L’azienda tedesca, che festeggerà nel 2020 i trent’anni di attività, è sinonimo di affidabilità e precisione made in Germany a livello internazionale. Ma con un tocco di classe in più.

Gli orologi sono da sempre un accessorio personale e distintivo. C’è chi li utilizza semplicemente per controllare l’ora e chi ne fa un vero e proprio tocco di stile. Questi ultimi sono i watches’ addicted, appassionati e addetti ai lavori che si distinguono per l’innata capacità di ricercare e sperimentare abbinamenti sempre nuovi. E qui entra in gioco Nomos: quale miglior modo infatti per sperimentare se non con le creazioni di una casa orologiera che, seppur giovanissima, ha già stregato i cuori e le menti di migliaia di collezionisti e semplici acquirenti sparsi per il mondo? 

Un po’ di storia

Nomos entra nella storia dell’orologeria alla fine di gennaio del 1990 quando Roland Schwertner, un esperto di computer di Düsseldorf, fonda la prima fabbrica a Glashütte, cittadina tedesca della Sassonia.

Non era la prima volta che gli abitanti di questo piccolo paesino sentivano parlare di maisons d’orologerie: la stessa città, infatti, era sede della più antica azienda orologiera della Germania, A. Lange & Söhne. Fondata nel 1845, essa produceva oggetti di lusso apprezzati in tutto il mondo e, ironia della sorte, aveva riaperto da poco i battenti dopo una lunga interruzione causata dal secondo conflitto mondiale: in che modo una neonata azienda come Nomos poteva rivaleggiare in questo scontro vis a vis con un gigante di tali proporzioni e sperare di scamparla?

Un esemplare di Nomos Lambda in oro rosa

La risposta arriva l’anno successivo, quando esce sul mercato la prima collezione a firma della designer Susanne Günther. Si tratta di una rivelazione in stile Bauhaus che scuote le fondamenta dell’alta orologeria, mettendole di fronte per la prima volta ad un concetto poco usuale: la ricerca dell’essenzialità. I segnatempo Nomos mostrano linee pulite e tratti a dir poco minimalisti, un quadrante dalla chiara leggibilità e complessivamente ‘pulito’, termine tecnico che identifica l’assenza di funzioni aggiuntive e sigle che possano minare la naturale chiarezza della grafica. Il tutto unito ad un design che da una parte getta uno sguardo sul passato e sulle linee classiche dell’orologio da polso in perfetto stile vintage, mentre dall’altra avanza a piccoli passi verso un futuro ove l’arte dei segnatempo abbandona le pesanti elaborazioni di preziosa oreficeria a favore di una precisione meccanica sempre più affidabile.

Sono passati ventisette anni, la famiglia Nomos si è allargata fino a comprendere dodici collezioni e innumerevoli modelli di grande successo. Un progetto ambizioso che pare stia procedendo per il verso giusto, se la casa ha vinto per quattro anni consecutivi, dal 2011 al 2014, il Good Design Award, riservato a coloro che apportano innovazioni sostanziali in campo industriale e manifatturiero.

Nomos Lambda in oro rosa, il vetro zaffiro sul fondello mette in mostra il meccanismo di manifattura

Solo il futuro saprà dirci se la fortuna di Nomos sarà destinata a durare: di certo il raggiungimento dell’indipendenza, ottenuta nel 2005 con la creazione del primo calibro di manifattura ha aiutato molto l’azienda, che ha oggi all’attivo 65 punti vendita nel mondo.

Un successo straordinario, ma i prezzi?

Ebbene, per portarsi a casa un piccolo capolavoro di meccanica Nomos occorrono circa 1.080€ per un entry-level, mentre per alcuni esemplari si può arrivare fino alla cifra di 14.800€. Tanto, poco, ognuno è libero di farsi un’opinione, ma una cosa è certa: tra cento anni, il vostro segnatempo Nomos sarà ancora un pezzo affidabile e dal fascino intramontabile, capace di trasmette quel fascino di precisione made in Germany, sua cifra fondamentale.