Premessa: in questa analisi, per Punk si intende parlare di quella generazione di artisti che va dalla fine degli anni ’90 a quelli del 2000 (i cosiddetti ”Anni Zero”). Quando il punk, oltre a rimodernarsi, ha raggiunto anche un’accezione Pop.

Il vero Punk Rock sta riposando già da molto tempo sottoterra e ne sentiamo la mancanza. A molti spiace e ne sono consapevoli anche i diretti interessati. Qualcosa non va e se ne sono accorti. Quindi, come si fa in questi casi, si indice una riunione straordinaria, di condominio, un’assemblea di classe, insomma un raduno dove si parla seriamente sul da farsi.

Non manca nessuno, Green Day, Blink 182, Sum 41, Paramore e altre ”vecchie” glorie di una generazione. Sono presenti i nuovi arrivati come Pierce the Veil e Neck Deep, tanto per citarne alcuni. L’ordine del giorno è il seguente: il Punk sta svanendo lentamente.

Il fulcro del problema è che sono tutti consapevoli che il Punk, questa volta, non ritornerà con il cambio generazionale, come già successo in passato, e che piano piano sta invece venendo soppiantato dal genere al quale è stato affiancato ad inizio secolo: ovvero la musica Pop. È un po’ come in ”Ritorno al Futuro parte II”, dove Marty Mcfly vede svanire i propri parenti nella foto che tiene in mano. Non che sia andato storto qualcosa in passato, anzi, tra le cause rientra sicuramente la morte prematura di molti artisti di questo genere. Ma per quanto riguarda il sound che hanno creato e la spinta che hanno dato alla maggior parte degli artisti odierni, è stato tutto così tremendamente fantastico.

foto di @Pennie Smith

Si sa, la moda è bella, coinvolge la gente e rinnova i gusti delle persone. È anche spietata e quello che passa di moda, ritorna nell’armadio e chissà quando e se verrà riutilizzato, correndo il rischio di finire dimenticatoDetto ciò, i nostri artisti lasciano l’immaginaria sala con una decisione: far uscire nuovi album per mantenere vivo il punk.

Così, nello stesso biennio, quello del 2016 e 2017, i Green Day tornano con Revolution Radio, i Blink 182 senza Tom Delonge pubblicano California, i Sum 41 con 13 Voices, i Paramore con After Laughter ed i Rancid con Trouble Maker.

Con loro, anche altri gruppi, ad eccezione di alcuni, come Offspring, Misfit o Bad Religion, fermatisi qualche anno prima dei loro colleghi, avendo forse avvertito qualcosa nella musica che altri non hanno colto. Comunque sia, per quantità di lavori di Punk Rock band, tralasciando i contenuti, si può dire che questi due anni sono stati un periodo tra i più Punk degli ultimi decenni. In un’epoca in cui tutti hanno, o possono avere, un garage in cui provare, capelli colorati e tatuaggi da sfoggiare. Perfetto, anzi ottimo lavoro.

Il disordine del Punk è stato ristabilito e le grandi band sono tornate sulle copertine di tutti i giornali, o meglio, sui blog  del web. C’è un però. Un però pronunciato da un signore a cui vale la pena dar un minimo di retta. Qualche tempo fa, quel signore di nome Eric Clapton, ha affermato in un intervista rilasciata alla rivista Rolling Stone che:

L’era delle chitarre è finita

Un’affermazione ad una prima lettura discutibile. Ma se fosse anche il pensiero maturato da quelle band come The Offspring o Misfit? Avrebbero potuto seguire la cresta dell’onda degli altri loro colleghi e ritornare a far parlare di loro, ma non è stato così.

Eric Clapton – 1975

Anche perchè a ripensarci, in passato, almeno all’inizio, erano poche le persone che si distinguevano dalla massa, a livello estetico per esempio, o avevano un garage per provare con la propria band, ma ogni ragazzino sapeva maneggiare un chitarra o per lo meno era affascinato da questa. Ora che tutto è alla portata di tutti, che sia un garage o un tatuaggio, sono forse tutti Punk? Una delle tante definizioni che troviamo di Punk è più o meno questa: non importa cos’è bello e cosa no, cos’è Punk Rock o meno, cos’è accettabile o discutibile. È semplice e chiaro. Punk è uno stato mentale. Se tu pensi di essere Punk allora lo sei. È menefreghismo. In una società dove le mode sono dogmi e dove apparire è meglio che essere, siamo convinti che il Punk non sia diventato Pop? E siamo proprio sicuri che sia stato salvato dai suoi ultimi pionieri rimasti?

Forse quel signore dalla ”lenta mano” non ha tutti i torti.