo nel 1986. Saranno capaci di mantenere la loro chiusura o la curiosità sul mondo esterno prevarrà?

 

 

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