La battaglia dei sessi” potrebbe essere il titolo di tante storie di scontri, ingiustizie e pregiudizi duri a morire. Nel nuovo film di Jonathan Dayton e Valerie Faris si riferisce a un episodio poco conosciuto degli anni Settanta: la stracciante vittoria della giovane tennista Billie Jean King (Emma Stone) sul più attempato Bobby Riggs (Steve Carell) autoproclamatosi “maiale maschilista”. Non è però un film sul tennis. Anzi, lo sport fa solo da sfondo perché il vero scontro tarda ad arrivare.

Per un’ampia porzione del film due storie scorrono parallele per il motivo più semplice: Billie Jean è determinata a non accettare la sfida dell’irritante rivale. Chi si aspetta match emozionanti, telecronache e tecnicismi per pochi rimarrà deluso da questa parte più personale e intima dedicata alla presentazione dei personaggi per contrasto. Billie Jean è una giovane e talentuosa sportiva e un’icona femminista. Contesta l’ingiusto trattamento economico riservato alle donne, si batte per il riconoscimento del loro valore. Sposata, si innamora per la prima volta di una donna, la dolce parrucchiera Marylin (Andrea Riseborough).

Bobby Riggs, scommettitore impenitente mantenuto dalla moglie, non riceve lo stesso trattamento di Billie Jean. Non c’è niente di emozionante nella sua storia. È un personaggio non malvagio ma patetico, messo in ridicolo nella sua presunzione. Si compiace a sfidare Billie Jean, nella sua convinzione della superiorità assoluta del sesso maschile. La costruzione parallela di questi due personaggi non lascia dubbi su chi tifare nell’incalzante match finale.

Se la storia è lineare e priva di sorprese, scelte di regia rendono il film originale rispetto a un biopic sportivo classico: gli intensi primi piani e le riprese vertiginose e accattivanti sono firmati Linus Sandgren, direttore della fotografia di La La Land.

A proposito di La La Land, Emma Stone è una perfetta Billie Jean, quasi irriconoscibile in un ruolo così maturo. Anche Steve Carell è un esempio di casting azzeccato: candidato all’Oscar nel 2015 per il drammatico Foxcatcher, è noto per i ruoli comici (Una settimana da Dio, The Office, Crazy Stupid Love con la stessa Stone). Il suo ritratto ridicolo, caricaturale di Riggs può apparire eccessivo e fastidioso se confrontato con l’interpretazione della protagonista femminile. Ma in fondo è proprio quello il punto. Riggs è un personaggio odioso, patetico, maschilista.

“La battaglia dei sessi” non è una storia di personaggi complessi, è una storia vera e semplice di una lotta ancora in corso. Non è la favola di un atleta come Cinderella Man. Non è il racconto di una vittoria di squadra come Moneyball.

È il racconto femminista e ottimista dello scontro tra una donna competente svilita in quanto donna e.. uno showman sbruffone con’un idea non molto lusinghiera dell’altro sesso. Una storia forse tristemente familiare negli Stati Uniti del 2017.

  FONTI                                           CREDITS

Vanity Fair                                       Copertina                                                                                                                                                 Immagine 1