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19 novembre 2017

Sono puri i loro sogni – una questione di scuola, genitori e figli

Sono puri i loro sogni – una questione di scuola, genitori e figli

Sono puri i loro sogni (Einaudi Stile Libero BIG, 2017) è un testo inclassificabile per stessa ammissione dell’autore; commistione di saggio, lettera aperta e diario, è forse sopra ogni altra cosa un’ode accorata alla scuola come dovrebbe essere; non com’era – a dispetto di quanto fosse, per certi versi, migliore – ma soprattutto non com’è. Non solo: è anche un esame di coscienza sul ruolo che i genitori rivestono nella vita dei figli ai giorni nostri.

L’autore, Matteo Bussola, è alla sua seconda pubblicazione dopo aver raggiunto il successo con la prima (Notti in bianco, baci a colazione, Einaudi Stile Libero, 2016). Sebbene le due opere siano molto diverse l’una dall’altra – la prima somiglia a un compendio di riflessioni sulla famiglia e sull’amore -, ciò che le accomuna è lo spiccato senso di osservazione e l’amore per i dettagli che permea le loro pagine.

Leitmotiv del libro sono le domande che l’autore si pone a più riprese. Alcuni esempi sono:
“Cosa aspettarsi da ragazzi che crescono all’interno di un conflitto fra quelle che sono – o dovrebbero essere – le loro principali figure di riferimento [genitori e insegnanti]? Perché questa necessità di evitare ai bambini ogni minimo rischio, di volerli tenere sempre puliti, di non far prendere loro caldo, o freddo, o tiepido? […] Perché, a un certo punto, abbiamo cominciato a sovrapporci ai nostri figli, per evitare che inciampassero? […] Perché non restituire noi per primi rispetto al ruolo dei docenti, cominciando a (ri)costruire esempi di relazione e fiducia?”

Questi interrogativi rispecchiano il difficile equilibrio recentemente instauratosi nelle scuole, specialmente le primarie, in merito ai ruoli di genitori e insegnanti. Se prima una mancanza dello studente veniva rimproverata allo studente stesso, oggigiorno i genitori sono più inclini a vederci un errore del docente. Molto spesso non ci si limita a tenere queste considerazioni per sé, ma si arriva a rinfacciarle agli insegnanti stessi o addirittura, scavalcando la loro autorità, ai presidi.

La riflessione è attualissima, e il problema sfaccettato. L’autore prova ad analizzarne le molteplici cause: il modello scolastico vecchio stampo ha provocato desiderio di rivalsa nei negletti studenti della fine del secolo scorso? L’urgenza di essere genitori migliori, più attenti, più partecipi ha portato a questa esasperazione? Il desiderio di riscattarsi per le delusioni e le rinunce della giovinezza si è tradotto in questa straordinaria ingerenza nelle vite dei figli? Il bisogno di sentire che i propri figli siano i più bravi e i meglio istruiti è soltanto volere il meglio per loro, o implica un’insoddisfazione di qualche tipo nei genitori stessi?

Bussola fa inoltre riferimento ad un complesso di situazioni ancora più generale del contesto scolastico, pur ampio di per sé; ci parla, infatti, della mania di organizzare il tempo dei figli, nell’innocente desiderio di esprimere appieno il loro potenziale, ma con la tragica conseguenza di doverli tenere costantemente occupati perché ormai incapaci di gestire la pura e semplice noia o di organizzare il proprio tempo da sé.
Così dopo il corso di equitazione, la piscina, la ginnastica artistica e la scherma medievale, quando arriva l’estate nasce l’incubo dilagante di “cosa fare dei propri bambini”; a chi lasciarli, per quanto tempo, per fare cosa.

Il continuo proiettare sui figli gli spettri delle paure e delle speranze dei genitori non rischia di minare soltanto la loro educazione, ma anche i loro stessi sogni, con la conseguenza che i bambini non vengono lasciati liberi di comprendere, alimentare e vivere appieno.

L’autore non pretende di conoscere torti e ragioni né di condurre un’analisi accurata o competente; può parlare solo di quello che conosce, ovvero della sua famiglia e di quel che pensa quando si trova a contatto con quell’universo che è l’identità delle sue bambine.
Ed è proprio pensando a loro che, probabilmente, sente forte l’istinto di protezione che permea il titolo del libro. Sono puri i loro sogni: e allora lasciamoli puri.


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