Théodore Géricault raggiunge l’apice della sua fama con la Zattera della Medusa. Essa ritrae il naufragio della nave “Medusa” diretta in Senegal, evento realmente accaduto e celato dagli organi ufficiali.

L’opera, realizzata nel 1818-1819, viene presentata al Salon di Parigi ma non viene apprezzata dallo Stato per la sua vena diffamatoria e di scandalo. Il soggetto ritratto si ispira al tragico evento che aveva suscitato la reazione dell’opinione pubblica per la negligenza dei soccorsi.
Pochi anni prima, nel 1816, la nave “Medusa” diretta verso la colonia del Senegal era infatti naufragata con a bordo soldati e coloni. Centocinquanta persone si erano rifugiate su una zattera che per giorni era stata in balia del mare, del vento e del terrore; soltanto quindici persone furono salvate, e ne sopravvissero dieci.

Géricault sceglie di immortale la tensione psicologica subita dai naufraghi nel momento più estremo, quello della lotta disperata alla sopravvivenza. Il primo avvistamento della nave “Argus” in lontananza, l’appello alle ultime forze fisiche per farsi vedere e invocare soccorso, il crollo per la scomparsa della nave e la perdita della speranza. La tela si concentra sulle figure rappresentate lasciando l’ambientazione della scena a dei piccoli dettagli: la zattera in balia del mare mosso e un cielo scuro e nuvoloso. È il groviglio delle venti figure che anima la scena, rappresentate in un crescendo di emozioni. In primo piano un vecchio medita seduto tra i corpi morti; dietro di lui alcune figure si allungano verso la nave all’orizzonte indicata dal compagno in piedi, altri si abbandonano alla disperazione e gli ultimi cercano di farsi notare sbandierando una camicia.

Il gruppo rivolge le attenzioni alla nave in lontananza, che però l’artista rappresenta come un puntino indistinguibile tra l’agitarsi delle onde. Anche la nave si carica di un significato simbolico, che per i naufraghi è la salvezza ma cui Géricault decide di non dare un effettivo ruolo nel dipinto. Consapevole del destino del gruppo, sa che la nave non giungerà in loro soccorso abbastanza in fretta da salvarli tutti e porre fine al dramma.

I naufraghi sono rappresentati da un punto di vista soprattutto psicologico, ma questo non ferma l’artista dal rappresentarli come corpi scolpiti, quasi marmorei, imponenti e vigorosi. Nella dimensione della tragedia essi appaiono dal punto di vista fisico come degli eroi antichi della statuaria classica.
Géricault rompe la tradizione e per la prima volta conferisce questa dimensione eroica alla rappresentazione della sofferenza di gente comune.

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fonti: studio universitario da parte dell’autrice

foto: copertina