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20 novembre 2017

DOSSIER| Tutto quello che c’è da sapere su McDonald’s

DOSSIER| Tutto quello che c’è da sapere su McDonald’s

Se piace, quando si viaggia o si è lontano da casa è sempre una certezza: McDonald’s.
Quando si vuole spendere poco e non si sa dove potere andare a mangiare trovando un buon rapporto gusto-prezzo questa catena di fast food è sempre la soluzione.

Nel 1937 Dick e Mac McDonald, due fratelli, aprirono un chiosco di hotdog in California. Il primo ristorante vero e proprio venne fondato nel 1940, sempre in California il cui nome fu “McDonald’s Bar-B-Q”.
Ma l’anno più importante per lo sviluppo della catena fu il 1955 – da qui infatti prende il nome uno dei più famosi panini proposti dalla catena – quando il fornitore di frullatori dell’Illinois Ray Kroc, sul quale è stato anche prodotto un film chiamato “The founder”, fondò la “McDonald’s Corporation” la quale agevolava il franchising e quindi la fondazione di nuovi ristoranti.

Il primo ristorante all’esterno degli Stati Uniti venne fondato nel 1967 in Canada, a Richmond, mentre il primo ristorante europeo fu aperto a Zaandam, vicino ad Amsterdam nel 1971. In Italia il primo “McDonald’s” arrivò nel 1985 a Bolzano.
Al giorno d’oggi esistono all’incirca 35 mila ristoranti nel mondo con 420 mila dipendenti e il fatturato totale dell’azienda è di circa 25.14 miliardi di dollari l’anno.

Buono ed economico, ma farà bene alla salute?

Diciamocelo, questa è una domanda a cui tutti sapremmo rispondere ma a cui nessuno ha mai il coraggio di farlo sinceramente.

Nel 2004 uscì “Super size me”, documentario ideato da Morgan Spurlok che fu poi vincitore del premio oscar come migliore documentario. Lo stesso regista si offrì come cavia per l’esperimento che stava per compiere: mangiare per un mese da McDonald’s per colazione, pranzo e cena.
Questa idea gli venne perché nel 2002 due ragazze americane hanno fatto causa alla catena di fast food in quanto la ritenevano responsabile dell’aumento del loro peso. I legali di McDonald’s si sono saputi difendere dicendo che questi problemi non necessariamente potevano dipendere dal fatto che loro mangiassero da McDonald’s.
Quindi Spurlok prese questa decisione per scoprire se mangiare solo da Mc per un mese ad ogni pasto avesse condizioni sulla salute di una persona in modo da poter procedere con la causa.
Così egli iniziò questo suo esperimento venendo filmato h 24 per vedere che effetti aveva il cibo della catena sul suo corpo. Prima di intraprendere questo percorso si fece visitare da ben tre medici per assicurarsi riguardo le sue condizioni di salute: un medico di base, un gastroenterologo e un cardiologo. Inoltre andò anche da un dietologo per controllare al meglio i cambiamenti di peso che avrebbe subito il suo corpo.

Per questo esperimento decise di seguire quattro regole fisse:

  1. Avrebbe preso i menù Super Size (menù giganti) solo quando il commesso glielo avrebbe chiesto. Infatti, come viene spiegato nel documentario, i fast food appena aperti vendevano pasti di un’unica grandezza: esistevano solamente le patatine piccole (200 calorie) mentre poi sono state create anche quelle medie, quelle grandi ed infine le Super Size (600 calorie);
  2. Avrebbe mangiato solo da McDonald’s per un mese (avrebbe bevuto solo l’acqua di McDonald’s per esempio);
  3. Avrebbe assaggiato tutto quello che c’è nel menù almeno una volta;
  4. Avrebbe consumato ogni giorno tre pasti nel ristorante.

Quando iniziò questo esperimento i primi giorni furono i più duri e dopo una settimana iniziò a fare le prime analisi e i primi controlli. Il suo peso era aumentato da 83,5 kg a 88 kg, circa del 5% della sua massa corporea. Alla seconda pesata la bilancia misurava 92 kg mentre alla terza settimana il peso era sceso a 91,5 kg in quanto i muscoli erano diminuiti dato che aveva ridotto la sua attività motoria per rispecchiare al meglio le abitudini dell’americano medio.
Alla fine della sua ultima settimana il suo peso corporeo era di 94,5 kg, il suo fegato si era ingrossato e il colesterolo salito a 230. La percentuale di grasso è aumentata dal 11% al 18% e il rischio di avere malattie cardiovascolari – come l’infarto – era raddoppiato.

Le analisi degli esami del sangue segnavano valori esorbitanti che nemmeno i suoi dottori potevano immaginare. Durante la notte del ventunesimo giorno si è dovuto alzare dal letto perché non respirava. Egli ha dichiarato che molte volte si sentiva stanco e depresso, con un umore molto instabile, e il cibo era la sua unica fonte di consolazione, l’unica cosa che lo faceva sentire meglio. Era sempre di più dipendente da esso.
In tutto durante questo mese egli ha mangiato 15 kg di zucchero e 5 kg di grassi. Per riprendersi e far tornare nella norma i valori di fegato e colesterolo ci sono volute otto settimane; inoltre ha impiegato 5 mesi per perdere 10 chilogrammi e 9 per perdere gli ultimi 2 che aveva messo su con la dieta.

Sei settimane dopo la premiazione del film, è stato annunciato che McDonald’s avrebbe eliminato il Menù Super Size.

Quali sono le condizioni per del cibo ad un prezzo così basso?

Se i prezzi sono così bassi e il cibo gradevole al gusto un motivo altro rispetto alla scarsa qualità ci deve essere: McDonald’s infatti è una tra le più inquinanti e pericolose aziende del nostro pianeta.
Questa impresa infatti è colpevole della deforestazione dei boschi, di sfruttamento di lavoratori ma anche di un trattamento brutale degli animali.
Questi ultimi vengono fatti crescere in condizioni pessime per tutto il corso della loro breve vita; vengono rimpinzati di ormoni per rendere più veloce la loro crescita e vengono fatti vivere in spazi minuscoli che rendono praticamente impossibile il loro movimento.

Un altro grave problema di McDonald’s è il fatto che non rispetta l’ambiente: l’azienda non fa nulla per cercare di limitare le emissioni di gas dalle serre in cui vive il bestiame andando a fomentare le cause del surriscaldamento globale e non cerca di ridurre i danni che reca alla foresta pluviale.
Secondo Greenpeace, McDonald’s continua con il suo processo di disboscamento per creare nuovi spazi per l’allevamento dei bovini, per ottenere nuova carta necessaria per i suoi prodotti ma anche e per creare nuovi spazi per la coltivazione di mangime per bestiame e pollame.

Recentemente Francesca De Biase, a capo del processo di produzione e distribuzione e della sostenibilità dell’azienda, ha dichiarato che la compagnia eliminerà entro il 2020 il processo di deforestazione dal suo processo di produzione e distribuzione. La compagnia dovrà cercare di mantenere queste promesse in quanto se no perderebbe gran parte della sua credibilità

Dalle condizioni lavorative in negozio…

Le aziende dei fast food sono sempre state le meno sindacalizzate, ma ultimamente gli scioperi indotti dai lavoratori dei fast food sono aumentati sempre più per denunciare la loro condizione. Infatti lo scorso 4 settembre, giornata nazionale dei lavoratori dei fast food, in moltissime persone in tutto il mondo – dal Regno Unito alla Germania, dagli Stati Uniti all’Indonesia – si sono riunite per realizzare la campagna, anche qui in Italia.

Questa decisione, ricca di flash mob e proteste, è stata presa dalla Iuf – associazione internazionale dei sindacati dei settori ristorazione, alberghi, catering e agricoltura – per sottolineare tutti i diversi disagi che questi lavoratori devono subire.

Non è la prima volta che questi tipi di lavoro vengono criticati: molte testimonianze dicono che il tempo libero disponibile è molto poco, il lavoro è quasi alienante in quanto si basa sulla catena di montaggio tra i vari dipendenti.
Recentemente, sulla base di questo, è stato anche coniato un nuovo termine: il McJob, in italiano il “McLavoro”, che racchiude tutte queste caratteristiche: si tratta di un lavoro sottopagato e che offre una bassa possibilità di poter far carriera.

…a quelle in fabbrica

Se si volesse avere una buona idea di quello che potrebbe succedere dietro le quinte del negozio, si potrebbe far riferimento al libro di Eric Schlosser “Fast Food Nation”. Questo libro vuole cercare di investigare e far chiarezza in quello che è il mondo della produzione dei cibi dei fast food e delle condizioni di coloro che li producono.

Sulla base di questo libro è stato anche prodotto un film-documentario omonimo diretto da Richard Linklater. Durante la visione di questo film, da una parte, vengono evidenziate le critiche condizioni dei lavoratori in fabbrica la cui maggioranza è costituita da clandestini provenienti dal Messico. Dall’altra invece c’è la storia del responsabile marketing dell’azienda che viene scosso dalla notizia di una ricerca che è stata fatta sugli hamburger: sono state trovate delle tracce di feci all’interno di questi. Quindi cercherà durante il film di documentarsi sulla loro produzione.

Ma allora, dopo tutto quello che è stato detto, perché piace così tanto?

McDonald’s piace soprattutto perché offre pasti dal buon gusto in pochissimo tempo e ad un prezzo bassissimo.
Inoltre oggi, soprattutto alle nuove generazioni, piace moltissimo andare al McDonald’s, ma perché? Perché sin da bambini sono stati sempre abituati ad associare l’idea di questo ristorante con l’idea del divertimento.
Proprio per questo, quando i primi ristoranti vennero fondati, per cercare di attrarre famiglie e bambini, è stato creato il clown Ronald McDonald’s, il pagliaccio il cui compito era quello di fare divertire i bambini. Inoltre in quasi tutti i ristoranti sono sempre presenti aree apposta per il divertimento dei più piccoli e prendendo l’Happy Meal si trova sempre una sorpresa con la quale si può giocare.

Essendo abituati in questo modo, è facile associare l’idea di McDonald’s all’idea di divertimento e tornarci volentieri anche quando si diventa più grandi.

Fonti

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