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20 novembre 2017

Storia della sessualità: il caso Richard von Krafft-Ebing

Storia della sessualità: il caso Richard von Krafft-Ebing
Immagine di donna in posa erotica

Al 1886 risale l’opera Psychopathia Sexualis, scritta dal barone Richard Freiherr von Krafft-Ebing, uno tra i più eminenti psichiatri e criminologi di fine Ottocento. Richard von Krafft-Ebing, nato a Manheim nel 1840, medico presso l’asilo per alienati d’Illenau (Gran Ducato di Bade) nel 1864 e da allora professore all’Università di Strasburgo, di Graz e di Vienna, ha descritto per la prima volta in modo completo le turbe della vita sessuale, coniando tutta una serie di fortunatissimi termini che vengono utilizzati ancora oggi, solo con alcune modifiche, per designare le diverse parafilie.

L’opera ha un’estensione molto ampia: essa comprende quasi seicento pagine e tratta circa cinquecento casi clinici. Fu un’opera estremamente importante perché destinata a condizionare per sempre la percezione del sesso, mostrando la stretta correlazione tra voluttà e crudeltà attraverso una buona descrizione clinica. Krafft-Ebing definiva perversa ogni manifestazione dell’istinto sessuale non corrispondente agli scopi della natura, ovverosia alla riproduzione. Per Krafft-Ebing le perversioni si dividono in due grandi gruppi:

  1. quelle in cui è perverso lo scopo dell’azione. In questo gruppo rientrano il sadismo, il masochismo, il feticismo e l’esibizionismo;
  2. quelle in cui è perverso l’oggetto e di conseguenza anche l’azione. Rientrano in questo gruppo l’omosessualità, la pedofilia, la gerontofilia, la zoofilia e l’autoerotismo.

Il masochismo, per fare un esempio, viene descritto nell’opera di Krafft-Ebing come segue:

È il rovescio del sadismo e deriva dall’accompagnarsi di un tono piacevole all’idea di subire maltrattamenti dall’altra persona, di essere sottoposto senza limiti al potere di questa. Ne consegue uno stimolo, dotato di potente carica affettiva, a realizzare tale situazione satura di piacere; sia che essa venga desiderata come mezzo preparatorio o accessorio all’amplesso, per sentire, per esasperare la voluttà; sia che venga desiderata addirittura come sostitutivo del coito, per il quale manchi il desiderio. In questo campo, secondo l’intensità dello stimolo perverso e la forza delle interne resistenze morali ed estetiche, si ha tutta una graduazione, da atti più ripugnanti ad atti semplicemente sciocchi: desiderio di maltrattamenti, di umiliazioni, specialmente flagellazione passiva, ecc.

Fu dunque in quest’opera di Krafft-Ebing che apparvero per la prima volta parole e concetti oggi correnti nel linguaggio quotidiano come “sadismo”, “masochismo” o “feticismo”. Lo stesso termine “omosessualità” si diffuse inizialmente in Europa grazie a quest’opera.

 

FONTI

Richard von Kraft-Ebing, Psychopathia Sexualis: eine Klinisch-Forensische Studie, Enke, Stuttgart 1886.

CREDITS

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