03:05 am
25 novembre 2017

Il futuro del gruppo Esselunga fra bond e quotazione in borsa

Il futuro del gruppo Esselunga fra bond e quotazione in borsa
Esselunga del gignoro, cortile fiorito

Se questa fosse una gara automobilistica, potremmo pacificamente dire che Esselunga è arrivata prima alle qualifiche. Dalla morte di Caprotti senior, infatti, si sta preparando la quotazione in borsa del gruppo di supermercati italiani, plausibilmente per espandersi a livello europeo. Nonostante questo sia un procedimento che richiede tempo, Esselunga ha comunque raggiunto un importante traguardo con il feedback positivo degli investitori istituzionali sul bond che, a giorni, dovrebbe essere emesso, e il cui valore supera il miliardo di euro – il primo di tale dimensione per un gruppo di supermercati italiani, e senz’altro fra i più grandi del settore a livello europeo. La domanda, ampiamente superiore all’offerta del bond, è rivolta a soli investitori istituzionali e l’operazione si comporrà di due tranche da circa 500 milioni di euro ciascuna, della durata di 5/7 e 10/12 anni, e sarà rivolta a rifinanziare il debito di 1,5 miliardi di euro contratto per la riorganizzazione del gruppo fra gli eredi di Bernardo Caprotti.

Risultati immagini

Bernardo Caprotti

I proprietari del gruppo Esselunga, dopo la morte del fondatore della catena, sono riusciti a trovare un accordo per riorganizzare il gruppo e dare nuova linfa vitale allo stesso mediante la quotazione in borsa (prevista a Milano), anziché seguire i suggerimenti del defunto, che aveva previsto una fusione col gruppo olandese Ahold. L’esecutivo, tuttavia, forse anche perché il rapporto tra incassi e metri quadrati dei negozi è maggiore di grandi gruppi internazionali come Tesco o Walmart, ha deciso invece di puntare sullo sviluppo autonomo, e donare all’Italia il primo gruppo di supermercati di respiro internazionale.

Alea iacta est, direbbero dunque i latini: la scelta della nuova proprietà ha senz’altro dei profili di rischio, non ignorati dalle agenzie di rating, sia perché il contesto italiano è poco propizio a questo genere di operazioni, ma anche perché il gruppo si sta cimentando in una nuova strategia societaria discretamente rischiosa ma che, se vincente, porterà guadagni di molto maggiori rispetto a una fusione con un altro gruppo internazionale. Viceversa, se fallisse, decreterebbe probabilmente la fine del supermercato più grande d’Italia.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *